La ricerca siamo noi… pazienti sempre più esperti

«Nel 2022 vivevo un periodo di grande entusiasmo», racconta Eliana: «studiavo per conseguire la mia seconda laurea in Biologia cellulare molecolare, facevo sport… ma, all’improvviso, ho ricevuto la diagnosi di tumore ovarico, una notizia che mi ha sconvolta! Sapevo che in Italia ogni anno si ammalano circa 5mila donne e si registrano 3.600 decessi. Ho capito subito la gravità della situazione e mi sono ritrovata a prendere decisioni di fondamentale importanza in tempi molto brevi. Sono una persona parecchio esigente e per decidere da chi farmi seguire, ho prima chiesto diversi pareri medici e l’ho fatto in modo consapevole Quando ho incontrato la professoressa Parma, ginecologa dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO), si è stabilito subito un rapporto di fiducia e stima, anzitutto perché è una professionista molto preparata, ma anche perché è molto sensibile ed empatica: erano queste le caratteristiche fondamentali che cercavo in un medico che avrebbe dovuto seguirmi. Devo riconoscere che allo Ieo mi sono trovata bene con tutto il personale sanitario: hanno sempre dimostrato competenza e grande umanità».

A raccontare la sua storia di malattia è “il paziente esperto” Eliana Merlino, presente all’evento “La Ricerca siamo noi (Tutti insieme, dalla scienza alla cura)”, tenutosi i giorni scorsi all’Istituto IEO, promosso dall’Accademia del Paziente Esperto EUPATI APS (AdPEE) e da un network di 47 Associazioni Pazienti, Accademie e Centri di ricerca.
Tema dell’incontro: l’attività dell’Accademia EUPATI che, con i suoi corsi specializzati, forma e informa il paziente, dialogando con lui e rendendolo consapevole di tutto il percorso che dovrà affrontare durante la malattia, la terapia, l’eventuale degenza.
Accolta con grande interesse dai presenti, la testimonianza di Eliana è stata preceduta dalle dichiarazioni del Direttore Scientifico IEO Roberto Orecchia, di Giulia Peruzzotti Head of Data Management & Clinical Trial Office IEO e di Dominique Van Doorne, Responsabile Scientifico Italia EUPATI.
A seguire, i contributi dei relatori: Loredana Bergamini responsabile del Comitato Etico Lombardia 2, Chiara Marzorati Psicologa psicoterapeuta IEO, Alessandra Milani Direttore didattico IEO, corso di laurea in Infermieristica all’Università degli Studi di Milano, Gabriella Maria Parma Deputy Director Ginecologia IEO, Laura Patrucco, Presidente ASSD Patient Affairs & Advocacy Lead Prineos, Ines Tedeschi Study Coordinator Senior Reporting and Patient Partnership CTO IEO), che hanno fornito una visione molto precisa del loro operato e dei risultati fin qui raggiunti dal Progetto EUPATI e più in generale sulla gestione degli studi clinici allo IEO.
L’evento è stato promosso in collaborazione con: GSK, Novartis, Lilly, Fondazione MSD.

Cos’è e come funziona l’Accademia? Ce lo spiega Eliana Merlino. «Nel periodo delle chemio, sono venuta a conoscenza del corso “Paziente Esperto EUPATI” e ho pensato subito che facesse al caso mio, perché mi avrebbe permesso di acquisire conoscenze fondamentali: innanzitutto di sapere cos’è uno studio clinico, come funziona, cos’è il consenso informato e tutte le varie fasi dello sviluppo di un farmaco; quindi di essere coinvolta, dalla fase iniziale del progetto della molecola, alla fase preclinica, alla clinica, fino all’approvazione da parte degli enti regolatori all’entrata in commercio del farmaco».

Viene da chiedersi se la voce del paziente può davvero cambiare il disegno di questi trial: ma in quali momenti del ciclo di vita di uno studio clinico – dalla progettazione all’arruolamento, fino alla comunicazione dei risultati – ciò avviene? «Gli studi più aderenti alla realtà dei partecipanti risultano più solidi», conferma Giulia Peruzzotti. «Producono risultati rilevanti, soprattutto quando i pazienti sono coinvolti fin dalle prime fasi della progettazione. Il paziente non è più considerato un soggetto passivo dello studio, ma uno stakeholder con cui collaborare in un prezioso rapporto di partnership. Un altro tassello fondamentale – continua Peruzzotti – è la revisione del “consenso informato” prima della sua approvazione, affinché il paziente possa contribuire a rendere il linguaggio più chiaro». Alla fine, dunque, un ulteriore contributo riguarda la presentazione dei risultati degli studi clinici al grande pubblico in forma comprensibile, aiutando ad aumentare la fiducia dei cittadini verso la ricerca e le modalità con le quali viene condotta. «Il paziente deve essere un co-partner», chiosa la professoressa Gabriella Maria Parma. «Un “modello” molto importante per un Istituto, come lo IEO, che ha fatto della ricerca la sua mission.

In questo disegno educativo, anche i Comitati Etici hanno un ruolo chiave. Sono organismi indipendenti, aspetto fondamentale per assicurare una valutazione degli studi clinici, affinché vengano sottoposti in maniera neutra, non legata agli interessi dello sponsor. I Comitati Etici controllano, supervisionano e garantiscono una ricerca condotta nel rispetto dei pazienti arruolati, non solo dal punto di vista etico, ma anche scientifico e regolatorio, e si fanno garanti del rispetto dei diritti dei futuri pazienti. Il paziente esperto, presente per legge in un Comitato Etico, «lavora con tutti gli attori in un clima di collaborazione», sottolinea Loredana Bergamini, «ed è una figura che ha lo stesso valore, importanza e responsabilità degli altri membri nel garantire il corretto trasferimento della scienza alla cura».

I pazienti coinvolti nei trial sono ormai una realtà. «Prima ancora delle scelte strutturali, che pure sono indispensabili, lo IEO si attiene a un principio cardine della sua attività: “si cura meglio dove si fa ricerca clinica”: lo spiega il Direttore Scientifico dell’Istituto Europeo di Oncologia, professor Roberto Orecchia. «La mole di studi clinici e di pazienti coinvolti nei trial è ormai consolidata da almeno 5-6 anni, a conferma del forte impegno che l’Istituto riversa sulla ricerca clinica allo scopo di offrire ai malati cure sempre più innovative». Qualche dato dello IEO nel 2025: l’istituto ha lavorato a 692 studi clinici, coinvolgendo oltre 6.000 partecipanti. Numeri che raccontano una vocazione scientifica e un modello organizzativo impeccabile.

«Oggi il mio ruolo è quello di divulgatrice scientifica», informa Eliana. «Ho una pagina fb dedicata al tumore ovarico, in cui pubblico dei pezzi sugli studi clinici, preceduti da una breve spiegazione sui focus dei punti chiave, e molti articoli sul consenso informato. La pagina è interattiva e io sono felice di rispondere. Inoltre avvicino i pazienti non solo in rete ma personalmente, per suggerimenti: mi capita, ad esempio, di dare una mano a chi ha dubbi sugli studi clinici, o a superare certi pregiudizi e a chiarire dei concetti che magari possono risultare poco chiari. Io sono stata coinvolta direttamente, quindi ho potuto scrivere su testate giornalistiche sul tumore ovarico, ho partecipato a trasmissioni radiofoniche. Sono convinta che il coinvolgimento del paziente sia fondamentale, perché oggi può essere parte attiva nel percorso di cura. Chi vive una malattia conosce bene i propri bisogni ed esigenze e questo va a beneficio di tutti. Un giorno mi piacerebbe dare il mio piccolo contributo al disegno di uno studio clinico o partecipare a un Comitato Etico».

Evitare la comunicazione distorta. Ma qual è lo scopo della presenza del Paziente Esperto all’interno ricerca clinica? «Io consiglio a tutte le persone motivate di seguire questo corso Eupati perché ha una doppia valenza», risponde Merlino: «è utile sia per sé che per gli altri. Per sé stessi perché si possono prendere decisioni più consapevoli in ogni fase della malattia e ci si può difendere anche dalle fake news, pericolose per la salute (in rete siamo bombardati da informazioni, ma bisogna anche avere gli strumenti per verificare le fonti). È normale, da malato, cercare il confronto con altri pazienti, ma se non si è attrezzati per poter comprendere quello che un medico spiega, seppure chiaramente, si può capire male e riferire ad altri in modo incompleto o scorretto, innescando un circolo vizioso. Si crea insomma una comunicazione distorta, nasce confusione e tutto questo è pericoloso. Ritengo però importante che il paziente, per quanto informato, non potrà mai sostituirsi a un medico, a un ricercatore. Il paziente può dare il proprio contributo, divulgare concetti che possono essere un poco ostici, non così intuitivi, con parole chiare e semplici, ma per farlo deve possedere tutti gli strumenti. Poi, se è bene informato, è anche più aderente alle terapie».

Incentivare la raccolta fondi. «Bisogna sensibilizzare il più possibile in merito alla ricerca clinica – auspica infine Merlino –. Nel ’22 non avrei mai potuto pensare di occuparmi di qualcosa che non fosse direttamente legato alla mia malattia. Certo la mia diagnosi è pesante e ne sono consapevole; la mia vita è cambiata, però ho ripreso a fare tutto quello che facevo prima: continuo l’attività sportiva, ho ripreso l’Università con ottimi risultati, mi batto per le cause in cui credo, le porto avanti… E tutto questo grazie alla ricerca, che mi ha permesso di prendere dei farmaci mirati che fino a qualche decennio fa non esistevano. Il destino di molti tumori era completamente diverso, adesso la prognosi dei pazienti è del tutto rivoluzionata grazie al progresso scientifico, mentre le cure per altre malattie sono rimaste un po’ indietro perché sono rare e ricevono meno fondi. Quindi non resta che sensibilizzare le istituzioni a devolvere fondi per far avanzare la ricerca. E, come amo dire io: più ricerca, maggiori possibilità di opzioni terapeutiche, più vita!».

di Giovanna Tettamanzi

L’obiettivo dell’Accademia

«Il nostro scopo è rendere pazienti e caregiver più consapevoli e competenti rispetto ai processi di ricerca e sviluppo dei farmaci, affinché possano partecipare in modo attivo e informato», afferma Dominique Van Doorne (Tesoriere e Responsabile Scientifico Accademia EUPATI). «Questo significa lavorare alla progettazione di contenuti educativi, collaborare con istituzioni, ricercatori e stakeholder del sistema salute e promuovere una cultura della partecipazione».
Dal 2014 l’Accademia ha formato pazienti e caregiver attraverso il corso per Paziente Esperto EUPATI, rendendoli attori consapevoli e interlocutori strategici nel panorama sanitario, capaci di contribuire già nelle fasi iniziali degli studi clinici, migliorandone qualità ed efficacia. Si avvale di un ampio network composto da Associazioni Pazienti, aziende farmaceutiche, accademie, centri di ricerca e media. Il progetto della formazione specialistica ad alto livello nasce in Europa nel 2012 e poi viene introdotto in Italia grazie appunto all’iniziativa di AdPEE. Si tratta di un programma formativo che dura 10 mesi: prevede 220 ore in modalità e-learning, 20 ore in presenza e 2 incontri con relatori di alto profilo. Il corso, intitolato Patient Engagement in Ricerca e Sviluppo delle Terapie Innovative, è stato realizzato con il supporto di AIFA, il patrocinio dell’Istituto Superiore di Sanità e il contributo non condizionante di importanti aziende farmaceutiche. Per info: www.accademiadeipazienti.org; e-mail: team@accademiadeipazienti.it.         G.T.

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