Resta ancora un argomento tabù, soprattutto tra i più giovani. Di HPV, il Papilloma Virus Umano, che espone al rischio di tumore della cervice uterina e altre malattie sessualmente trasmissibili, non se ne parla. Anche nei periodi più “caldi” come l’estate, in cui le probabilità di incontrarlo aumentano per rapporti e partner occasionali e si affrontano nuove relazioni senza la giusta consapevolezza dei rischi. Non se ne parla, per stigma, preconcetti e retaggi culturali. O per disinformazione: l’HPV è poco conosciuto, talvolta confuso con l’HIV, il virus dell’AIDS con cui non ha nulla a che fare. È necessario rompere il silenzio, fare rumore attraverso l’informazione, tramite tutti i canali oggi disponibili: iniziative territoriali, social network, campagne di sensibilizzazione, come quella fra Fondazione AIRC e Gillette Venus che si rinnova per il secondo anno a sostegno della ricerca scientifica, per diffondere l’importanza della prevenzione, fare cultura sul ruolo efficace, protettivo e preventivo della vaccinazione anti-HPV.
«Sono stata una paziente oncologica – racconta Laura Daphne Marziali, testimonial della ricerca AIRC –. A 28 anni ho ricevuto una diagnosi di tumore della cervice uterina che ha cambiato radicalmente la mia vita e il modo di rapportarmi con la società, la professione, le relazioni, la mia interiorità. Ho subito un intervento molto invasivo che ha indotto una menopausa precoce, senza più capacità riproduttiva. Oggi devo fare i conti con questa frattura biologica e una nuova carta di identità interiore. Se sono qui è grazie alla ricerca, ai progressi e alle opportunità che offre ai pazienti. Il nostro impegno deve essere quello di portare questo valore nella società, parlando nello specifico di HPV, di come il tumore della cervice possa essere prevenuto, imparando ad ascoltare i primi preziosi segnali del nostro corpo, sfruttando l’opportunità degli screening, senza timore. Poiché la prevenzione fa la differenza».
Approfondiamo il tema dell’HPV con la dottoressa Monica Calcagni, ginecologa, sessuologa, divulgatrice medico-scientifica.
Dottoressa Calcagni, cos’è l’HPV?
«È un virus che può essere contratto indifferentemente da maschi e femmine, prevalentemente per via sessuale, ma non solo. Ad esempio in misura sensibilmente inferiore attraverso piscine, palestre, il lettino della spiaggia o le mani. L’HPV è una tra le pochissime malattie sessualmente trasmissibili per cui il preservativo non offre sufficiente protezione in quanto può essere presente anche nelle mucose, ad esempio sotto le unghie o nei genitali esterni ed è il principale agente eziologico per il tumore della cervice uterina (collo dell’utero), del cavo orale e dell’ano; tumori anche questi ultimi in crescita, in quanto sono aumentati i rapporti di tipo anale e orale. Per le donne, che si ammalano più facilmente rispetto agli uomini, più spesso portatori sani, esistono importanti strumenti di rilevazione del virus, come il Pap-test e l’HPV test, cha va a ricercare la presenza del DNA del virus nel secreto vaginale. Screening che invece non sono disponibili per i maschi che devono ricorrere ad altri sistemi di protezione. Per tutte queste ragioni resta cruciale l’informazione: è importante sapere che il virus può essere contratto anche senza rapporti penetrativi o che nel caso in cui si sia positivi, non necessariamente si svilupperà un tumore o in caso di positività al virus non ci sono misure precauzionali particolari da adottare in famiglia, con i partner e i figli che diano certezza di non trasmissione a terzi».
Quali sono i sintomi dell’HPV?
«Non ci sono. Lo si scopre di norma per caso, durante una visita ginecologica e con l’esecuzione del Pap-test e dell’HPV-test. Va detto che avere il Pap-test negativo non dà garanzia dell’assenza del virus che va appositamente cercato. Da qui l’importanza di sottoporsi al Pap-test ogni 3 anni dall’inizio dell’attività sessuale, comunque non oltre i 25 anni, fino a 70 anni, e all’HPV test da effettuare ogni 5 anni, come screening cervicale che sta sostituendo il Pap-test. Essendo un virus asintomatico sono fondamentali la prevenzione e la vaccinazione. Tuttavia, vaginiti e infezioni ricorrenti possono essere un segnale della presenza dell’HPV che abbassa le difese immunitarie, alterando l’immunità vaginale, con esposizione maggiore all’infezione».
La vaccinazione rappresenta la più potente forma di protezione e prevenzione dalle infezioni da HPV?
«Certamente sì, sebbene al riguardo ci siano alcune considerazioni da sfatare. Ad esempio, si ritiene che non sia necessario vaccinarsi, se si hanno già avuti rapporti sessuali o che ci si debba vaccinare solo se l’HPV test è positivo. Non è affatto così. Vi sono evidenze che vaccinare donne positive al virus riduce la frequenza di recidive. Basti pensare che Paesi come Australia e Gran Bretagna hanno quasi completamente debellato il tumore al collo dell’utero, grazie alla prevenzione di massa, mentre in Italia l’adesione vaccinale è ancora bassa per cattiva informazione e nonostante la gratuità per le fasce aventi diritto, le persone immunodepresse, quindi HIV+, con comportamenti sessuali a rischio, compresi gli omosessuali, e per pazienti oncologici. Per la restante popolazione è richiesta una partecipazione sanitaria con un prezzo calmierato del 50% rispetto al costo del vaccino acquistato in farmacia. Va eseguito secondo una “calendarizzazione” precisa: la prima dose a tempo 0 (oggi), la seconda almeno a due mesi dalla prima dose, la terza almeno a 6 mesi dalla prima dose, in assenza di effetti collaterali gravi, salvo un dolore al braccio in sede di puntura. Alcune raccomandazioni: non si può effettuare la vaccinazione in gravidanza, ma se la si esegue senza sapere di essere in dolce attesa non ci sono rischi per i nascituri. Mentre la gravidanza, in caso di un progetto genitoriale, può essere cercata anche la sera stessa, completata la terza dose. Infine la vaccinazione può essere fatta anche con il ciclo mestruale e con qualche linea di febbre. Se ci si domanda se abbia senso vaccinarsi solo per 9 ceppi, quelli coperti dal vaccino, quando i virus sono più di 200, non ci sono dubbi: certamente sì, poiché per cross-reattività il vaccino agisce su molti di questi, con una selettività specifica per quelli associati alla cervice uterina e “in estensione” per diversi altri».
Come sensibilizzare le giovani generazioni sull’importanza della vaccinazione: perché farla e cosa cambia se si dovesse contrarre il virus?
«È fondamentale che maschi e femmine si vaccinino a partire dall’11° anno di età compiuto, sebbene sia possibile effettuare la vaccinazione fin dai 9 anni. In tutta Italia è gratuito per i maschi fino ai 18 anni e per le donne, in base alla Regione, anche fino ai 26 anni. È bene che i giovani sappiano che essere vaccinati non significa smettere di fare prevenzione, ma vuol dire garantirsi una protezione maggiore, rafforzata nelle donne dalle modalità di screening, offerte gratuitamente dal Servizio Sanitario Nazionale. Così come devono essere informati che la rilevazione di una lesione precancerosa dagli screening evita con forte probabilità l’evoluzione in cancro in quanto evidenziata in fase pretumorale che può essere guarita con giuste terapie. Infine essere positivi all’HPV non significa avere il cancro, ma semplicemente che si è contratto uno dei tanti virus, che, se non trattato, non controllato o se non si è vaccinati, facilmente potrà trasformarsi in una lesione cancerosa, ciò in relazione anche al tipo di ceppo di HPV che si è acquisito».
Nonostante queste evidenze, vi sono ancora molte resistenze da parte di genitori e giovani. Come abbatterle, quali strategie adottare?
«Esistono barriere anche tra il personale sanitario a causa di una inadeguata informazione sull’importanza di proporre il vaccino a giovani e persone che hanno già avuto rapporti sessuali e chi è già positivo al virus. Barriere e resistenze che possono essere superate continuando a fare divulgazione e invitando genitori, ragazzi e giovani a chiedere informazioni corrette e accreditate al proprio medico di famiglia, al pediatra o presso il centro vaccinale».
di Francesca Morelli
Campagna di Fondazione AIRC sui tumori da HPV
“Cura il visibile. Proteggiti dall’invisibile” è la campagna di sensibilizzazione Gillette Venus che, in sinergia con AIRC, punta a educare, sensibilizzare e sostenere la ricerca sui tumori causati dall’HPV, trasformando la consapevolezza in uno stimolo per informarsi e attivarsi per la prevenzione. A questo importante progetto il brand partecipa con una donazione di 50 mila euro per cofinanziare uno studio nell’ambito del bando Investigator Grant di AIRC. Nel corso dell’ultimo anno, grazie anche a questo supporto, la ricerca ha compiuto importanti progressi. Ne è un esempio quanto conseguito dal gruppo della professoressa Alessandra Soriani, dell’Università “La Sapienza” di Roma, i cui dati raccolti mostrano che il blocco della proteina ADAR1, mediante molecole di RNA somministrate direttamente nel tumore della cervice uterina da HPV, ne rallenta la crescita e favorisce l’attivazione delle cellule Natural Killer, protagoniste della risposta immunitaria contro il cancro. Risultati che rafforzano l’ipotesi che ADAR1 rappresenti un potenziale bersaglio terapeutico in questa tipologia di tumori, aprendo la strada all’estensione degli studi ad altri tumori HPV-correlati, tra cui alcuni carcinomi squamosi del distretto testa-collo. «Questi risultati – dichiara la professoressa – rappresentano un importante passo avanti nella comprensione dei meccanismi che regolano la risposta immunitaria contro il tumore della cervice uterina. Osservare effetti significativi, sia sulla crescita tumorale, sia sull’attivazione delle cellule immunitarie, ci incoraggia a proseguire lungo questa linea di ricerca ed estenderla ad altre neoplasie in cui ADAR1 potrebbe svolgere un ruolo rilevante».
Gillette Venus, oltre a sostenere la ricerca, nel 2025 ha partecipato a iniziative sul territorio, come le maratone, e una capillare campagna social. Durante le attività itineranti è stato presentato un “box” in cui ognuno ha potuto inserire liberamente dubbi, domande e pensieri anonimi sul Papillomavirus, chiamati “VQuestion”. Le domande e i dubbi, raccolti durante le attività sul territorio tramite i canali social, sono stati successivamente approfonditi da AIRC e dalla professoressa Soriani, da cui sono stati realizzati contenuti video di risposta per fare chiarezza e promuovere la condivisione di conoscenze attraverso i profili social di Gillette Venus e AIRC. F. M.