Settembre è il mese del ritorno “a regime”, dopo la libera uscita delle vacanze. Riprende la scuola e con essa le vecchie abitudini: rispetto degli orari accademici e non solo, come quello dei pasti, di un sonno ristoratore, dell’attività fisica con un sano movimento. «Il ritorno a scuola è una occasione per ricostruire routine salutari che durante l’estate possono essersi allentate – spiega il professor Alberto Villani, responsabile di Pediatria Generale dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. – Dormire a sufficienza, fare una colazione completa, muoversi ogni giorno e mantenere regolari abitudini contribuisce al benessere e ad affrontare meglio l’anno scolastico». Ognuno di questi fattori ha un ruolo cruciale, ma tra loro interagenti. Riguardo al sonno, ad esempio, durante le vacanze gli orari possono essersi spostati e ridotti, cosicché a settembre, molti bambini e ragazzi si trovano a dormire meno del necessario, con possibili ripercussioni su attenzione, apprendimento e umore. «È importante garantire un sonno adeguato all’età – sottolinea Villani. Ai più piccoli possono essere necessarie anche 10-12 ore di riposo, quindi l’ora di addormentamento deve essere compatibile con questo fabbisogno, ad esempio anticipando la cena e limitando l’uso di smartphone, tablet e videogiochi nelle ore serali». Al risveglio, ricordarsi che la colazione non deve essere saltata: dopo il digiuno notturno, uscire di casa senza mangiare può significare arrivare a metà mattina, dopo dodici ore senza alimenti, con possibili effetti su energie e attenzione. Ma la cura dell’alimentazione deve estendersi anche agli altri pasti della giornata. «Una colazione completa, pasti equilibrati consumati con regolarità, merende con frutta fresca di stagione, un’adeguata idratazione, attività fisica quotidiana e un sonno di qualità – aggiunge il dottor Giuseppe Di Mauro, Presidente della Società Italiana di pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS) – sono pilastri per sostenere la crescita e le giornate scolastiche. In particolare vanno favoriti i pasti in famiglia, escludendo l’uso di smartphone, tablet e televisione durante il pranzo e la cena. Le buone abitudini alimentari, infatti, non dipendono esclusivamente da ciò che si mangia, ma anche dal contesto in cui i pasti vengono consumati: la regolarità degli orari, la convivialità e l’attenzione al momento del pasto contribuiscono a sviluppare un rapporto più sano ed equilibrato con il cibo».
Nutripiatto Senza Confini
Il rientro alla normalità non significa però rinunciare alla scoperta e alla curiosità che caratterizzano l’estate: a tavola, infatti, è possibile continuare a viaggiare, conoscere nuove culture e sperimentare sapori diversi, come è negli obiettivi di Nutripiatto Senza Confini, il progetto promosso da Nestlé in collaborazione con l’Università Campus Bio-Medico di Roma e la SIPPS, che integra nella “normale” alimentazione anche cibi e tradizioni gastronomiche provenienti da diverse culture del mondo. Un’ iniziativa per aiutare le famiglie a preparare pasti nutrizionalmente equilibrati e, al tempo stesso, essere rappresentativi della crescente multiculturalità presente nelle scuole e nella società italiana, prevedendo ad esempio alimenti come il pak choi, i fagioli neri, il teff, il kefir e molti altri cibi che consentono ai bambini di scoprire il mondo anche attraverso il cibo, mantenendo un corretto equilibrio nutrizionale, nel rispetto di alcune regole che restano valide, indipendentemente dalla “cultura” del piatto. La sua composizione deve essere strutturata per metà da verdure e ortaggi, per un quarto da cereali, pasta (meglio integrali) e patate, e per un quarto da fonti proteiche come carne, pesce, uova, legumi o latticini. A completare il pasto, olio extravergine d’oliva, frutta fresca di tutti i colori e di stagione e acqua. «In una società sempre più multiculturale – commenta Di Mauro – il cibo può diventare un importante veicolo di conoscenza, integrazione, inclusione e dialogo». Secondo le più recenti elaborazioni della Fondazione ISMU (Iniziative e Studi sulla Multietnicità) su dati del Ministero dell’Istruzione e del Merito del 2025, nelle scuole italiane sono presenti oltre 930.000 studenti provenienti da contesti culturali diversi e la maggior parte di loro è nata nel nostro Paese. Nelle aule si incontrano lingue, tradizioni e abitudini che si riflettono anche nel modo di vivere il cibo. Il ritorno a scuola può quindi diventare l’occasione non solo per recuperare le buone abitudini, ma anche per educare i più piccoli a un’alimentazione sana, equilibrata e aperta al mondo: un viaggio che parte dalla tavola e accompagna le nuove generazioni nella crescita, ogni giorno. Al sito di Nutripiatto Senza Confini sono disponibili oltre 70 ricette che possono aiutare molte famiglie in difficoltà a conciliare tempi ristretti, gusti differenti ed esigenze alimentari diverse, dando un supporto pratico per seguire un’alimentazione corretta, valorizzando al contempo tradizioni culinarie provenienti da culture diverse.
Attività fisica e check-up
Oltre all’alimentazione, è altrettanto importante dedicare il tempo necessario alla regolare funzione intestinale prima di uscire di casa e mantenere corrette abitudini di igiene: questi comportamenti semplici, iniziati da bambini e consolidati nel tempo, aiutano a costruire stili di vita che accompagnano i piccoli durante la crescita che rimangono “in memoria” anche con il passare degli anni verso l’età più adulta.
Infine, ma non ultimo, l’attività fisica che, dopo la pausa estiva, dovrebbe tornare a essere parte della quotidianità, dallo sport organizzato a occasioni di movimento spontaneo, come camminare, usare le scale e muoversi ogni giorno.
Sono fondamentali con la ripartenza delle lezioni anche i primi check-up dell’anno a vista, udito e ad altre abilità quali attenzione, apprendimento e capacità di adattamento ai nuovi ritmi. Le prime settimane di scuola possono rappresentare importanti indicatori di eventuali difficoltà di funzione che possono essere efficacemente corrette, in modo tempestivo. In questo processo un ruolo importante hanno anche gli insegnanti che osservano quotidianamente il bambino nelle attività di lettura, scrittura, ascolto e relazione con i coetanei. «L’osservazione degli insegnanti, insieme a quella dei genitori, può fornire al pediatra elementi utili per comprendere se un cambiamento rientra nel normale adattamento o se richiede un approfondimento – aggiunge Villani. In gran parte dei casi il riadattamento ai ritmi scolastici richiede alcuni giorni, ma se i cambiamenti persistono oltre la prima settimana o tendono ad accentuarsi, è opportuno confrontarsi con il pediatra». Gli esperti raccomandano di non fare attenzione solo al singolo sintomo, ma di osservare e monitorare se c’è qualche variazione sulle abitudini del bambino, come perdita di appetito, stanchezza insolita, difficoltà nei movimenti, calo dell’attenzione o del rendimento scolastico, cambiamenti rilevanti dell’umore o del comportamento, senza tuttavia farsi condizionare da allarmismi che potrebbero essere eccessivi. Ci sono alcuni check-up importanti da effettuare nei piccoli che si approcciano al primissimo giorno di scuola primaria. Tra questi, la visita oculistica, che è particolarmente importante, poiché la scuola richiede un impegno visivo continuo, dalla lettura alla lavagna alle attività in classe. Si aggiunge il rispetto del calendario vaccinale che deve essere aggiornato con le scadenze previste dal piano secondo l’età, compresa la programmazione per tempo, quando indicata, della vaccinazione antinfluenzale, come protezione contro le numerose occasioni di contatto che espongono più facilmente alla circolazione delle infezioni respiratorie. Avvertenze che deve essere massima soprattutto in bambini e gli adolescenti con patologie croniche, tra le categorie più vulnerabili. Per i più piccoli non va dimenticata la vaccinazione contro il virus respiratorio sinciziale (RSV), di estrema importanza. «La maggior parte dei bambini affronta il rientro senza particolari difficoltà – conclude il professor Villani: – quindi l’obiettivo di queste misure e raccomandazioni non è cercare malattie, ma consolidare stili di vita salutari e riconoscere precocemente eventuali problemi. Il rientro a scuola può essere quindi un’occasione di educazione alla salute».
di Francesca Morelli
“Ristudiamo il calendario”: la petizione di WeWorld e MammadiMerda
La scuola è al via: dal 7 settembre con la Provincia autonoma di Bolzano la prima a ripartire, fino al 14-16 settembre per le altre Regioni e per ultima la Puglia il 17 settembre, con ritmi spesso graduali: orari ridotti nelle prime settimane, servizi di pre/post scuola e mense che non sempre partono insieme alle lezioni. Gli organici ancora da completare possono causare alcune difficoltà alle famiglie che hanno ripreso le loro attività. Per far fronte a queste criticità WeWorld, organizzazione italiana indipendente attiva da oltre 50 anni in Italia e in più di 20 Paesi, e Mammadimerda, progetto di divulgazione dissacrante e ironico sulla maternità, rilanciano la petizione “Ristudiamo il calendario” che ha già superato le 78mila firme. Questo perché, quando la scuola chiude per quasi tre mesi, le modalità e opportunità per affrontare l’estate non sono uguali per tutti: da chi può partire, frequentare centri estivi, fare sport, corsi di lingua, coding o vela, a chi passa l’estate in una casa troppo calda senza un luogo fresco in cui andare, a chi perde per mesi sostegni, routine e relazioni fondamentali, a chi convive con una disabilità, una neurodivergenza o una difficoltà di apprendimento e fatica a trovare attività realmente accessibili e inclusive, a chi trascorre giornate intere davanti a uno schermo perché non ci sono alternative. Fino a chi aspetta settembre per ritrovare le proprie amicizie e una comunità di cui sentirsi parte. Grazie a questo impulso qualcosa inizia a muoversi; in Emilia-Romagna, ad esempio, dal 31 agosto al 14 settembre è partita una sperimentazione che permette alle scuole primarie aderenti di aprire prima dell’inizio ufficiale delle lezioni, previsto il 15 settembre, offrendo attività educative, sportive e culturali. Un progetto sostenuto dalla Regione con 3 milioni di euro e realizzato insieme ai Comuni. «Tuttavia i diritti di bambine, bambini e adolescenti non possono dipendere dal Comune in cui vivono – dichiara Greta Nicolini, Coordinatrice Comunicazione di WeWorld – o dalle possibilità economiche della loro famiglia. Un’ attenzione particolare va riservata a chi abita ai margini, a chi ad esempio durante l’estate perde opportunità, relazioni, sostegni e spazi sicuri. Per questo è necessario investire in una scuola accessibile e inclusiva, capace di mettere davvero al centro studentesse e studenti, i loro bisogni e i loro diritti. Una scuola che sia presidio educativo e sociale durante tutto l’anno». Secondo il sondaggio realizzato nel 2025 da WeWorld e Mammadimerda, 1 famiglia su 2 segnala difficoltà nella ripresa della scuola a settembre e 1 genitore su 20 dichiarava di aver rinunciato a opportunità lavorative o di aver lasciato il lavoro per gestire la lunga pausa estiva, spesso con investimenti in costo medio di circa 530 euro per figlio o figlia per coprire solo una parte delle settimane di chiusura attraverso centri estivi, attività educative o altre forme di supporto. Un contesto, quello della pausa estiva, che può amplificare anche disuguaglianze educative, economiche e sociali già esistenti, in quanto le opportunità fuori dalla scuola dipendono spesso dalle risorse economiche, sociali e territoriali delle famiglie. «Sono necessari investimenti per adeguare gli edifici scolastici a estati sempre più calde, in cui la scuola può diventare anche un rifugio climatico per bambine, bambini, studentesse, studenti e insegnanti – aggiunge Francesca Fiore, autrice e co-fondatrice di Mammadimerda – un calendario compatibile con la vita di oggi, in cui anche le donne sono impegnate in attività professionali e non sempre disponibili a seguire i figli. Servono alternative che non dipendano dal reddito della famiglia, ovvero una scuola pensata intorno alla vita reale di bambine, bambini e famiglie, in cui studentesse e studenti siano messi al centro, capace di garantire continuità educativa, relazioni, inclusione e opportunità durante tutto l’anno». La scuola è, infatti, uno dei principali presidi educativi e sociali del Paese: ripensarne tempi, spazi e risorse significa decidere quale posto vogliamo dare alle nuove generazioni. WeWorld e Mammadimerda invitano cittadine e cittadini a firmare e condividere la petizione “Ristudiamo il calendario”.
F.M.