“C’è ancora domani”: il primo voto delle donne

In occasione della Festa della Repubblica arriva in libreria la sceneggiatura di C’è ancora domani, pubblicata da Feltrinelli e firmata da Paola Cortellesi, insieme a Giulia Calenda e Furio Andreotti. Un’uscita che riporta inevitabilmente alla mente una delle immagini più forti del film: la lunga fila di donne davanti ai seggi nel giugno del 1946, alla vigilia di una giornata destinata a cambiare la storia italiana. Per comprendere la forza di quella scena bisogna ricordare che cosa significò davvero il voto per le italiane. Fino ad allora le donne erano state escluse dalla vita politica del Paese e, durante il fascismo, il loro ruolo era stato ulteriormente confinato all’interno della famiglia. Alle donne si chiedeva soprattutto di essere mogli e madri, di dare figli alla patria e di occuparsi della casa. Gli studi superiori erano scoraggiati, le tasse universitarie per le studentesse erano più elevate rispetto a quelle maschili e alcune professioni restavano di fatto precluse. Perfino l’insegnamento di materie come storia e filosofia nei licei era considerato di pertinenza maschile. A tutto questo si aggiungeva la diffusa convinzione culturale che le donne non avessero le capacità per interessarsi alla vita pubblica.

Per questo il 2 giugno 1946 non fu una semplice consultazione elettorale. Per milioni di italiane significò essere chiamate, per la prima volta, a decidere il futuro dell’intera collettività nazionale. Un passaggio storico che fu vissuto con emozione, orgoglio, trepidazione. “Stringiamo le schede come biglietti d’amore”: questa frase della giornalista Anna Garofalo fotografa perfettamente i sentimenti di quelle italiane.

È proprio questa memoria che Paola Cortellesi ha scelto di riportare al centro del suo film. Uscito nel 2023 e diventato in pochi mesi un fenomeno culturale oltre che cinematografico, C’è ancora domani è stato il maggiore incasso italiano dell’anno con oltre 36 milioni di euro al botteghino, conquistando pubblico e critica e ottenendo sei David di Donatello e il riconoscimento di Film dell’anno ai Nastri d’Argento. Un successo tutt’altro che scontato per un racconto ambientato nell’Italia del dopoguerra, attraversato da violenza domestica, disuguaglianze e subordinazione femminile. La stessa Cortellesi, che abbiamo incontrato di recente al Salone del libro di Torino, ha spiegato così quell’inaspettata adesione del pubblico. «Ogni italiano, giovane o anziano, ha riconosciuto nel film un piccolo pezzo della propria famiglia. Non necessariamente la violenza, ma certi atteggiamenti verso ragazze e donne».

La scelta di concludere il racconto con il primo voto femminile non nasce dunque da una semplice ricostruzione storica. In quella fila davanti ai seggi c’è il simbolo di una conquista collettiva e dell’inizio di una nuova stagione per le donne italiane. A distanza di tre anni dall’uscita del film, quella storia arriva ora in libreria nella sua forma originaria: la sceneggiatura da cui tutto è cominciato. Come ha spiegato Paola Cortellesi: «mi piaceva che le donne e le ragazze di oggi sapessero da dove arriviamo, dalle nostre nonne e bisnonne. È importante ricordare che certi diritti non sono arrivati da soli e che la loro storia è molto più vicina a noi di quanto ci immaginiamo. C’è ancora domani racconta il passato, ma parla soprattutto del presente. E quella fila di donne davanti ai seggi nel giugno 1946, ha anche uno sguardo verso il futuro».

di Paola Blandi

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