Come altre grandi città, anche Milano guarda al prossimo fine settimana con attenzione e preoccupazione, dopo i disordini che hanno segnato le giornate del 17 e 18 ottobre, con scontri, danneggiamenti e saccheggi ad opera di gruppi di ragazzi, spesso giovanissimi. Simona Scaini, Psicologa e Psicoterapeuta, Direttrice del Dipartimento di Psicologia della Sigmund Freud University di Milano, analizza le dinamiche psicologiche e sociali che possono spingere alcuni adolescenti ad aggregarsi e agire con violenza, valuta quali siano i modelli di riferimento che influenzano i loro comportamenti, e propone possibili strategie educative e preventive per intercettare il disagio e intervenire prima che degeneri in episodi di violenza. Il bisogno di sentirsi parte di un gruppo, di essere accettati e riconosciuti può influenzare i comportamenti degli adolescenti. <Nell’adolescenza il gruppo è centrale: dà appartenenza, identità e riconoscimento, proprio quando il ragazzo si stacca dalla famiglia. Quando mancano altri spazi in cui sentirsi capiti (scuola, sport, relazioni con adulti), il gruppo può diventare l’unica fonte di valore personale. In questi casi la violenza ha spesso una funzione precisa: guadagnare status, dimostrare forza, scaricare rabbia e frustrazione che non si riescono a dire a parole. Contano poi alcuni meccanismi tipici del gruppo. La responsabilità si diluisce (“non sono stato io, eravamo in tanti”), la pressione a conformarsi cresce e l’empatia verso la vittima cala. A questo si aggiungono fattori individuali e di contesto: difficoltà nel regolare le emozioni e gli impulsi, esperienze di trascuratezza o di violenza subita, isolamento sociale, abbandono scolastico, territori poveri di opportunità>. Quando i riferimenti reali sono deboli, si fanno strada modelli percepiti, amplificati dai social e da certi prodotti culturali. In questi modelli il successo coincide con il dominio, il rispetto si ottiene con l’intimidazione e la vulnerabilità è una debolezza da nascondere. I social, in particolare, premiano la visibilità: filmare e condividere un atto violento può trasformarlo in un modo per “esistere” agli occhi degli altri. Questi episodi raccontano anche un bisogno di riconoscimento che non trova canali sani. E raccontano, spesso, una povertà di linguaggio emotivo: molti ragazzi non sanno dare un nome a ciò che provano, e la violenza diventa il modo più immediato per esprimerlo>.
La prevenzione
Prevenire la violenza significa riconoscere i segnali di disagio prima che si trasformino in comportamenti problematici. Famiglia, scuola e società possono svolgere un ruolo fondamentale attraverso l’ascolto, il dialogo e la presenza di adulti capaci di offrire punti di riferimento solidi. Dove e come è possibile prevenire questi fenomeni, prima che degenerino in violenza? <La prevenzione funziona quando è precoce, diffusa e mette in rete più soggetti – sottolinea Scaini. In famiglia: aiutando i genitori a leggere i segnali di disagio (chiusura, cambi improvvisi di amicizie, irritabilità, calo scolastico) e a restare presenti anche quando il figlio sembra respingerli. A scuola: educando alle emozioni e alla gestione dei conflitti fin dall’infanzia, intercettando subito bullismo e dispersione, formando gli insegnanti a riconoscere le situazioni a rischio. Servono sportelli di ascolto e figure psicologiche stabili. Nel territorio: offrendo spazi di aggregazione positiva (sport, arte, musica, volontariato, educativa di strada) dove i ragazzi possano sentirsi competenti e riconosciuti, con adulti di riferimento affidabili. Nei servizi sanitari ed educativi: garantendo un accesso rapido a valutazione e presa in carico quando emergono difficoltà emotive, comportamentali o del neurosviluppo. I tempi di attesa troppo lunghi sono uno dei punti critici della prevenzione. Nel digitale: accompagnando i ragazzi a un uso critico dei social, invece di limitarsi a vietare. Il punto è intervenire sulla fragilità prima che si trasformi in rabbia: offrire ai ragazzi alternative concrete per sentirsi qualcuno, e adulti capaci di ascoltarli.
Paola Trombetta