Asma grave: miglior controllo con farmaci e misure pratiche ad hoc

Asma grave: una problematica “senza nome”, inesistente sul dizionario. Invece di questa forma di malattia cronica avanzata, che toglie il respiro invalidando la normale conduzione e la qualità della vita, tanto più grave perché sfugge anche al controllo delle terapie, ne soffrono 70 mila italiani, circa il 10-15% dei 4 milioni di asmatici e il 5% dei bambini, secondo il Severe Asthma Network Italy (SANI). Una forma di asma che ha tutta l’aria di essere negletta, sottostimata, spesso riconosciuta tardivamente dopo 5-6 anni dalle manifestazioni, e dunque non adeguatamente trattata, sebbene le crisi possano essere letali e responsabili di 500 morti ogni anno. Complice di questa criticità è anche l’assenza di chiari percorsi di intervento nei Pronto Soccorsi (PS), luogo cruciale cui l’asmatico (grave) approda anche più volte l’anno in acuto, quando la crisi mette potenzialmente a rischio la vita. Lo attesta una recente indagine “Asma Grave – Disease Management and Patient Flow in Pronto Soccorso”, condotta dalla rivista Italian Health Policy Brief, fra 71 medici di PS sul territorio nazionale, alcuni con Dipartimento di Emergenza e Accettazione di primo o secondo livello, che evidenzia una grande variabilità nei modelli gestionali del paziente con asma grave. Gli aspetti più critici sono l’assenza, in quasi la metà dei casi, di un protocollo di emergenza e di successivo follow-up condiviso e la mancanza di un team multidisciplinare per la presa in carico completa del paziente, dall’accesso alla dimissione, spesso rilasciato senza una programmazione di incontri per controlli e terapie. Un protocollo di gestione invece fondamentale perché, laddove presente, cambia la vita dell’asmatico, diminuendo le riacutizzazioni e gli accessi al PS, a favore di una riduzione dei sintomi e dell’utilizzo di corticosteroidi non privi di pesanti effetti collaterali quali osteoporosi, polmonite, malattie cardiovascolari, cataratta, ansia, depressione, aumento di peso, frequenti in caso di trattamenti prolungati.

«La corretta presa in carico e tutela del paziente – commenta Francesco Rocco Pugliese, Presidente SIMEU (Società Italiana della Medicina di Emergenza-Urgenza) – deve invece prevedere tre momenti cruciali: la visita pneumologica contestuale all’accesso al PS, quella dopo la dimissione e quella di follow-up presso il Medico di Medicina Generale (MMG)». Percorso che ha una doppia valenza terapeutica: monitorare il paziente e la malattia e introdurlo all’uso di farmaci biologici, terapie che rappresentano una “rivoluzione copernicana” nella gestione dell’asma grave. «I nuovi biologici – dichiara Giorgio Walter Canonica, responsabile del Centro di Medicina Personalizzata “Asma e Allergologia” dell’Istituto Humanitas di Milano – sono molecole innovative dai molteplici vantaggi: permettono di liberare il paziente dalla dipendenza e dagli effetti avversi dei corticosteroidi; sono maneggevoli grazie alla somministrazione ogni 2-8 settimane; riducono sensibilmente l’intensità e il numero di attacchi». «I biologici funzionali al tipo di asma (esosinofilico nel 50% dei casi, pauci-granulocitico e neutrofilico) che vanno assunti in associazione a broncodilatatori a lunga durata di azione (LABA) – aggiunge Fausto De Michele, Direttore della Pneumologia dell’Ospedale Cardarelli di Napoli – sono una opportunità da garantire ai pazienti all’interno di un appropriato percorso diagnostico-terapeutico». Ribadendo, ancora una volta, la necessità di istituzionalizzare una rete di continuità assistenziale tra pronto soccorso, specialista pneumologo/allergologo e territorio. A monte, però, occorre educare il paziente asmatico a mettere in atto alcune misure pratiche dell’asma, a partire dal diario dei sintomi da condividere col medico, assieme alle impressioni e preoccupazioni, in cui annotare anche gli appuntamenti di visite e controlli. «È buona regola nel corso degli appuntamenti far controllare le tecnica di inalazione del farmaco, ovvero il corretto uso del device – raccomanda Mariella D’Amato dell’Azienda Ospedaliera Dei Colli di Napoli – per evitare una minore efficacia terapeutica dovuta alla minor penetrazione del farmaco e alla possibile ricomparsa di attacchi. Punto fondamentale per il controllo della malattia è l’aderenza alla terapia, secondo le indicazioni ricevute dal medico; in caso di dubbi o di mancata assunzione di una dose, è importante parlarne con il referente per regolarizzare correttamente il farmaco».

Quando si soffre (soprattutto) di asma grave, va rieducato anche lo stile di vita, annullando il fumo (compreso quello passivo che può mettere a rischio di nuovi attacchi e ridurre l’azione dei farmaci) e seguendo una dieta sana che aiuta a contrastare l’aumento di peso, spesso associato a maggiori probabilità di reflusso gastro-esofageo che irrita le vie respiratorie e peggiora i sintomi dell’asma. Anche lo  stress o i cambiamenti dell’assetto ormonale, come in caso di gravidanza o menopausa, possono influenzare e aggravare il contesto di malattia, su cui pesa anche un difficile stato emotivo. Ansia, depressione, paura che immobilizza per il timore delle riacutizzazioni, la difficile gestione anche sul lavoro e nella vita privata e relazionale e l’arrivo di una nuova crisi sono compagni fissi di chi soffre di mancanza d’aria grave.
«Per il paziente asmatico come anche per il care-giver, che deve essere adeguatamente informato sul tutte le implicazioni della malattia – conclude c, presidente dell’Associazione Respiriamo Insieme Onlus – è fondamentale non sentirsi solo di fronte ad essa e poterla chiamare con il suo nome. Ma soprattutto ciò di cui ha bisogno è sentirsi protetto e assistito da una triangolazione di cura, che lega il medico di emergenza-urgenza, il MMG e lo  specialista ospedaliero e da una rete di familiari e amici che diano supporto pratico ed emotivo». Anch’essi parte integrante nel percorso di cura e gestionale dell’asma grave.

di Francesca Morelli

“Breight” aiuta il medico a scegliere l’inalatore giusto

Si chiama “BREIGHT”, dalla contrazione di due termini inglesi Breath, cioè respiro e Right, giusto. Si tratta, infatti, della prima App ad uso medico che aiuta a personalizzare la scelta del farmaco, ma soprattutto dell’erogatore inalatorio (device) per ciascun paziente affetto da asma e BPCO, in funzione di alcune caratteristiche come il flusso inspiratorio, la coordinazione mano-respiro, il livello di istruzione. Una delle limitazioni dell’efficacia terapeutica, e quindi della risposta della malattia, sta nella non corretta somministrazione. Spesso dovuta alla difficile maneggevolezza dell’inalatore o ad altre cause, con conseguenze importanti per il paziente: riduzione della qualità della vita e dello svolgimento delle normali attività quotidiane, fino a peggioramenti improvvisi e riacutizzazioni della “mancanza d’aria”, principale sintomo comune in entrambe le problematiche e un aumentato rischio di ospedalizzazione. «La gestione e il controllo delle malattie croniche ostruttive delle vie aeree – spiega Federico Lavorini, Professore Ordinario di Malattie dell’Apparato Respiratorio dell’Università di Firenze e coordinatore scientifico del progetto BREIGHT – è legata ad una corretta educazione del paziente all’importanza e all’uso dei dispositivi inalatori, senza la quale si registra un tasso di mancata aderenza terapeutica anche del 20%-30%». L’applicazione, disponibile per iOS e Android e corredata anche da un video-tutorial sull’utilizzo di ciascun dispositivo, è stata presentata al Congresso AIPO (Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri) di Firenze. «La mobile health – conclude Daniela Rossi, Direttore Generale di Neopharmed Gentili, che ha progettato questo dispositivo – entra a far parte sempre più della “borsa del medico” e BREIGHT è un esempio virtuoso di come la tecnologia possa impattare positivamente sul percorso di cura dei pazienti, contribuendo al miglioramento della qualità di vita».Maggiori informazioni sul sito: https://www.breight.it/

F. M.

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