Migliora durante l’estate: il sole ha un’azione antinfiammatoria e l’acqua del mare favorisce la regressione delle lesioni cutanee. La dermatite atopica, detta anche eczema atopico, è una malattia della pelle caratterizzata da infiammazione cutanea cronica. Numerose le concause: predisposizione genetica, squilibrio immunologico, barriera epidermica e fattori ambientali. È la più frequente dermatosi pediatrica, con una prevalenza media del 20%, che varia dal 10 al 25% di bambini e interessa la popolazione adulta tra il 5-8%. Questa patologia cutanea rientra nel concetto più ampio di atopia, che raggruppa un insieme di condizioni cliniche: asma allergica, rinosinusite e congiuntivite, dermatite atopica. L’atopia interessa un terzo della popolazione generale. Si tratta di una predisposizione ereditaria del sistema immunitario a rispondere in maniera esagerata e incontrollata a stimoli ambientali, che in soggetti normali non determinano alcuna reazione. Dal punto di vista del sistema immunitario è considerata una reazione abnorme di ipersensibilità da contatto. Pur interessando tutte le fasce d’età, compare nei primi anni di vita. Nella fase acuta le lesioni, sotto forma di vescicole essudative, sono molto pruriginose, rosse, spesse o a chiazze squamose o a placche che si lesionano con il grattamento; nella fase cronica, il grattamento e lo sfregamento danno luogo a lesioni squamose secche. Nei neonati le lesioni si sviluppano tipicamente sul viso, sul cuoio capelluto, sul collo, sulle palpebre e sulle estremità. Nei bambini e negli adulti, le lesioni si presentano sulle superfici flessorie come il collo, i gomiti, le ginocchia. In genere le lesioni sono accompagnate da edema ed eritema. Il prurito intenso è il sintomo chiave che a volte può precedere le lesioni, peggiora di notte, con gli ambienti secchi o caldo-umidi, il sudore, l’inquinamento da polveri sottili, gli indumenti di lana, lo stress emotivo, i saponi aggressivi, la colonizzazione da Staphylococcus aureus e gli eccessivi lavaggi.
Un’altra patologia cutanea che provoca forte prurito è la prurigo nodularis, malattia cutanea infiammatoria cronica e debilitante, caratterizzata dalla presenza di noduli pruriginosi solitamente localizzati agli arti e al tronco: viene risparmiata la parte centrale della schiena, che forma il cosiddetto “segno a farfalla”. Il sintomo principale è il prurito intenso e cronico. Questa tipologia di prurito è considerata una delle più gravi rispetto a quelle associate ad altre patologie cutanee: è accompagnata da un ripetuto grattamento che si traduce nel cosiddetto ciclo prurito-grattamento/graffio difficile da interrompere. Si può presentare anche nella forma a papule e lesioni escoriate dovute al grattamento. Difficile stimare la prevalenza e l’incidenza della malattia: è stato osservato che la sua insorgenza è più frequente nelle persone di età compresa tra i 50 e i 65 anni e più comune nelle donne. In Europa si calcola ci siano 35 casi ogni 100mila abitanti.
In entrambe le patologie, il prurito è spesso segnalato come uno dei sintomi più problematici per i pazienti: l’87% dei pazienti affetti da dermatite atopica dichiara il desiderio di liberarsi dal prurito, mentre il 75% dei pazienti affetti da prurigo nodularis riferisce che il prurito persistente influisce negativamente sulla propria qualità di vita. Oltre al prurito cronico, i pazienti possono sviluppare anche disturbi di salute mentale e subire un carico psicosociale a causa della comparsa di noduli cutanei, che possono trovarsi in aree visibili del corpo e influire in modo significativo sulla fiducia in sé stessi e sulle interazioni sociali. I noduli, in seguito al continuo grattamento, possono anche sanguinare, aumentando il rischio di infezioni ricorrenti che causano un ulteriore carico per il paziente e per il sistema sanitaria.
Un nuovo farmaco da somministrare sottocute
Per entrambe queste malattie della pelle, l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha approvato nei giorni scorsi la rimborsabilità di nemolizumab, per uso sottocutaneo, indicato nella dermatite atopica da moderata a grave in pazienti di età pari o superiore a 12 anni, e per il trattamento di adulti con prurigo nodularis da moderata a grave. L’approvazione di rimborsabilità si è basata sui risultati ottenuti dai programmi di studi clinici di fase III ARCADIA e OLYMPIA, condotti rispettivamente sulla dermatite atopica e sulla prurigo nodularis. Gli studi dimostrano che nemolizumab, somministrato per via sottocutanea ogni quattro settimane in combinazione con corticosteroidi topici di base, ha migliorato clinicamente le lesioni cutanee, riducendo il prurito e i disturbi del sonno.
«Si tratta di un anticorpo monoclonale umanizzato che agisce bloccando il recettore dell’interleuchina-31, che svolge un ruolo centrale nella patogenesi della dermatite atopica, in particolare nella genesi e nel mantenimento del prurito, ma contribuisce anche all’infiammazione cutanea – ha spiegato Giuseppe Micali, Professore Ordinario, Direttore U.O.C. Clinica Dermatologica, Università di Catania, Direttore Scuola di Specializzazione in Dermatologia e Venereologia della stessa università. – Intervenendo direttamente sul sistema immunitario e sistema nervoso, il farmaco interrompe il circolo vizioso prurito-grattamento. Le evidenze degli studi registrativi rendono nemolizumab una nuova e importante opzione terapeutica per i pazienti con dermatite atopica moderata-severa, soprattutto per coloro nei quali il prurito rappresenta il principale fattore di compromissione della qualità di vita».
I risultati degli studi di fase III OLYMPIA 1 e OLYMPIA 2 hanno dimostrato che la terapia con nemolizumab ha portato miglioramenti significativi e clinicamente rilevanti del prurito, delle lesioni cutanee e dei disturbi del sonno anche nei pazienti adulti con prurigo nodularis. Una rapida riduzione del prurito è stata osservata già dalla prima settimana.
Nemolizumab è stato ben tollerato in tutti gli studi clinici, anche nel Long Term Extension (con dati a due anni) e il suo profilo di sicurezza è risultato coerente tra i vari studi.
«Nemolizumab è un farmaco molto interessante in quanto va a bloccare la subunità alfa del recettore dell’interleuchina-31, che rappresenta la citochina cruciale nella patogenesi anche della prurigo cronica nodulare – ha sottolineato Angelo Valerio Marzano, Professore Ordinario e Direttore SC Dermatologia Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico, Milano, Direttore Scuola di Specializzazione in Dermatologia e Venereologia, Università degli Studi di Milano – Quindi, nemolizumab agisce in modo mirato (target therapy) sul bersaglio molecolare che rappresenta la via principale responsabile della malattia. Oltre al miglioramento del prurito nel 90% dei pazienti, si è osservata una regressione completa dei noduli in oltre il 75% dei pazienti, con un lungo periodo libero da malattia, una persistenza dei risultati e mantenimento della risposta, fino a 100 settimane. Nemolizumab si dimostra perciò un’ opzione terapeutica molto promettente».
«Lo sviluppo di numerosi farmaci biologici, come nemolizumab, ha veramente cambiato lo scenario terapeutico, in quanto vanno a colpire in modo mirato i bersagli molecolari responsabili dell’infiammazione e ciò ha reso possibile per tutti i pazienti la speranza di un miglioramento della qualità di vita – ha sottolineato Mario Coccioli, Presidente ANDeA – Associazione Nazionale Dermatite Atopica. – Si tratta di progressi significativi per i numerosi pazienti, che impattano in maniera tangibile, soprattutto sui giovani e su coloro che combattono con le forme più severe e ormai cronicizzate della patologia. Dunque, ANDeA non può che dirsi soddisfatta per le numerose e innovative opportunità di cura oggi disponibili per i pazienti che, auspichiamo, potranno contare su un sempre maggior numero di alternative terapeutiche efficaci e sicure, garantendo un elevato standard di cura».
di Paola Trombetta