Rafforzare la cultura della donazione, investire sull’innovazione tecnologica e aumentare il numero dei trapianti per ridurre liste d’attesa ancora troppo lunghe. Obiettivi su cui stanno spingendo gli orientamenti e le politiche di Regione Lombardia, modello e laboratorio di eccellenza e innovazione nel panorama nazionale e europeo, come emerso dal Convegno “Donazione e trapianti d’organo, verso una nuova stagione”, promosso a Palazzo Lombardia di Milano (10 Aprile) dalla Rivista di politica sanitaria Italian Health Policy Brief, in collaborazione con Regione Lombardia, con il patrocinio del Ministero dell’Economia e delle Finanze. L’incontro ha portato a un confronto attivo fra istituzioni, mondo sanitario e ricerca riguardo a uno dei settori più delicati del Servizio Sanitario Nazionale e del terzo settore, per evidenziare conoscenze, capire i punti di forza e le criticità di donazioni e trapianti. Abbiamo discusso dell’impatto di questi contesti sulla donna con la dottoressa Flavia Petrin, Presidente nazionale AIDO (Associazione Italiana Donatori Organi).
Presidente Petrin, qual è la situazione dei trapianti oggi in Italia?
«Il tema dei trapianti è di grande rilevanza e complessità. Negli ultimi anni le donazioni, e quindi i trapianti, sono aumentati. Nel 2025 la Rete trapiantologica italiana ha confermato e migliorato i dati sia delle donazioni che dei trapianti, con numeri elevati, mai ottenuti, in relazione all’attività degli organi, dei tessuti e delle cellule staminali emopoietiche, cioè particolari capaci di auto-rinnovarsi e differenziarsi in tutte le cellule del sangue. Anche le donazioni di organi hanno toccato un nuovo primato: nel 2025 sono state 2.164 (+3,2% in confronto al 2024), a partire da 3.293 segnalazioni di potenziali donatori arrivate dalle rianimazioni (+3,2%). Grazie ai prelievi di organi effettuati sono stati realizzati 4.697 trapianti, 55 in più rispetto all’anno precedente (+1,2%). Questi numeri pongono l’Italia al secondo posto tra i Paesi europei per tasso di donazione (dati al 31.12.2024), con 29,5 donatori per ogni milione di abitanti, dietro i 48 della Spagna, ma davanti a Francia (28,3), Regno Unito (19,2) e Germania (10,9). Il nostro Paese regge bene il confronto anche per l’attività di trapianto: secondo a livello mondiale per il fegato (28,8 trapianti per milione di abitanti), superato soltanto dagli Stati Uniti (31,8), e settimo per il cuore (7)».
Quali sono i punti di forza e le criticità, ancora esistenti?
«Certamente l’adozione di nuove tecnologie avanzate, come la preservazione degli organi e i sistemi di monitoraggio post-trapianto, sono fattori positivi che hanno migliorato i tassi di successo. Inoltre, l’uso della robotica e delle tecniche mini-invasive hanno reso gli interventi più sicuri e meno traumatici. Ciò è sostenuto anche dagli aspetti organizzativi, tra cui negli ultimi anni una rete di coordinamento tra ospedali e centri di trapianto, molto più efficiente ed efficace a fronte dell’implementazione di protocolli standardizzati e della formazione continua del personale che hanno contribuito a ottimizzare i processi. Esistono però ancora molte criticità da risolvere: in primo luogo, la carenza di donatori che limita il numero di trapianti effettuabili. Nonostante le campagne di sensibilizzazione, la cultura della donazione in Italia è ancora in fase di sviluppo: ci sono poi disparità regionali nell’accesso ai trapianti con alcune aree che presentano tassi di donazione e trapianto significativamente inferiori rispetto ad altre. Infine, occorre continuare a investire nella ricerca e nella formazione per affrontare le sfide future e garantire a ogni paziente l’accesso a cure di alta qualità».
Con uno sguardo al femminile, qual è il “peso” della donna trapiantata?
«Se intendiamo il “peso” numerico delle donne trapiantate, questo è inferiore agli uomini, in cui probabilmente si sviluppano con più frequenza malattie che richiedono il trapianto. Ma il “peso” di una donna trapiantata va oltre il semplice aspetto fisico e include una complessa rete di emozioni, sfide e adattamenti. Aspetti che vanno riconosciuti e affrontati per garantire loro un supporto adeguato e una qualità di vita migliore. Dopo un trapianto, molte donne possono provare ansia riguardo alla propria salute e al funzionamento dell’organo trapiantato, paura per un eventuale rigetto o altre complicazioni che possono essere una fonte costante di stress. Essere sottoposte a un trapianto può influenzare l’immagine di sé e l’identità, così come il tempo di attesa e l’intervento stesso possono essere vissuti come eventi traumatici. Inoltre la gestione della salute, dopo un trapianto, richiede un impegno significativo, tra cui assunzione di farmaci, controlli regolari e modifiche allo stile di vita o alle prospettive. Molte donne trapiantate sono spesso accompagnate da un senso di gratitudine per la seconda opportunità, che può anche portare a conflitti interiori, come il senso di colpa per essere sopravvissute quando altre persone sono morte. Anche le dinamiche familiari e relazionali possono cambiare durante il periodo di malattia, durante e dopo un trapianto: le donne possono sentirsi più vulnerabili e dipendenti dagli altri e ciò può influenzare le loro relazioni. È importante perciò che abbiano il supporto da parte di familiari e amici e un aiuto a superare le difficoltà».
La donna come può farsi promotrice della cultura del dono all’interno delle famiglie?
«Le donne possono svolgere un ruolo cruciale, ad esempio utilizzando la propria influenza e le capacità comunicative per sensibilizzare ed educare a questa cultura. Attraverso il dialogo, l’esempio personale e il coinvolgimento attivo, possono contribuire a creare una comunità più consapevole e aperta alla donazione di organi. Inoltre, le donne sono più favorevoli ad esprimere il sì alla donazione nel momento della scelta, sono più propense a donare anche da vivente, sia nella donazione tra coniugi che in quella materna, dove si dimostrano più inclini al dono biologico per tutelare la salute e la stabilità economica del nucleo familiare».
Come le donne portano avanti il loro ruolo di caregiver?
«Spesso si trovano a gestire le esigenze di salute e benessere di familiari, amici o partner. Questo ruolo può essere particolarmente significativo nel contesto della donazione di organi, sia durante il periodo della malattia, sia nella gestione della salute post-trapianto. Le donne sono perciò pilastri essenziali nel percorso di cura dei pazienti trapiantati; la loro dedizione e il loro supporto, non solo migliorano la qualità della vita del paziente, ma possono anche influenzare positivamente gli esiti clinici. Riconoscere e valorizzare il loro ruolo è fondamentale per garantire un approccio olistico alla salute e al benessere dei pazienti».
Quale può essere invece il contributo della donna, protagonista attiva nelle associazioni e nella sensibilizzazione sociale?
«Certamente significativo: le donne giocano un ruolo cruciale nella promozione della donazione di organi e nel supporto ai pazienti. La loro leadership, passione e impegno favoriscono maggiore consapevolezza e contribuiscono anche a costruire comunità più forti e solidali. In AIDO rappresentano il 57 % dei soci. Su 7.000 volontari attivi, circa il 35% sono donne che oggi ricoprono anche ruoli importanti nei Consigli Direttivi».
Infine, quale “nuova stagione” è attesa per i trapianti?
«La donazione di organi è un atto di grande generosità, che può salvare vite e migliorare la qualità della vita di molti pazienti. Il trapianto rappresenta l’ultima speranza per chi è affetto da malattie croniche e non risponde ad altre terapie. Chi ha ricevuto un trapianto può riprendere la propria vita, tornare al lavoro, fare sport e avere figli. La disponibilità di organi e tessuti da trapiantare è ancora oggi insufficiente e per questo, purtroppo, molti malati muoiono o vivono con tante limitazioni. È importante continuare a sensibilizzare i cittadini ad aumentare le donazioni. Accanto alle innovazioni tecnologiche e ai progressi medici, questa scelta può permettere di arrivare ad assicurare il diritto al trapianto a tutti gli 8.000 pazienti in lista d’attesa e a diminuire il tempo che li separa dal trapianto stesso».
di Francesca Morelli
Il Ministero della Salute dice “sì” alla donazione di organi e tessuti
Il Ministero della Salute promuove la nuova “Campagna nazionale per la donazione di organi, tessuti e cellule”, in collaborazione con il Centro Nazionale Trapianti e le associazioni di settore. L’iniziativa, che sarà lanciata in occasione della Giornata Nazionale (19 aprile), intende sensibilizzare i cittadini su un tema di vitale importanza. Una azione semplice, che non costa nulla, ma di grandissimo valore: un “sì” che salva la vita a moltissime persone in attesa di trapianto. È sufficiente dare il proprio consenso alla donazione, direttamente presso l’Ufficio Anagrafe del proprio Comune, in occasione del rilascio o del rinnovo della Carta d’Identità Elettronica (CIE). La campagna è accompagnata da uno video che racconta il valore profondo di questa scelta attraverso le testimonianze di chi ha ricevuto una nuova opportunità. Giulia, tornata alla vita grazie a un trapianto di rene, Andrea che ha recuperato la vista con un trapianto di cornea, Marta che ha ricominciato a sorridere grazie a un nuovo cuore: storie emblematiche che dimostrano come un semplice gesto di responsabilità civile possa trasformarsi in un dono inestimabile per il prossimo. Claim della campagna è “Dai voce al tuo sì, scegli di donare”, che ha come testimonial di eccezione, il noto attore e doppiatore Luca Ward, voce narrante dello spot per cui ha ricevuto una targa dal Ministero, in cui racconta la bellezza di una scelta solidale, portando l’esempio della donazione di cornee fatta alla morte di sua madre e del pensiero, gratificante e fortemente emotivo, nell’immaginar quale persona stesse ora vedendo grazie ai suoi occhi. F.M.