Spesso dimentichiamo o sottovalutiamo il loro valore, invece i nonni, fanno ancora parte di un “villaggio”, da proteggere e custodire perché sta via via scomparendo. Un tempo i bambini venivano cresciuti dall’affetto e dalla cura di più persone care: genitori, nonni, zii, vicini di casa, fratelli più grandi. Una comunità non più così attiva, soprattutto nelle grandi città, dove continuano a restare punto fermo solo i nonni. A cui si affidano moltissime famiglie: nove su dieci, secondo gli ultimi dati Istat, mentre una su tre con figli sotto i 15 anni può contare anche sull’aiuto di altri parenti per la cura dei bambini. I nonni accompagnano i nipotini all’asilo, preparano il pranzo, li accudiscono quando hanno la febbre: sono una delle colonne portanti della cura dei bambini in Italia.
«Il nostro sistema continua a funzionare come se i nonni fossero una risorsa infinita, ma non è così. Oggi in Italia – spiega Chiara Baiguini, Life & Family Coach, educatrice del sonno gentile, autrice e prima in Italia ad aver applicato il principio dei profili sensoriali al sonno dei bambini ideando l’approccio C.A.R.E.® – si diventa madri per la prima volta in media a quasi 32 anni, quindi anche genitori e nonni più “attempati” e si va in pensione più tardi: a 67 anni. Molti nonni, pertanto, alla nascita di un nipote, ancora lavorano, altri vivono lontano, perché i figli si sono trasferiti per lavoro, altri dedicano più tempo a sé per viaggiare o coltivare passioni. È un cambiamento culturale a cui stiamo assistendo, ma la conciliazione lavoro-famiglia, in Italia, continua a reggersi in gran parte sulla disponibilità dei nonni, il pilastro del “welfare” di molte famiglie.
Il loro valore in alcuni Paesi comincia ad essere riconosciuto, come in Svezia dove dal 2024, i genitori possono cedere parte del proprio congedo parentale retribuito ai nonni o a un’altra persona di fiducia, valorizzandone il lavoro. In Italia ciò non accade, non c’è una legge a loro tutela».
I nonni vogliono, inoltre essere sempre più informati su quanto si sa oggi, ad esempio sullo sviluppo dei bambini, mettendosi in discussione rispetto a scelte adottate con i loro figli, quando ritenute sbagliate. Spesso però si dimentica il valore che portano alla relazione, dentro le famiglie: uno studio dell’Università di Oxford, su oltre 1.500 ragazzi tra gli 11 e i 16 anni in Inghilterra e Galles, attesta che un maggiore coinvolgimento dei nonni si associa a meno problemi emotivi e a più comportamenti prosociali, soprattutto nelle famiglie separate. Secondo l’approccio C.A.R.E.® questo aspetto può essere chiaramente spiegato: i bambini regolano il proprio sistema nervoso attraverso quello degli adulti di cui si fidano, in un processo definito di co-regolazione: ogni adulto di riferimento è una fonte di sicurezza in più, apprendendo che questa nasce dalla qualità della relazione. I nonni, con i loro ritmi più lenti, le storie, la memoria della famiglia, offrono tempo, radici, un altro modo di essere amati ai piccoli. E il sonno è un caso emblematico: molti genitori lamentano che con la nonna i piccoli si addormentano subito, mentre con loro è una faticaccia. «Chi offre un supporto temporaneo – chiarisce Baiguini – come i nonni, ha risorse di pazienza più fresche rispetto a un genitore che è in servizio ventiquattro ore su ventiquattro, e in un corpo calmo il bambino legge sicurezza e si lascia andare più facilmente. Inoltre, con i nonni i piccoli si adattano, mentre sul genitore si permettono di far ricadere tutta la stanchezza della giornata. Non è un fallimento dei genitori, è il segno di un legame solido». Allora quali utili consigli per i nonni che mettono a letto i nipoti?
- Non copiare la routine dei genitori, basta essere presenti, calmi, autentici nel proprio modo di stare vicino ai piccoli. Molti bambini, se si sentono al sicuro, si adattano a rituali diversi con persone diverse.
- Avere con sé la “coperta di Linus” del bambino, cioè il suo punto di riferimento: il pupazzo, il sacco nanna, la canzone che conosce. Il bambino acquisisce sicurezza e sente di potersi lasciare andare.
- Guardate il bambino, non l’orologio. Occhi che si strofinano, sguardo che si perde, movimenti che rallentano: sono i segnali che è pronto per dormire. Fondamentale è non saltate il pisolino sperando che la sera crolli prima: succede il contrario, perché sonno chiama sonno.
- Fate squadra con i genitori, anche quando la si pensa diversamente. Se c’è un disaccordo fra le parti, è bene parlarne di giorno, mai davanti al bambino, che dorme meglio quando sente intorno a sé adulti alleati.
Francesca Morelli