Tumore al seno con metastasi: il percorso di vita è sempre più lungo e di qualità

«Avevo 39 anni e un tumore per fortuna di tipo ormonale, risolto con la mastectomia e, a seguire, chemio e terapia ormonale standard. Ormai sono passati 24 anni e sono fuori pericolo», racconta Maria Grazia Punzo, delegata di Europa Donna per la Regione Lazio. «Molte donne però, circa 52 mila in Italia, sviluppano metastasi e convivono per anni con il tumore. Europa Donna si è battuta per istituire la Giornata del Tumore al Seno Metastatico (13 ottobre) e sensibilizzare le donne. La legge dell’oblio oncologico ci è venuta incontro. Dopo dieci anni dalla diagnosi, senza metastasi, la donna non dovrebbe avere più limitazioni nel lavoro e nelle scelte di vita (mutuo della casa, adozione…). È auspicabile che tali limiti vengano aboliti anche nel caso di donne con metastasi che, grazie alle nuove terapie, possono avere un percorso di vita sempre più lungo e di qualità».

Per diffondere la conoscenza di queste nuove possibilità di cura, è partita la Campagna di sensibilizzazione “Due di Noi”, promossa da Gilead Sciences Italia con Europa Donna, che è approdata al Roma Summer Fest al Parco della Musica, per continuare un percorso iniziato nell’ambito delle Olimpiadi Culturali di Milano Cortina 2026 e portare il tema del tumore al seno metastatico all’interno di luoghi dedicati alla socialità.

Per un mese, un “divano rosa” sarà il simbolo di una nuova narrazione della malattia metastatica: non soltanto il racconto di una diagnosi e delle cure, ma di una vita che continua. Una vita fatta di relazioni, passioni, sport, cultura, lavoro, progetti e momenti di condivisione. Una vita che oggi, grazie ai progressi della ricerca scientifica, può contare su un tempo più lungo e, soprattutto, su un tempo di maggiore qualità. Ne abbiamo discusso con la dottoressa Alessandra Fabi, responsabile dell’Unità di Medicina di Precisione in Senologia presso la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS di Roma.

Abbiamo parlato di tumore al seno metastatico: qual è l’incidenza e quale il tipo tra i vari tumori al seno?
«Il tumore al seno metastatico interessa circa una donna su dieci (10%) con diagnosi di tumore alla mammella. Le metastasi possono coinvolgere i linfonodi ascellari della mammella stessa, che comunque si possono asportare, oppure si sviluppano in altri organi anche distanti. Tra i vari tipi di tumori, quello più a rischio di sviluppare metastasi è il sottotipo istologico triplo-negativo, ovvero senza espressione di ormonoresponsività e proteine, su cui poter agire con i farmaci antiormonali e biologici. Ed è quello su cui si sta lavorando tantissimo, perché, finora, ha avuto minori chances terapeutiche. Oggi, grazie a terapie target, è diventato più curabile, raggiungendo anche, nelle fasi metastatiche, risultati importanti. Se diagnosticato precocemente, quando le dimensioni sono ancora piccole, si può guarire. Altrimenti c’è un rischio più elevato di ricaduta di malattia».

Avete accennato a una nuova terapia per il tumore triplo-negativo. Di cosa si tratta e quale il suo meccanismo d’azione?
«Questo tipo di tumore fino a qualche anno fa non aveva altra terapia che la chemioterapia. Oggi può essere curato con un nuovo tipo di farmaci, cosiddetti farmaco-coniugati, come Sacituzumab/Govitecan, ovvero un anticorpo monoclonale in grado di intercettare quella particolare cellula che esprime determinati recettori, presenti sulle cellule tumorali, una volta inoculato il farmaco. Questo è in grado di intercettare la cellula specifica e, come il cavallo di Troia, penetra nella cellula e libera il chemioterapico andando ad agire sul DNA, fulcro dell’alterazione della cellula tumorale. Questa azione diretta consente di usare una dose molto bassa di chemioterapico legato all’anticorpo, con minore effetto tossico e maggiore beneficio. Questo farmaco viene somministrato per via endovenosa, in regime di day hospital, con un’infusione di un’ora e mezza, con richiamo in ottava giornata e poi ogni 21° giorno. Occorre tenere sotto controllo i globuli bianchi, per il rischio di neutropenia: può insorgere anche astenia e aumenti lievi/moderati delle transaminasi e nel 10% dei casi può dare polmoniti interstiziali che oggi vengono gestite con successo».

Con questa tipologia di farmaci si trattano solo i tumori al seno triplo-negativi?
«No, si trattano anche i tumori con recettori ormonali positivi, grazie a studi nelle pazienti con tumore ormonoresponsivo e già trattate con terapia antiormonale e chemioterapia. Gli studi Ascent 03 e 04, dedicati alle pazienti con tumore triplo-negativo, hanno ampiamente dimostrato il beneficio di Sacituzumab/Govitecan nelle pazienti triplo-negative, con prima ricaduta di malattia, con o senza espressione della proteina PDL1, nei tumori ormono-dipendenti, che rappresentano il 60% dei tumori, e nelle pazienti già sottoposte a più linee di terapia. L’auspicio è che il percorso di accesso in Italia nel trattamento delle pazienti con tumore triplo-negativo alla prima ricaduta di malattia, possa completarsi rapidamente affinché le donne affette da questa neoplasia possano equamente e al più presto riceverla come cura principale».

di Paola Trombetta

L’importanza delle Associazioni

Se la ricerca continua ad ampliare le possibilità terapeutiche, altrettanto fondamentale è il lavoro svolto dalle associazioni di pazienti per trasformare il progresso scientifico in opportunità concrete e accessibili.
«Oggi la ricerca sta cambiando in modo tangibile la prospettiva delle donne con tumore al seno metastatico», dichiara Rosanna D’Antona, Presidente di Europa Donna Italia. «Ma l’innovazione è davvero tale solo quando raggiunge tutte le donne, indipendentemente dal luogo in cui vivono. Le associazioni hanno il compito di portare la voce delle pazienti nei tavoli decisionali, favorire il dialogo con le istituzioni e contribuire a ridurre le disuguaglianze di accesso alle cure. L’obiettivo comune è fare in modo che i progressi della ricerca si traducano rapidamente in benefici reali, consentendo a sempre più donne di guadagnare non solo anni di vita, ma vita negli anni».

«Negli anni abbiamo visto crescere la presenza delle donne con tumore al seno metastatico nelle manifestazioni dedicate alla salute e al benessere», sottolinea la Professoressa Alba Di Leone, Presidente di Susan G. Komen Italia. «Non si tratta semplicemente di numeri, ma della testimonianza concreta di come la ricerca abbia cambiato il percorso della malattia. Sempre più donne continuano a vivere le proprie relazioni, partecipano a eventi, fanno sport e condividono esperienze con le loro famiglie e le loro comunità. Manifestazioni come la “Race for the Cure” e iniziative come “Due di Noi” contribuiscono a rendere visibile una realtà che merita di essere raccontata: le donne non sono la malattia, ma i progetti, le passioni e il desiderio di futuro». P.T.

Articoli correlati