Ogni estate la questione si ripresenta. Lo spettro della prova costume mette tutti in allerta, o meglio in allarme. Mai sfigurare sulle spiagge. E la pressione del cosiddetto “bikini blues” cresce in Italia, con picchi altissimi nelle ricerche online per soluzioni di “remise en forme” rapide e efficaci, nel periodo che precede i primi week-end al mare, tanto da avere ripercussioni anche a livello psicologico fra la popolazione. Lo attesta una recente analisi di Unobravo che mette in evidenza come questo fenomeno abbia variabilità regionali, non necessariamente legate a territori fronte mare. Ad esempio sono in testa per timori da “bikini blues” Puglia (67%), Toscana (58%) e al Nord Lombardia (49%), ma anche territori come Liguria (20%) e Friuli Venezia Giulia (11%) mostrano incrementi tipici di una pressione estetica legata alla performance fisica e all’aspetto corporeo maggiore, fino alle regioni di coda come Umbria e Calabria che rilevano “solo” un 7% e 6% dei timori. All’opposto, in altre regioni come Basilicata (-40%), Molise (-20%) e Sardegna (-7%), l’interesse verso il corpo estivo appare decisamente più contenuto o in diminuzione. In generale si può comunque affermare e rilevare che il “bikini blues” sia una significativa preoccupazione estetica che genera una sensazione di disagio stagionale alimentata dal timore del giudizio sociale e dalla pressione di dover rispettare standard estetici spesso irrealistici.
Ma perché tutta questa ansia, qual è la molla estetica o psicologica che mette in discussione il rapporto con il proprio corpo? «Nell’ultima settimana, le ricerche online legate al “rimettersi in forma” – spiega Corena Pezzella, Clinical Manager di Unobravo – sono aumentate del +133%. Sebbene questa intenzionalità possa rappresentare una ricerca positiva di salute e benessere, il picco improvviso e localizzato di queste ricerche, spesso associato a termini come “prova costume”, “summer body” e “dimagrire velocemente”, in realtà rileva un sottofondo nascosto. Essere osservati in costume può generare un’esperienza negativa, di auto-consapevolezza corporea in contesti condivisi, sebbene vengano frequentemente vissute in modo silenzioso e individuale, richiamando anche a un disagio psico-emotivo. Il “bikini blues” è una risposta emotiva che può essere legata, oltre che alla maggiore esposizione del proprio corpo, al timore del giudizio degli altri e il confronto con standard corporei che spesso non trovano riscontro in contesti reali. Tutti questi aspetti possono avere come conseguenza ansia anticipatoria, insicurezza e, in alcuni casi, evitamento di situazioni sociali come andare al mare o in piscina».
Allora che fare per controllare queste sensazioni? La riduzione del confronto sociale, in particolare sui social media, è spesso discussa come una possibile strategia di gestione, insieme a un maggiore orientamento dell’attenzione verso le funzionalità del proprio corpo e a ciò che ci permette di fare, più che al suo aspetto estetico. «Potrebbe rivelarsi utile anche lavorare su pensieri automatici – conclude Corena Pezzella -riconoscendoli senza giudizio, e provare a sostituirli gradualmente con una narrazione più equilibrata e realistica. Chiedere aiuto a un professionista potrebbe essere un’opportunità per provare a ricostruire un rapporto più sereno con il proprio corpo». Per ulteriori informazioni: https://www.unobravo.com/
di Francesca Morelli