Vitamina D e latte: l’unione fa la forza del benessere

Adeguati livelli di vitamina D nell’organismo rinforzano il sistema immunitario, aumentando le difese anche contro il Covid e proteggono da diverse patologie. Sono anche in grado di modulare il metabolismo, con effetti benefici sulla produzione di insulina, dunque di prevenzione del diabete, di migliorare il sistema cardiovascolare, di aiutare a prevenire alcuni tumori, di rafforzare le ossa a tutte le età, dai bambini agli adulti fino ai senior, abbassando il rischio di osteoporosi e fratture.

«La funzione più nota della vitamina D – spiega Annamaria Colao, titolare della Cattedra UNESCO Educazione alla salute e allo sviluppo sostenibile all’Università Federico II di Napoli – è stimolare l’assorbimento del calcio e mantenere adeguati livelli di calcio e fosforo nello scheletro per la salute e la robustezza delle ossa. È invece meno nota l’importanza della vitamina D per il sistema immunitario e la modulazione del processo infiammatorio, come afferma anche EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare). Numerose sono le evidenze sulla capacità della vitamina D di inibire la produzione di citochine, come l’interleuchina 6 e il TNF-alfa, che potenziano l’infiammazione e di stimolare indirettamente alcuni enzimi, tra cui la MAPK fosfatasi 1, che “spengono” le citochine infiammatorie. Azioni che si traducono nella riduzione del rischio di patologie autoimmuni, ma anche di infezioni respiratorie di origine virale, compreso il Covid, tanto che i pazienti con grave carenza di vitamina D hanno manifestato maggiori complicanze». Nonostante questi molteplici benefici, numerosi studi indicano che la vitamina D risulta carente in gran parte della popolazione mondiale: in circa il 20% nel Nord Europa, tra il 30-60% in Occidente, Sud ed Est Europa, fino all’80% in Medio Oriente. I LARN (Livelli di assunzione di riferimento dei nutrienti per la popolazione italiana) ed EFSA riportano che il fabbisogno medio di vitamina D per tutte le età è 10 μg al giorno, modulabili e incrementabili secondo le necessità (nell’infanzia per contrastare il rachitismo, in gravidanza o nei senior, soprattutto donne, per prevenire osteoporosi e fratture) con adeguate supplementazioni e corretti comportamenti. Fra questi ultimi, l’esposizione al sole, che aiuta a sintetizzare la vitamina D attraverso la pelle, le cui riserve possono essere ridotte da una bassa esposizione alla luce durante le stagioni fredde e nuvolose, dalla presenza di smog, dal contenuto di melanina nella pelle o, come nell’ultimo anno, dalle misure restrittive straordinarie circa la permanenza all’aperto, con tutti i rischi che ne conseguono. Ancora fra i rimedi possibili c’è l’incremento di vitamina D attraverso la dieta con alimenti prevalentemente di origine animale, come pesci grassi (salmone e aringhe), tuorlo d’uovo, prodotti lattiero-caseari a partire da un bicchiere di latte a colazione, o alimenti di origine vegetale, verdure coltivate al sole, fino a cibi fortificati con vitamina D, latte compreso.

«La fortificazione alimentare – aggiunge la professoressa – rappresenta la migliore opportunità per aumentare l’apporto di vitamina D all’intera popolazione. In molti Paesi del mondo viene aggiunta al latte, dove la fortificazione è molto più efficace rispetto ad altri alimenti. Inoltre il latte è considerato un veicolo ideale, essendo un alimento di uso quotidiano, consumato da larghe fasce di popolazione e la cui composizione è adatta per il trasporto di molti composti bioattivi, compresa la vitamina D. Il latte è anche una ricca fonte di lipidi, proteine, lattosio, minerali, vitamine e acqua. La supplementazione in alcuni Paesi è un obbligo legislativo, in altri è un approccio fortemente consigliato». Oggi la supplementazione è disponibile anche in Italia, nella gamma del latte tradizionale UHT e microfiltrato, arricchito con vitamina D, per rispondere a esigenze di salute e introdurre buone pratiche già sperimentate in altri Paesi. «Questa innovazione – dichiara Giuliano Gherri, Direttore Marketing Parmalat – fa parte della campagna «Facciamo D Più» con cui vogliamo creare più conoscenza in relazione a questa preziosa sostanza e  portando sulle tavole degli italiani un prodotto frutto di un intenso lavoro di ricerca e sviluppo». Se però queste misure non fossero sufficienti al raggiungimento di adeguati livelli di Vitamina D, che vanno valutati dal medico curante o da specialisti, è possibile prevedere una supplementazione con capsule o monodosi oleose da assumersi quotidianamente, settimanalmente o mensilmente, secondo prescrizione medica.

di Francesca Morelli

“Sorvegliata speciale” nei casi di Covid

Nell’80% dei pazienti che hanno contratto il Covid è stato osservato un deficit di vitamina D (ipovitaminosi), con livelli medi sensibilmente inferiori rispetto a pazienti non infetti. Una relazione meritevole di attenzione, attualmente allo studio e, sebbene le conclusioni non siano ancora certe, un panel di esperti di G.I.O.S.E.G (Glucocorticoid Induced Osteoporosis Skeletal Endocrinology Group), in funzione dei risultati preliminari emersi, ha stilato alcune raccomandazioni di attenzione ai livelli di vitamina D e al buon uso di un’ eventuale integrazione, in relazione alla potenziale azione immuno-modulatrice nel contesto pandemico. «Definire con precisione l’impatto della somministrazione di Vitamina D (VITD) sul decorso di una infezione è complesso», spiega Andrea Giustina, Presidente del panel e Direttore dell’Istituto di Scienze Endocrine e Metaboliche dell’Università Vita-Salute San Raffaele. «Una recentissima meta analisi evidenzia come la supplementazione di VITD possa prevenire le infezioni respiratorie acute. Le prime evidenze, ancora da confermare, mostrerebbero effetti benefici in pazienti Covid ospedalizzati, specie in terapia intensiva».

Allora come comportarsi? Il Panel raccomanda che:

  • I pazienti affetti da ipovitaminosi D o in terapia con farmaci anti-osteoporotici, steroidei, anti-epilettici che richiedono una supplementazione, continuino o inizino ad assumere VITD;
  • Gli over 80 assumano (inizino o continuino) supplementi di VITD, indipendentemente dal livello circolante nel sangue;
  • Gli over 65 con comorbidità, come diabete o obesità, note per predisporre all’ipovitaminosi D e a forme di COVID-19 grave, vengano valutati con dosaggio della 25OHD, somministrando VITD integrativa in caso di livelli di VITD inferiori a 20 ng/ml;
  • Sia prescritto un supplemento di VITD in caso di forme pre-attive e nelle forme attive, solo in pazienti con insufficienza epatica o insufficienza renale;
  • Per i dosaggi del trattamento di ipovitaminosi D ci si attenga alle linee guide e note AIFA, con particolare attenzione nella valutazione per pazienti obesi che richiedono supplementi maggiori di VITD pre-attiva o attiva per il raggiungimento livello circolante adeguato;
  • La somministrazione di VITD continui durante tutto il periodo della pandemia con attento monitoraggio dei livelli di VITD circolanti in soggetti over 80, strettamente raccomandato nei pazienti più giovani.

F.M.

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