Le buone norme per far dormire bene i bambini, anche in estate

Estate, tempo di “rivoluzione”: alte temperature, alterazione degli orari dei pasti, abitudini nuove non più obbligate da impegni scolastici, più libertà e tempo e libero, fanno saltare i normali bioritmi, compreso quello del sonno. Così Morfeo, in vacanza, tarda o fatica ad arrivare, con diverse ore rubate al riposo, preziosissimo, indipendentemente dal luogo di villeggiatura: mare, montagna e campagna. A cui si legano problemi gestionali per i piccoli e per i genitori: diverse ricerche internazionali mostrano, infatti, come anche mamme e papà, possano perdere complessivamente oltre 700 ore di sonno nel primo anno di vita di un figlio, ed è noto che la deprivazione di sonno può influire sul benessere psicofisico, sulla relazione di coppia e sulla gestione dello stress familiare. Oltre che sulla salute dei bimbi. E così, in vacanza, i genitori si trovano “in bilico” tra due esigenze opposte: concedersi maggiore libertà e preservare gli equilibri costruiti, magari con difficoltà, durante l’anno. “Al mare mio figlio crollerà dalla stanchezza”, “In montagna dormirà meglio”, “Bastano due settimane senza routine per rovinare tutto”, sono tanti i pensieri e le credenze più ricorrenti. Dove sta le verità? Sono davvero la stagionalità o il luogo a impattare sul sonno?

«Il problema non è legato al fatto che in estate mutano gli orari o le abitudini, bensì occorre cambiare il paradigma: esistono regole pass-partout, valide per tutti. Anche il sonno “comanda” e risponde a dinamiche molto personali. Ogni bambino – spiega Chiara Baiguini, educatrice del sonno, esperta di profili sensoriali e autrice del libro “Nati per Dormire. L’approccio che rivoluziona il sonno dei bambini, basato sui 4 profili C.A.R.E”. (Vallardi) – ha un sistema nervoso diverso, reagisce in modo differente agli stimoli e vive le vacanze in maniera diversa. Quando i genitori smettono di voler mettere in pratica regole rigide, ma “si adattano” ai reali bisogni del figlio, il sonno non resta più un elemento contro cui battagliare e il problema diventa come districarsi fra verità e falsi miti». Di questi, eccone alcuni, radicati e diffusi.

“Al mare o in vacanza i piccoli si stancano così tanto che si addormentano subito”. È convincimento di molti genitori che una giornata trascorsa tra spiaggia, giochi, acqua e attività all’aria aperta, sfianchi il bambino e che farlo addormentare sia una passeggiata. «In realtà la stanchezza fisica non coincide necessariamente con la predisposizione al sonno», chiarisce Chiara Baiguini. «Infatti, una giornata ricca di stimoli può generare un importante sovraccarico sensoriale. Rumori, nuove persone, il sole, cambiamenti alimentari, ambienti diversi e ritmi alterati possono mantenere il sistema nervoso sempre “acceso”, anche quando sarebbe il momento che si spegnesse, come alla sera, portando i bambini al rilassamento, quindi al sonno. Per alcuni, soprattutto quelli particolarmente sensibili agli stimoli ambientali, la sera può dunque diventare più difficile e non più semplice per l’addormentamento».

 “In montagna si dorme meglio”. Non è sempre vero. Credo invece che aria pulita, temperature più fresche e natura fungano da rimedio universale ai problemi del sonno. Se alcuni bambini possono beneficiare di spazi aperti, movimento e contatto con la natura che diventano condizioni ideali per scaricare energie e favorire il riposo, per altri l’ambiente nuovo può generare un aumento dell’attivazione emotiva. «Rumori sconosciuti, stanze diverse da quelle abituali, nuovi odori o una routine modificata – aggiunge la dottoressa Baiguini – possono richiedere alcuni giorni di adattamento. Questo significa che non esiste una destinazione che garantisca automaticamente notti “perfette”: ciò che conta è comprendere come il singolo bambino reagisce ai cambiamenti».

 “Se salti la routine hai rovinato mesi di lavoro”. È il convincimento che spinge i genitori a temere che la vacanza e le sue dinamiche, siano condizionati da fattori banali, quotidiani: una cena ad ora più tarda, un addormentamento diverso dal solito, una settimana in campeggio possono agire come una gomma di matita che annulla il lavoro di un anno, facendo saltare la stabilità raggiunta. È un falso mito da sradicare. «Il sonno non è un castello di carte destinato a crollare al primo cambiamento. Al contrario – chiarisce l’esperta – il bambino ha la capacità di dormire in una casa diversa, di gestire orari leggermente differenti e di ritrovare gradualmente il proprio equilibrio, dimostrando di possedere risorse preziose. Meccanismo che “agisce” anche al rientro dalle vacanze: nella maggior parte dei casi, bastano pochi giorni per ritrovare il ritmo abituale. L’approccio migliore consiste nel procedere gradualmente, evitando cambiamenti bruschi e tornando progressivamente agli orari consueti».

È possibile dunque favorire il sonno? Potenzialmente sì, soprattutto se si mettono in pratica 10 consigli per genitori (e bimbi).
Ecco cosa fare o non fare e cosa conoscere.

  1. Non rinunciare alla vacanza per il timore di rompere i (bio)ritmi. Se il genitore conosce i bisogni del proprio bambino e sa accompagnarlo con calma, la vacanza può diventare un’occasione di adattamento, non una minaccia.
  2. Non è un capriccio se il bambino “stanco morto” non si addormenta. Le perturbazioni esterne, il sole, rumori, persone nuove e attività continue, possono rendere più difficile lasciarsi andare al sonno, anche quando il bambino è fisicamente esausto.
  3. Non è “bastian contrario”, il bambino che chiede di andare letto quando è ancora chiaro. In estate la luce può confondere, ma il corpo del bambino continua a rispondere soprattutto alle abitudini consolidate. Per questo è importante osservare i segnali di stanchezza, più che aspettare il buio.
  4. Non esiste la meta di vacanza “di buon sonno” per eccellenza. Il contesto ambientale – mare, montagna o lago – può avere influenze “personali” sui bambini, stimolando in alcuni il rilassamento e in altri essere invece un fattore eccitatorio. Vero è che non esiste una regola valida per tutti.
  5. Anche i comportamenti “da viaggio” sono personali. In macchina, treno e aereo i bambini possono avere necessità di fare cose diverse, come scaricare energie prima di partire, (ri)cercare silenzio e oscurità, tranquillizzarsi prima sapendo che cosa succederà durante il percorso di arrivo alla meta di vacanze. Il viaggio non risponde a regole ferree, va gestito sul profilo del singolo bambino.
  6. Attenzione allo “stato d’animo” di chi mette a letto il piccolo. Mamma e papà tesi, agitati o esausti, trasferiscono la propria “alterazione” al piccolo, che è molto percettivo. Un adulto “calmo e tranquillo” esercita una sorta di “effetto camomilla” per i piccoli e rappresenta una condizione importante per aiutare il bambino a regolarsi meglio, per il buon sonno.
  7. Le vacanze divise tra mamma e papà sono “gestibili”. Il bambino non ha bisogno che tutto sia (sempre) identico, ma che ci sia continuità emotiva. Oggetti familiari, rituali conosciuti e un adulto presente e tranquillo possono rendere serena anche una vacanza con un solo genitore o con i nonni.
  8. Se al rientro dalla vacanza non torna tutto come prima, niente panico. Come gli adulti, anche i bambini hanno bisogno di qualche giorno per ritrovare i propri ritmi. In genere è sufficiente riprendere gradualmente le abitudini. Questo significa che non è una buona idea ripartire con delle imposizioni rigide fin dal primo giorno.
  9. In vista di un cambiamento importante, ad esempio l’inserimento (o il rientro) al nido. La raccomandazione è di prepararlo fin dall’estate, non a settembre, poiché anche in questo contesto vi sono nuovi stimoli, nuove persone e nuovi ritmi, cui il bambino deve esser pronto e preparato con gradualità. È importante che il genitore racconti cosa accadrà e mantenere alcuni rituali familiari che possono aiutare a rendere il passaggio meno faticoso.
  10. Anche i genitori hanno un profilo sensoriale che in vacanza conta. Un genitore sovraccarico, stanco o emotivamente saturo farà più fatica ad accompagnare il bambino al sonno. Ciò implica che anche mamme e papà si prendano cura del proprio equilibrio, facciano delle “pause”. Questa decisione non è un comportamento egoistico, ma una condizione fondamentale che contribuisce a far funzionare meglio le notti. Per tutti, grandi e piccini.

di Francesca Morelli

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