Ben 300.000 italiani, di cui gran parte di sesso femminile, si ritrovano a fare i conti con le bronchiectasie (si può usare anche il termine bronchiettasie): la terza malattia respiratoria cronica più frequente, invalidante, ma ancora poco conosciuta e protagonista della seconda edizione di BE-Italy, il Congresso Nazionale delle Bronchiectasie che di recente si è tenuto a Milano con la partecipazione di oltre 130 esperti italiani ed europei impegnati nella gestione efficace, omogenea e personalizzata di questa patologia. L’iniziativa, patrocinata da Università degli Studi di Milano, Humanitas University e AIB, Associazione Italiana Bronchiectasie APS ha rappresentato un momento di confronto scientifico di altissimo profilo su una malattia ancora troppo spesso sottodiagnosticata.
«La partecipazione dei principali esperti nazionali e internazionali del settore ha permesso di unire ricerca, innovazione clinica e multidisciplinarietà», ha sottolineato il Professor Francesco Blasi, Preside della Facoltà di Medicina dell’Università degli Studi di Milano, Ordinario di Malattie dell’apparato respiratorio, Prorettore ai Rapporti con il Sistema Sanitario e Presidente del Congresso. Particolare attenzione è stata dedicata ai nuovi scenari terapeutici, ai biomarcatori, all’intelligenza artificiale applicata alla ricerca clinica e alla gestione personalizzata del paziente. «Un altro punto di forza dell’evento è stato il coinvolgimento attivo dei giovani ricercatori attraverso il progetto Rising Stars e il dialogo costante con l’AIB, l’Associazione Italiana Bronchiectasie, per valorizzare anche la prospettiva dei pazienti», prosegue il Professor Blasi, «BE-Italy non è stato solo un congresso scientifico, ma una piattaforma condivisa per costruire la roadmap italiana delle bronchiectasie per i prossimi anni». Il che rappresenta un obiettivo fondamentale per superare una visione frammentata della malattia e costruire una comunità scientifica capace di integrare ricerca, innovazione e cura del paziente. Novità assoluta del Congresso è stata la “fotografia” scattata ai pazienti italiani da uno studio pubblicato nei giorni scorsi su ERS Journal, la rivista della Società Respiratoria Europea, che analizza i dati di 1657 pazienti provenienti da 18 centri italiani comparandoli con quelli di 2638 pazienti di Paesi dell’Europa meridionale, dati inclusi nel registro europeo EMBARC (European Multicentre Bronchiectasis Audit and Research Collaboration) un network mondiale che punta a facilitare la ricerca collaborativa multidisciplinare su questa malattia.
«Questo lavoro che rappresenta la più ampia coorte di pazienti con bronchiectasie mai studiata in Italia, rivela caratteristiche cliniche uniche ed evidenzia differenze chiave rispetto ad altri Paesi dell’Europa meridionale. Per la prima volta possiamo ragionare su dati reali che sono indispensabili per definire i modelli di cura migliori e per orientare la ricerca futura», ha dichiarato il Professor Stefano Aliberti, Ordinario di Malattie dell’Apparato Respiratorio, Direttore della Scuola di Specializzazione in Malattie dell’Apparato Respiratorio di Humanitas University e Prorettore per la responsabilità Sociale, e Presidente del Congresso. «Di fatto questa “fotografia” ci dà indicazioni preziose per porre le basi di strategie mirate e ci mostra, tra l’altro, che i pazienti italiani presentano una minore gravità della malattia, una minor frequenza di infezioni da Pseudomonas aeruginosa (batterio la cui presenza aumenta il rischio di polmoniti ricorrenti) e una minore quantità di secrezioni prodotte ogni giorno rispetto ad altri Paesi del Sud Europa, verosimilmente grazie al maggior utilizzo di fisioterapia respiratoria. Ricordo che muco e catarro rappresentano un problema importante perché tendono a ristagnare nei bronchi dilatati e quindi a favorire l’infiammazione e l’infezione cronica».
Donatella Nobile presidente AIB, Associazione Italiana Bronchiectasie APS, ha messo in evidenza che il 2° BE-Italy ha rappresentato un ulteriore passo avanti nella battaglia che da anni AIB combatte per accendere l’attenzione su questa malattia respiratoria cronica e invalidante, sottolineando tra gli obiettivi del Congresso anche quello di consolidare il lavoro avviato con il Libro Bianco sulle bronchiectasie presentato lo scorso anno durante la Prima edizione del BE-Italy: uno strumento fondamentale per far conoscere questa patologia e al tempo stesso promuovere consapevolezza, uniformità gestionale e attenzione istituzionale. Per capire l’importanza di questi obiettivi basta pensare che le bronchiectasie sono caratterizzate da frequenti riacutizzazioni polmonari che aggravano la funzione respiratoria, compromettono la qualità di vita di chi ne soffre e possono ridurre la sopravvivenza. I bronchi subiscono una dilatazione abnorme e permanente con un accumulo di muco e catarro che l’organismo non riesce più a eliminare: il danno anatomico è irreversibile e le polmoniti sono una delle complicanze più gravi e frequenti. Proprio perché solo una maggior conoscenza può sia far emergere il sommerso (il ritardo diagnostico può arrivare a nove anni), sia far in modo che i pazienti siano instradati in percorsi corretti (troppe ancora le diagnosi errate che confondono questa malattia con asma e BPCO) Donatella Nobile ricorda la possibilità di scaricare gratuitamente il Libro Bianco dal sito dell’Associazione (bronchiectasie.org) e la sua importanza strategica: «Il Libro Bianco illustra le più attuali evidenze scientifiche e tiene conto dell’esperienza clinica acquisita negli ultimi dieci anni. Fa luce sui maggiori problemi da affrontare con un approccio e un linguaggio alla portata di tutti, compresi i pazienti e i caregiver, e riteniamo che possa aiutare i pazienti a dialogare con i propri specialisti di riferimento. Come strumento divulgativo vorremmo raggiungesse il maggior numero possibile di medici di base e di specialisti a livello territoriale per poter così contribuire a colmare il vuoto di conoscenza sulle bronchiectasie, imprescindibile per una rapida e corretta presa in carico del paziente».
di Antonella Franchini