Gli ultimi studi parlano chiaro: Instagram va usato con moderazione, pena la possibilità di implicazioni a livello cerebrale. Una ricerca del campus di Milano dell’Università Cattolica del Sacro Cuore solleva l’ipotesi che l’uso eccessivo di questo strumento digitale possa generare la “Digital Erosion of Bodily Identity Hypothesis”, l’erosione digitale dell’identità corporea. Cosa significa in concreto? Anni di esposizione a selfie, volti filtrati e rappresentazioni digitali del sé potrebbero rendere più permeabili i confini percettivi che ci permettono di riconoscere il nostro volto come unicamente nostro, quindi l’“abitudine” a osservare volti digitali molto simili fra loro, potrebbe far perdere la capacità di riconoscersi e di riconoscere il proprio volto come unico, fino a non sentirsi più “a casa” dentro al proprio corpo. Questo è tanto più vero e preoccupante per la popolazione più giovane e adolescenziale: secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, circa un adolescente su sette e un adulto su otto nel mondo convivono con un disturbo mentale, di cui molti legati al corpo e all’immagine di sé. E’ noto che l’insoddisfazione corporea si associa a un ridotto benessere psicologico, rappresentando un fattore di rischio per lo sviluppo di disturbi alimentari, depressione, ansia sociale e bassa autostima. Lo studio è molto innovativo, tra i primi a indagare i meccanismi che legano l’uso di Instagram e i processi che permettono al cervello di riconoscere il proprio volto come appartenente a se stessi.
C’è infatti una relazione molto stretta, “empatica”, tra corpo e cervello: quest’ultimo riceve e immagazzina ogni giorno moltissime informazioni che derivano dall’organismo, come il battito cardiaco, la posizione degli arti e le sensazioni viscerali, ad esempio, mixandole poi con le informazioni provenienti dall’ambiente esterno, cioè con ciò che vediamo e tocchiamo. Questo insieme di fattori sviluppa la consapevolezza che quel corpo sia proprio nostro e che esistiamo, integrati nel mondo, ma come individui distinti dagli altri. Da questo rapporto si genera l’identità personale. Quando questi meccanismi funzionano correttamente, spiegano gli autori dello studio, contribuiscono alla regolazione emotiva, a darci coscienza di chi siamo e alla sensazione immediata che il nostro corpo ci appartenga; non è così se questo processo si altera. Infatti, indagando un gruppo di 95 giovani adulti, uomini e donne, con un’età media di 26 anni e una storia di quasi otto anni di utilizzo di Instagram, tutti sottoposti in realtà virtuale a esperienze note come illusioni corporee. E’ emerso un dato inatteso: l’“effetto dose”, cioè più lunga era la storia dei partecipanti di utilizzo di Instagram, maggiore era la probabilità che percepissero come proprio il volto dello sconosciuto, mostrato in realtà virtuale. Il dato è particolarmente interessante in quanto riguarda il volto, probabilmente l’elemento più personale e più identitario del corpo umano. «È attraverso il volto – ha dichiarato il professor Giuseppe Riva, direttore del Human Technology Lab del Campus di Milano- che ci riconosciamo allo specchio, costruiamo la nostra identità e veniamo riconosciuti dagli altri». Lo studio non dimostra che Instagram provochi problemi di salute mentale, né che queste modificazioni abbiano necessariamente conseguenze negative, ma apre nuove prospettive sul rapporto tra tecnologia e identità. «I partecipanti appartengono tutti alla prima generazione cresciuta insieme ai social media, che ha iniziato a utilizzare queste piattaforme durante la tarda adolescenza, integrandole nella propria vita quotidiana per quasi un decennio – ha proseguito la professoressa Maria Sansoni, alla guida dello studio. Se già in questi giovani adulti emergono associazioni con processi fondamentali per la costruzione dell’identità corporea, è lecito chiedere le implicazioni che questo fenomeno potrà avere sulle nuove generazioni e i nuovi adolescenti, che entrano in contatto con queste tecnologie sempre più precocemente e per periodi di tempo sempre più lunghi».
Francesca Morelli