Bella stagione, aria aperta, movimento, sole. Sono risorse preziosissime per contribuire all’apporto di vitamina D. Quest’ultima non solo è essenziale, ma strutturale per la salute delle ossa, in stretta alleanza con il calcio. I due elementi lavorano per dare robustezza all’intero apparato scheletrico: contrastano la fragilità ossea, riducono il rischio di insorgenza di osteopenia, una condizione che determina la riduzione della densità ossea, e può anticipare l’osteoporosi, con tutte le sue importanti implicazioni come le fratture: rischio a cui la donna è fortemente esposta, soprattutto nel post-menopausa, con picchi anche dell’80%.
«Questa fase della vita femminile è molto delicata per la salute delle ossa – spiega il dottor Orazio Falla, endocrinologo, responsabile dell’Ambulatorio osteoporosi ASL Roma 5 – in quanto si riduce la protezione estrogenica che ne accelera la demineralizzazione. Tuttavia nessuno è escluso dal rischio di l’osteoporosi: ne sono colpiti anche gli uomini sebbene in misura inferiore rispetto alla donna, in particolare in età avanzata, nell’andropausa, a causa della progressiva diminuzione degli ormoni sessuali e i giovani per problematiche secondarie, differenti dall’età. Ad esempio per malattie da malassorbimento, come la celiachia, patologie endocrine, tra cui l’ipertiroidismo, condizioni caratterizzate da eccesso di cortisolo, come la sindrome di Cushing, e i pazienti in terapia cortisonica cronica».
I costi per il Sistema Sanitario Nazionale legati all’osteoporosi sono importanti: assistenza, riabilitazione dopo fratture da fragilità con interventi che devono essere tempestivi per migliorare la prognosi e ridurre le complicanze. Tutta questa sequela negativa può essere prevenuta, o comunque ritardata, con un adeguato apporto di vitamina D e calcio. Invece, spesso, questi nutrienti, nella popolazione generale sono insufficienti.
«Dall’infanzia fino ai vent’anni circa, vitamina D e calcio contribuiscono allo sviluppo della massa ossea e in età adulta diventano fondamentali per il suo mantenimento. La vitamina D – prosegue il dottor Cesare Liberali, Medico di Medicina Generale ASST Milano Ovest – permette al calcio di essere assorbito correttamente, evitando accumuli indesiderati che potrebbero portare alla formazione di calcoli renali. La prima fonte di produzione della Vitamina D è l’esposizione solare, oggi sensibilmente ridotta per stili di vita che portano a trascorre la gran parte del tempo al chiuso, abbassando così “le difese” per l’osso, ma anche del sistema immunitario e del benessere generale. Infatti la Vitamina D agisce sull’umore, sull’equilibrio renale e sul sistema cardiovascolare. Fondamentale è anche il calcio: oltre a potenziale l’azione della vitamina D sull’osso e dei farmaci per il trattamento dell’osteoporosi, promuove la funzionalità muscolare e partecipa a numerosi processi cellulari. Spesso l’organismo se lo procura con la dieta: il calcio è infatti presente in molti alimenti, come gli spinaci e i legumi, e soprattutto nei latticini. Tuttavia, la tolleranza al lattosio può diminuire con l’età, rendendo difficile raggiungere il fabbisogno giornaliero solo con la dieta. In entrambi i casi laddove i livelli di vitamina D e calcio non fossero ottimali si può intervenire con una adeguata integrazione».
L’importanza della dieta e dell’attività fisica
La dieta non è il solo strumento utile, per potenziale la salute delle ossa: in età giovanile l’attività fisica ad alta intensità è una “robusta” opportunità. «Pesistica o esercizi anaerobici sono ideali – prosegue il dottor Liberali – poiché le sollecitazioni meccaniche, che avvengono durante l’allenamento, in particolare i carichi che esercitano pressione, inducono la produzione di tessuto osseo più compatto e resistente. Anche discipline come il ballo, che includono salti e movimenti in sequenza, possono dare benefici alla massa ossea». Il Medico di Medicina Generale (MMG) è il primo referente che può individuare un eventuale rischio di carenze, a partire dalla Vitamina D, in cui età e stili di vita sono principali indicatori.
«Le donne in post menopausa rappresentano la fascia più vulnerabile: gli effetti della carenza – precisa il dottor Liberali – si manifestano con maggiore evidenza circa due anni dopo la menopausa, quando la riduzione degli estrogeni diventa più marcata. La terapia ormonale sostitutiva può essere indicata soprattutto nei casi di menopausa precoce, perché il rischio di osteoporosi aumenta in relazione al numero di anni vissuti con bassi livelli di estrogeni. Fondamentale, in caso di potenziale deficit, è intervenire precocemente per prevenire conseguenze più rilevanti, anche nell’uomo che può sviluppare osteoporosi e riportare fratture importanti, ad esempio del femore. Altre condizioni da non trascurare sono i disturbi del comportamento alimentare, diete molto restrittive, sovrappeso o obesità in cui la vitamina D viene accumulata nel tessuto adiposo, riducendo la quota disponibile per il tessuto osseo. Non ultimo i pazienti oncologici in cui le terapie ormonali, soprattutto nelle donne, riducono drasticamente gli estrogeni, aumentando il rischio di osteoporosi». Per il calcio potrebbe essere sufficiente, in assenza di intolleranze, assumere quotidianamente almeno due/tre porzioni di latticini. Il confronto tra medico di base e specialista è fondamentale per garantire una presa in carico adeguata, modulata sulla complessità della patologia e le esigenze del singolo paziente.
A chi rivolgersi?
«In generale il medico di base può gestire in autonomia i casi meno gravi – chiarisce Cesare Liberali – come i pazienti che necessitano di integrare calcio e vitamina D, quelli con livelli di paratormone alterati, un indicatore che spesso riflette valori insufficienti di vitamina D, e persone con osteopenia o forme iniziali di osteoporosi. Quando invece compaiono fratture, cedimenti vertebrali o altre complicanze importanti, è cruciale il coinvolgimento dello specialista, spesso un endocrinologo o un clinico dell’area osteometabolica, che suggerirà un approfondimento diagnostico per escludere cause primarie di osteoporosi, come deficit ormonali o disturbi dell’assorbimento. Inoltre lo specialista deve intervenire in tutte le condizioni precedentemente citate in cui la supplementazione di calcio e vitamina D diventa indispensabile». La gestione dell’osteoporosi oggi si basa su un approccio terapeutico graduale, modulato in funzione della gravità della malattia e del profilo del paziente. «Obiettivo è correggere le carenze di calcio e vitamina D- specifica il dottor Orazio Falla: una volta garantita un’adeguata supplementazione, si può ricorrere ai farmaci anti-osteoporotici, per favorire il rimodellamento osseo, un processo continuo che alterna fasi di riassorbimento dell’osso vecchio con formazione di nuovo tessuto. L’integrazione è oggi favorita da nuove formulazioni di colecalciferolo (vitamina D) e per il calcio da una recentissima soluzione, maneggevole, di facile assunzione (senz’acqua), al gusto dell’arancio, che migliora anche l’aderenza terapeutica. Questo nuovo integratore, a base di calcio citrato, altamente biodisponibile e generalmente meglio tollerato a livello gastrointestinale rispetto al calcio carbonato, può infatti essere assunto lontano dai pasti, un aspetto rilevante soprattutto per pazienti che prendono molte terapie nell’arco della giornata. Trattandosi di un’integrazione prolungata, il fatto che non provochi fastidi e non richieda accorgimenti particolari favorisce la continuità dell’assunzione, contribuendo nel tempo a garantire un supporto per la salute scheletrica».
di Francesca Morelli