La sessualità al centro degli interessi dei più giovani. Approfondire le emozioni, il valore delle relazioni, il consenso e il rispetto dell’altro, la sessualità nella sua funzione riproduttiva. Sono alcuni degli aspetti che richiedono chiare risposte, spesso invece insoddisfatte o non adeguatamente “risolte”, dopo ricerche on line. Così 5 adolescenti su 10 chiedono di discuterne a scuola, potendo avere un confronto tra pari, aprire un dialogo con un adulto competente da cui ricevere un’opinione accreditata.
È quanto emerge dal progetto nazionale “Anlaids incontra studenti e studentesse”, che nell’ultimo anno scolastico ha raggiunto 100 scuole – con il 67% degli studenti provenienti da licei – in 7 regioni, rivelatosi molto efficace nel raggiungimento dell’obiettivo: fornire ai ragazzi una informazione appropriata e autorevole. Al termine degli incontri previsti dal percorso, 9 studenti su 10 sono stati infatti in grado di distinguere in maniera corretta l’HIV (Virus dell’Immunodeficienza Umana), il virus che attacca e indebolisce progressivamente il sistema immunitario, distruggendo i globuli bianchi (linfociti T CD4+) che difendono l’organismo da infezioni e malattie, che si contrae prevalentemente per via sessuale, dall’AIDS (sindrome da immunodeficienza acquisita), lo stadio clinico avanzato di un’infezione da HIV, che distrugge le difese immunitarie dell’organismo.
Ma cosa chiedono espressamente i giovani, ragazzi e ragazze adolescenti? Il 29,9% desidera affrontare la gestione delle emozioni e dei sentimenti, il 17% il consenso e il rispetto di sé, degli altri e delle diversità, l’11,1% le differenze tra sesso biologico, identità di genere e orientamento sessuale. Questi dati, nel loro insieme, sono rilevanti e mettono un fermo immagine molto chiaro su uno scenario di nuovi bisogni, tanto più che arrivano all’avvio del primo anno scolastico successivo all’entrata in vigore della legge 9 giugno 2026, n. 104 sul consenso informato in ambito scolastico. Nuova norma che richiede il consenso preventivo scritto delle famiglie, o degli studenti maggiorenni, per attività attinenti alla sessualità, la preventiva visione dei materiali e informazioni puntuali su obiettivi, contenuti, modalità ed eventuali esperti esterni. Da queste attività sono escluse infanzia e primaria, fermo quanto previsto dalle Indicazioni nazionali.
«La nuova legge – dichiara Luca Butini, presidente di Anlaids – chiede alle scuole più trasparenza, materiali accessibili alle famiglie e una verifica rigorosa delle competenze degli esperti: principi che Anlaids condivide e applica da tempo. In particolare il consenso informato deve rafforzare l’alleanza tra scuola e famiglia, senza diventare una barriera all’informazione, ma rispondendo ai vari bisogni. Ad esempio, emerge dai dati che i ragazzi fanno domande concrete su prevenzione, relazioni, emozioni e consenso e che, quando ricevono risposte scientificamente corrette in uno spazio partecipativo e non giudicante, ne ricavano un importante beneficio: aumentano in maniera efficace le loro conoscenze, riducendo lo stigma che circonda spesso queste tematiche. Pertanto l’obiettivo sfidante deve essere quello di garantire a tutti gli adolescenti percorsi qualificati e continuativi, nel rispetto del loro diritto alla salute».
Sulla totalità delle tematiche affrontate dal questionario, emozioni, relazioni, consenso e rispetto occupano una posizione dominante nei desiderata dei giovani, espressa dal 47% dei partecipanti all’indagine, fin dalle risposte iniziali. Già in questa prima fase, il 32,5% dei ragazzi e ragazze si è dichiarato preoccupato riguardo al sesso in relazione alle possibili implicazioni: una gravidanza indesiderata (29,2%), un’infezione sessualmente trasmessa (24,3%), il senso di inadeguatezza (23,3%). Tutti quesiti e dubbi in ambito affettivo o sessuale che cercano di risolvere rivolgendosi ad alcuni primi punti di riferimento: gli amici (32,4%) e la famiglia, in particolare la madre (25%), mentre solo la minoranza – circa 10,2% – ricerca risposte su Internet, e ancora meno, il 6,4%, si rivolge a un medico e lo 0,5% a uno psicologo, di fatto le persone più autorevoli a dare risposte adeguate a questi aspetti di intimità, molto importanti.
Alla base delle richieste ci sono più motivazioni: il bisogno di maggiori conoscenze, di contrastare o dare risposta alle false credenze, di ridurre lo stigma. Il confronto tra i questionari compilati prima e dopo gli incontri, per un totale di circa 14.500, mostra un miglioramento ampio delle conoscenze di ragazzi e ragazze e una riduzione delle false credenze sull’HIV. Ad esempio la quota di studenti che distingue correttamente HIV e AIDS è passata dal 49,6% all’89,9%, la conoscenza delle modalità attraverso cui il virus può essere trasmesso dal 52,9% all’85,5% e quella della Profilassi Pre-Esposizione (PrEP), cioè l’assunzione di farmaci antiretrovirali da parte di persone HIV-negative prima di un potenziale contatto con il virus per prevenire l’infezione, dal 32,3% al 51,9%. Dopo l’incontro, il 78,6% risponde con sicurezza che l’HIV si cura ma non si può guarire, contro il 45,8% iniziale. “L’effetto” è esteso e va oltre le nozioni: prima dell’intervento il 35,2% riteneva pericolosi i rapporti sociali con una persona affetta da HIV, poi abbassatosi al 18,5% a seguito dei vari incontri, con una quota di risposte correttamente orientata al “no” aumentata dal 46,2% al 75,1% e una percentuale di ragazzi sa che una persona con HIV non è riconoscibile dall’aspetto è salita dal 18,0% al 57,7%.
I dati del questionario rappresentano pertanto un efficace modello misurabile che riguarda tutte le sfere, dalla prevenzione alla salute affettiva, confermandosi un progetto importante. “Anlaids incontra studenti e studentesse” è attivo dal 1993, con incontri gratuiti condotti da operatori formati, quali medici infettivologi, psicologi, biologi, infermieri, sessuologi ed educatori, affiancati da docenti e famiglie, in classi secondarie di primo e secondo grado. Il percorso di (in)formazione adotta un approccio di Comprehensive Sexuality Education, adeguato all’età e attento agli aspetti cognitivi, emotivi, fisici e sociali della sessualità, sviluppati e approfonditi in maniera innovativa. Avvalendosi ad esempio di strumenti multimediali, giochi di ruolo, circle-time e storytelling, fino all’utilizzo in alcune sedi delle la peer education, l’educazione tra pari, una metodologia educativa in cui un gruppo di persone apprende e trasmette conoscenze, esperienze o modelli di comportamento a individui simili per età, status o vissuto. I questionari anonimi, somministrati prima e dopo l’attività, permettono di misurare l’efficacia, individuare i bisogni informativi e restituire alle scuole un report dettagliato. E facendo di questa “istituzione” un luogo di valore culturale e sociale.
di Francesca Morelli