Carla Fracci: se ne è andata “in punta di piedi”

Se ne è andata in “punta di piedi”, come in “punta di piedi” ha sempre ballato sul palcoscenico, con grandissima eleganza e riservatezza. E con il massimo riserbo ha affrontato la malattia, un tumore che negli ultimi mesi era diventato molto aggressivo: la sua condizione clinica si è aggravata in pochi giorni fino alla morte, il 27 maggio. Carla Fracci, la stella della danza, si è spenta nella sua abitazione di Milano, a 84 anni, circondata dall’affetto dei suoi cari, il marito Beppe Menegatti, il figlio Francesco con la nuora, i due nipoti e la sorella Marisa. A testimonianza di quanto gli affetti e i sentimenti fossero la prerogativa del suo carattere e del suo modo di vivere e soprattutto della sua danza. Sempre discreta e riservata, ha fatto parlare di sé solo per le grandi doti artistiche che l’hanno resa la “stella della danza” nel mondo. Lei che proveniva da una semplice famiglia, padre tranviere e madre operaia, è diventata l’étoile più famosa al mondo. Una vita fatta di sacrifici, come racconta nella sua biografia “Passo dopo passo” (Mondadori Editore): dalla famiglia di umili origini, alle difficoltà per potersi iscrivere alla scuola di ballo della Scala di Milano, alla rigida e dura disciplina, fino ai primi meritati successi.

La sua carriera comincia negli anni ‘50 e diventa la protagonista di più di 200 balletti interpretando più di 200 personaggi: Giselle, Giulietta, Cenerentola, Medea, Francesca da Rimini, Tatiana, per citarne solo alcuni. Acclamata dai più autorevoli critici di balletto e applaudita dal pubblico di tutto il mondo, Carla Fracci è stata partner dei più famosi ballerini, tra cui Nureyev, Baryshnikov. E ha danzato sui palcoscenici più importanti: Londra, Mosca, Tokyo, Los Angeles e con l’American Ballet Theatre. Ma si è anche divertita presentandosi in uno spettacolo alla TV, seguito da milioni di spettatori, ballando il Tip Tap con le gemelle Kessler e il Can Can con Heather Parisi. La sua vita è sempre stata la danza: non come forma di snobismo artistico, ma come arte rivolta al pubblico, in grado di trasmettere forti emozioni e profondi sentimenti e di far amare la musica. Ha danzato nei tendoni, nelle chiese, nelle piazze. E anche quando si esibiva nei teatri più importanti del mondo, ritornava poi nella sua amata Italia per ballare nei posti più dimenticati e impensabili. La sua vicinanza alla gente, al suo pubblico, si è concretizzata anche durante la malattia quando ha manifestato il suo rammarico, dopo un anno di lockdown, per la forzata interruzione che tutte le maestranze dei teatri hanno dovuto subire. La sua voce si è fatta sentire lo scorso 13 aprile, dalla sua casa milanese, in occasione della Giornata dedicata al Teatro, quando si è unita alle proteste dei lavoratori dello spettacolo.

«Il teatro è la nostra forza. È una lunga tradizione che ha visto l’Italia e gli italiani sempre in prima linea nel mondo. Il teatro è cultura e un Paese non può vivere senza cultura. È il nostro pane». È la sua ultima dichiarazione pubblica e rimane anche il suo testamento per promuovere la cultura e la danza, con un messaggio che è rivolto in particolare ai giovani ai quali, negli ultimi anni, aveva dedicato il suo insegnamento. Commuove il ricordo di Roberto Bolle che riconosce di essersi avvicinato alla danza grazie al suo esempio. «Già da bambino consideravo Carla Fracci una delle più grandi ballerine del mondo. E molti giovani come me si sono appassionati alla danza per merito suo. La considero un’icona, simbolo della danza italiana nel mondo; la definirei però “un’icona pop” perché è riuscita a rendere popolare un’arte come la danza, diffondendola anche in TV». Nonostante l’età, Carla Fracci aveva accettato lo scorso gennaio l’incarico di ritornare alla Scala, su invito del direttore di ballo Manuel Legris, per preparare due coppie di giovani interpreti alla ripresa di Giselle, a testimonianza della sua tempra instancabile. «Mi fa piacere aiutare i giovani a tenere vivo quello che mi è stato tramandato. In questo senso mi sento “Maestra” e mi piace trasmettere loro quello che conosco», aveva commentato in quell’occasione. Il suo fisico esile racchiudeva una volontà di ferro e una determinazione fuori dal comune. Il segreto del suo carattere e della sua “giovinezza” lo aveva confidato nell’intervista che, quattro anni fa, aveva concesso al nostro giornale, per il suo 80° compleanno (http://www.donnainsalute.it/2016/10/carla-fracci-scuola-talento/). «Ho coltivato il mio corpo alla sbarra, mi sono sempre tenuta allenata. È l’unico elisir di giovinezza che conosco. “Non farti mai ritoccare da un chirurgo estetico: rovinerebbe il tuo profilo neoclassico”, mi raccomandò Wanda Osiris. Le ho dato retta. E oggi continuo comunque a non risparmiarmi». E così ha fatto, fino alla fine.

di Paola Trombetta

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