Diabete e obesità: due malattie, spesso correlate, che compaiono sempre più spesso in età giovanile. L’obesità è uno dei principali fattori di rischio per lo sviluppo del diabete di tipo 2, al punto che si usa spesso il termine “diabesità” per indicare la loro stretta unione. Circa l’85-90% delle persone con diabete di tipo 2 convivono anche con sovrappeso od obesità. Dal 1° ottobre dello scorso anno l’obesità è riconosciuta come malattia, grazie alla Legge che porta il nome dell’onorevole Roberto Pella, presidente dell’Intergruppo parlamentare “Obesità, Diabete e malattie croniche non trasmissibili”. La prevenzione è fondamentale: stile di vita, alimentazione, attività fisica sono alcuni consigli per evitarne la comparsa. In occasione del Congresso dell’Associazione Europea per lo Studio del Diabete (EASD), che si è appena concluso al Centro Allianz MiCo di City Life a Milano, è stata promossa la prima Settimana europea di screening: un’occasione per mettere in atto un intervento precoce e tempestivo. All’insegna dello slogan “Know your numbers – Conosci i tuoi valori”, la campagna incoraggia le persone a controllare gli indicatori chiave di salute, tra cui la pressione arteriosa, la glicemia e il colesterolo, e adottare misure preventive in tempi più rapidi. L’iniziativa riflette l’ambizione del Piano «Safe Hearts» dell’UE, che riconosce i legami tra malattie cardiovascolari, diabete e obesità e promuove un approccio alla salute cardiometabolica integrato e centrato sulla persona. Come pure mirati sono i farmaci per la cura di queste patologie. In particolare si è visto negli ultimi due anni che molecole indicate per il controllo del diabete tipo 2 hanno anche ridotto del 20% il peso in persone obese, limitando di conseguenza anche le complicanze cardiovascolari.
Per approfondire queste tematiche presentate al congresso, abbiamo intervistato la professoressa Caterina Conte, ordinario di Medicina Interna all’Università Telematica San Raffaele di Roma e responsabile del Centro per l’Obesità dell’IRCCS MultiMedica di Milano.
Partiamo del binomio diabete-obesità. Qual è l’incidenza nella popolazione e se c’è una prevalenza femminile?
«Queste patologie sono strettamente associate: la maggior parte delle persone con diabete di tipo 2 convive anche con sovrappeso od obesità. Il diabete colpisce 32 milioni di persone nell’UE, 4 milioni in Italia, oltre a 1,5 milioni non diagnosticati, e circa un adulto su sei soffre di obesità. Il diabete e l’obesità sono malattie gravi di per sé e rappresentano importanti fattori di rischio per la morbilità e la mortalità cardiovascolari, insieme all’ipertensione e al colesterolo elevato. Negli studi sull’obesità le donne sono spesso sovrarappresentate rispetto agli uomini, probabilmente perché più di frequente sono le donne a rivolgersi ai centri di cura o agli specialisti. Al contrario, in altri ambiti clinici, c’è spesso una prevalenza maschile: le donne sono ancora minoritarie nelle sperimentazioni».
Il 1° ottobre dello scorso anno, l’Italia ha compiuto un passo storico, diventando il primo Paese al mondo ad adottare una legge parlamentare che riconosce l’obesità come malattia. Cosa rappresenta per i pazienti?
«Ha avuto una grande risonanza sui social e sui media in generale per informare le persone. Questa Legge ha finalmente contribuito a riconoscere esplicitamente l’obesità come malattia e può contribuire ad attenuare lo stigma su questa malattia, che non è una scelta individuale né una mancanza di volontà, ma una malattia cronica complessa. E per di più cronica: quindi richiede una gestione a lungo termine; quando è indicata una terapia farmacologica efficace, questa va generalmente considerata un trattamento cronico. Il costo di queste terapie è di circa 200/500 euro al mese e non tutti se le possono permettere. Se pensiamo però alle spese per le complicanze dell’obesità, soprattutto le malattie cardiovascolari, diabete tipo 2, ma anche l’ernia iatale, l’incontinenza urinaria, soprattutto nelle donne e diversi tipi di tumore legati all’obesità (mammella, colon, esofago, stomaco), la rimborsabilità di questi farmaci sarebbe davvero auspicabile. A volte, le scelte terapeutiche sono condizionate dal costo della terapia invece che dalle preferenze del paziente».
Qual è il meccanismo d’azione di questi farmaci?
«Mimano la funzione di alcune molecole (incretine) che l’organismo produce in risposta all’assunzione di cibo. Queste stimolano la secrezione di insulina, a livello del pancreas, che a sua volta favorisce l’ingresso del glucosio nelle cellule che lo utilizzano come fonte di energia. Questi nuovi farmaci migliorano il controllo glicemico nel diabete e intervengono anche sui meccanismi che regolano fame e sazietà. A livello del sistema nervoso centrale riducono la sensazione di fame e a livello periferico rallentano lo svuotamento dello stomaco, prolungando il senso di sazietà. Gli studi più recenti attestano che possono ridurre il food noise, bloccando la continua esigenza di mangiare, frequente nelle persone con obesità. I farmaci contribuiscono ad attenuare questa fame insaziabile e questo pensiero continuo di mangiare. L’organismo di una persona con obesità si oppone alle diete e alle restrizioni caloriche, aumentando la sensazione di fame e rallentando il metabolismo. Esiste anche una memoria degli adipociti, le cellule del grasso, che rimangono avide di immagazzinare trigliceridi».
Da quanto tempo si usano?
«Gli agonisti del recettore GLP-1 vengono utilizzati nel diabete da circa vent’anni; liraglutide è stata autorizzata in Europa per il diabete nel 2009 e per l’obesità nel 2015. Da un paio d’anni si sono diffuse altre molecole, più recenti, semaglutide e tirzepatide, con iniezioni sottocutanee settimanali. Arriverà per la fine dell’anno anche una formulazione orale di semaglutide. Purtroppo questi farmaci sono oggi totalmente a carico del paziente, con un costo mensile che va da 200 a 500 euro circa: solo in alcuni Paesi, come la Francia, vengono rimborsati dal Sistema Sanitario in pazienti con specifiche caratteristiche. Per il diabete invece questi stessi farmaci, anche in Italia, sono a carico del SSN».
Una donna con entrambe queste patologie, diabete e obesità, può oggi affrontare una gravidanza?
«La presenza contemporanea di obesià e diabete complica la gravidanza. Una donna con diabete, anche di tipo 1, può certamente avere una gravidanza con esito favorevole, ma è importante programmarla e ottimizzare il controllo metabolico prima del concepimento, con un follow-up specialistico. Nel caso della donna con diabete e obesità, può aggiungersi il problema dell’infertilità. Per migliorare la fertilità il ginecologo consiglia spesso alla donna di rivolgersi a uno specialista per perdere peso, prima di affrontare un progetto di gravidanza. Un eccessivo aumento di peso durante la gravidanza può aumentare il rischio di complicanze gravidiche e di obesità e alterazioni metaboliche nella prole».
di Paola Trombetta