Menopausa: cade il tabù, ma resta il silenzio sui sintomi

La menopausa oggi sta vivendo una situazione paradossale: se ne parla di più, ma sintomi e cambiamenti vengono spesso considerati “normali” e quindi non vengono comunicati al medico, mentre la percezione di essere informate non si traduce sempre in conoscenza delle possibili conseguenze a lungo termine. Solo il 24,7% delle donne, ad esempio, collega la menopausa al rischio cardiovascolare, segnale di una consapevolezza ancora limitata degli effetti sulla salute. Vampate e insonnia sono tra i sintomi più impattanti: per il 62,4% delle donne che ne soffrono hanno compromesso attività e qualità della vita, mentre una quota di intervistate ha dichiarato di aver rinunciato persino all’attività lavorativa. È quanto emerge dalla survey di AstraRicerche per Bayer Italia, su un campione di 1000 donne italiane tra i 50 e i 70 anni, presentata in occasione della Giornata mondiale della menopausa del 18 ottobre.

Se ne parla di più, ma molte donne continuano a nasconderla

Per il 70,6% delle intervistate, oggi si parla della menopausa più apertamente rispetto a qualche anno fa, ma il 65,2% considera insufficiente il livello di conversazione sul tema. Il tabù però resiste nei comportamenti: quasi la metà delle intervistate ha fatto almeno qualcosa per nascondere la menopausa, dal celare i disturbi (38,1%), al nascondere una vampata quando si trovava con altre persone (21,1%). Questo si riflette anche nelle persone con cui le donne scelgono di parlarne: di menopausa le donne parlano principalmente fra loro (il 78,5% ne parla con le amiche, il 68,3% con le figlie e il 66,4% con le colleghe). Il confronto è molto meno frequente con gli uomini, dagli amici ai colleghi maschi. La menopausa è vissuta soprattutto come una fase naturale della vita: lo pensa l’86,6% delle donne, che la considera una fase al pari delle altre. Ma proprio questa percezione può contribuire a ridurre l’importanza attribuita a ciò che si vive durante questa fase e a limitare il confronto con il medico. Il dialogo con il medico rimane infatti ancora insufficiente: il 26,8% delle donne non ha mai parlato di menopausa con un medico e il 21,9% ne ha parlato una sola volta. Tra le donne che presentano disturbi, il 30,8% non ne ha discusso con un medico. La ragione principale di questo silenzio (indicata dal 63,7%) è che si considera la menopausa qualcosa di naturale o non abbastanza importante da portare all’attenzione del medico. È proprio qui che la percezione della menopausa come fase “naturale” può diventare un limite: ciò che viene considerato normale rischia di essere anche sottovalutato, lasciando in secondo piano l’impatto concreto dei sintomi sulla vita quotidiana e sulla salute a lungo termine.

Vampate e insonnia: quando i sintomi limitano la vita di tutti i giorni

Quasi la totalità delle donne intervistate avverte almeno uno dei sintomi legati alla menopausa, tra disturbi del sonno, vampate di calore diurne o notturne, sbalzi d’umore o calo della libido. Vampate e insonnia rappresentano un carico particolarmente significativo per chi ne soffre (il 40,7% delle intervistate ha oggi disturbi del sonno moderati o severi, il 37,3% vampate moderate o severe): tra le donne che hanno sperimentato questi disturbi, il 62,4% ha rinunciato ad almeno un’attività o l’ha svolta peggio di quanto avrebbe voluto.  Nell’ultimo mese, i disturbi hanno limitato in media 4,2 giorni di attività. Il lavoro è uno dei luoghi in cui la menopausa pesa: il 33,9% fa più fatica a concentrarsi rispetto a prima. E l’impatto è ancora maggiore quando i sintomi sono più intensi: il 32% delle lavoratrici con vampate moderate o severe quotidiane ha giornate in cui rende meno, mentre il 56% di chi dorme male almeno quattro notti alla settimana fatica a concentrarsi. Le donne però cercano di reagire di fronte ai sintomi. L’86,9% di quelle che hanno avuto vampate ha provato almeno un rimedio, nella maggior parte dei casi attraverso strategie legate allo stile di vita o accorgimenti pratici. Anche per i disturbi del sonno il 92,5% ha provato qualcosa. Oggi, tuttavia, il 42,7% delle donne con disturbi non segue alcun trattamento o rimedio e solo il 9,3% segue una terapia prescritta dal medico. La ricerca evidenzia quindi uno spazio importante per un maggiore dialogo tra donne e professionisti sanitari.

«Non esiste una sola menopausa e non esiste una sola risposta ai suoi sintomi», puntualizza Rossella Nappi, Professore Ordinario di Clinica Ostetrica e Ginecologica dell’Università di Pavia, Policlinico San Matteo, e Presidente della International Menopause Society (IMS). «Accanto alle modifiche dello stile di vita, oggi abbiamo diverse possibilità per aiutare le donne, comprese opzioni ormonali e nuove soluzioni non ormonali, che possono essere valutate in funzione dei sintomi, della storia clinica, delle esigenze e delle preferenze individuali. L’obiettivo non è medicalizzare una fase naturale della vita, ma evitare che una donna debba rassegnarsi a convivere con sintomi che incidono sulla sua qualità di vita. Parlare con il medico permette di individuare l’approccio più adatto alla singola persona».

Apparentemente informate, ma poco consapevoli dei rischi per la salute

Uno degli elementi più significativi della ricerca riguarda la distanza tra la percezione di essere informate e la conoscenza effettiva delle conseguenze della menopausa sulla salute. Il 61,1% delle donne si considera molto o abbastanza informata sulla menopausa, ma questa sicurezza non sempre corrisponde a una conoscenza completa. Se infatti il 59,1% associa correttamente la menopausa alla perdita di massa ossea, solo il 24,7% la collega al rischio cardiovascolare, il 24,2% al colesterolo e il 15,1% alla glicemia.

«La menopausa non riguarda soltanto i sintomi che una donna può sperimentare nel quotidiano, ma rappresenta una fase della vita nella quale è importante prestare attenzione anche alla salute nel lungo periodo. Il calo degli estrogeni che accompagna la menopausa si inserisce in un processo di cambiamenti che coinvolge diversi aspetti del benessere psicofisico e della salute, compreso il sistema cardiovascolare e quello scheletrico. Anche sintomi spesso considerati transitori, come le vampate di calore, possono avere implicazioni che vanno oltre il disagio quotidiano. Le evidenze scientifiche mostrano, infatti, che le vampate moderate o severe possono rappresentare un indicatore di un aumentato rischio cardiovascolare. In questo senso, le vampate possono essere considerate la punta di un iceberg: un segnale evidente di un cambiamento più ampio che merita attenzione. Per questo è importante che la donna non si limiti a considerare i sintomi come qualcosa da sopportare, ma li porti all’attenzione del medico, così da poter valutare insieme il proprio stato di salute e le strategie di prevenzione più appropriate», conclude Rossella Nappi.

Cosa chiedono le donne?

Dalla ricerca emerge che le priorità delle donne sono soprattutto pratiche e concrete. Tra queste, il bisogno di una migliore informazione (51,9%), in particolare attraverso indicazioni pratiche su come affrontare questa fase della vita, e la disponibilità di prodotti e farmaci più efficaci (47,0%). Il 42,9% chiede servizi e professionisti maggiormente dedicati alla menopausa, con punti di riferimento sul territorio. Accanto agli aspetti sanitari, il 42% delle donne vorrebbe che la menopausa smettesse di essere considerata l’inizio della vecchiaia. La richiesta di parlarne di più si ferma a circa un terzo delle intervistate e si rivolge più agli uomini e alla famiglia che ai media. Emerge anche, seppure in misura ridotta, il desiderio di risposte concrete, come il supporto sul lavoro e maggiore ricerca scientifica (entrambi al 18,1%), ma anche la necessità di gruppi di sostegno fra donne (11,3%). Richieste coerenti con il giudizio sul sistema sanitario, che oltre la metà delle intervistate (54,5%) ritiene non si occupi ancora abbastanza delle donne in questa fase.

di Paola Trombetta

Come sfatare i dieci falsi miti più diffusi tra le donne 

Le donne italiane cercano, sempre più online e sui social media, informazioni sulla menopausa. Purtroppo circolano spesso informazioni fuorvianti che confondono le donne. E impediscono loro di accedere alle cure più efficaci. In occasione della Giornata mondiale della menopausa (World Menopause Day) del 18 ottobre, ne abbiamo parlato con la dottoressa Cristina Tomasi, medico specialista in medicina interna, che nel suo ultimo libro “Una nuova te. Il rivoluzionario Metodo Tomasi per la salute delle donne 40+” (Antonio Vallardi Editore) affronta in chiave critica, sulla base della sua esperienza ultra trentennale vissuta tra l’Ospedale Regionale di Bolzano e in ambulatorio, i 10 falsi miti più diffusi tra le donne italiane sulla menopausa.

«In tanti anni di ambulatorio, dopo aver ascoltato decine e decine di donne sedute di fronte a me con le domande più diverse, ho capito una cosa fondamentale». sottolinea la dottoressa Tomasi. «In Italia quando si parla di menopausa, circolano troppe informazioni sbagliate. Passano di bocca in bocca, si mescolano a paure, esperienze personali, racconti delle amiche, consigli non richiesti. E così, senza accorgercene, finiamo per affidarci più al sentito dire che alla conoscenza reale. È per questo che ho deciso di raccogliere, in una guida completa sul benessere ormonale e metabolico delle donne over 40, la top 10 dei falsi miti più diffusi sulla menopausa. Per fare un po’ di chiarezza, per sfatare convinzioni errate e restituire a ogni donna il diritto di capire che cosa le sta accadendo».

A certificare il tutto ci sono diversi importanti studi e ricerche scientifiche, promossi sia a livello internazionale che nazionale, In Italia, secondo i dati dell’indagine “La menopausa nella vita delle donne” pubblicata nel 2024 e promossa da Fondazione Onda ETS, il 56% delle donne ritiene di avere un livello di informazione medio-alto rispetto al tema della menopausa; informazioni principalmente raccolte attraverso esperienze di amiche e familiari (74%), consultazione di siti internet di informazione (62%) e dialogo con figure professionali (ginecologo 65% e MMG 39%). La scarsa informazione delle donne e la mancanza di formazione adeguata degli operatori sanitari sulla menopausa fanno sì che le donne affrontino questa fase critica della vita impreparate e prive del supporto necessario. È fondamentale invece che i medici di base e gli operatori sanitari ricevano una formazione adeguata.

Ma ecco i 10 falsi miti:

  1. La menopausa arriva all’improvviso.
  2. La terapia ormonale è pericolosa e va evitata.
  3. Gli ormoni fanno ingrassare.
  4. La menopausa è solo vampate e sudorazioni.
  5. È tutto nella tua testa.
  6. Se hai sintomi, significa che stai invecchiando male.
  7. La sessualità finisce con la menopausa.
  8. Bisogna sopportare: è una fase naturale.
  9. Se non hai sintomi, non serve fare controlli.
  10. La menopausa è la “fine dei giochi

«Spesso arrivano in ambulatorio le donne dicendo: “Dottoressa, ho ancora il ciclo, quindi non può essere la menopausa”. La menopausa è una data sul calendario: 12 mesi dall’ultima mestruazione. Il viaggio però – chiarisce la dott.ssa Tomasi – inizia anni prima, in perimenopausa, quando gli ormoni cominciano a oscillare e compaiono insonnia, irritabilità, sbalzi d’umore, palpitazioni, cicli ravvicinati o abbondanti, nebbia mentale. Molte donne consultano neurologo, cardiologo e gastroenterologo prima che qualcuno, forse, pronunci loro la parola perimenopausa».

Tra le donne italiane è molto diffuso il timore relativo alla pericolosità nel sottoporsi alla terapia ormonale sostitutiva (TOS) durante il periodo della menopausa tanto che, secondo la ricerca Ricominciare da cinquanta. Libro bianco sulla menopausa realizzata dal Censis nel 2018, solo il 51,9% delle donne italiane tra i 45 e i 65 anni ha sentito parlare della TOS e appena il 7,6% la utilizzava. «Il mito nasce da vecchi studi mal interpretati – spiega la specialista – Oggi la terapia ormonale sostitutiva, prescritta in modo personalizzato e iniziata nella finestra di opportunità, riduce i sintomi, protegge le ossa, sostiene il metabolismo e può ridurre il rischio cardiovascolare in determinati gruppi di donne. Non è priva di rischi, come ogni terapia, ma i rischi reali sono molto più bassi delle paure diffuse. Anche l’idea che vada sospesa a 60 anni non è supportata dalle principali società scientifiche (North American Menopause Society – NAMS e International Menopause Society – IMS). La domanda non è «a che età smettere», ma «i benefici superano ancora i rischi per questa donna?». Le donne hanno poi la falsa convinzione che gli ormoni facciano ingrassare. «È il calo degli estrogeni, non la terapia, a favorire l’accumulo di grasso addominale: con la perimenopausa aumenta la resistenza insulinica, si riduce la termogenesi e cala la massa muscolare», dichiara la dottoressa. «Gli estrogeni aiutano a regolare la distribuzione del grasso e un metabolismo più attivo; la terapia ormonale tende ad aiutare a stabilizzare il peso, non il contrario».

Il quarto mito da sfatare riguarda l’assunto in base al quale la menopausa è una condizione associata esclusivamente a sintomi quali le vampate di calore e la sudorazione. «Ridurre la menopausa alle vampate di calore è come raccontare un romanzo parlando di una sola scena – spiega la specialista.  I sintomi coinvolgono sistema nervoso, cuore, intestino, muscoli e articolazioni, apparato urogenitale, pelle, metabolismo. Molte donne non hanno vampate, ma vivono cambiamenti profondi altrove, e non li collegano agli ormoni». Inoltre tutti i sintomi provati dalle donne in menopausa non sono frutto della loro immaginazione, ma sono dovuti a una reale variazione ormonale. «I sintomi della menopausa non sono fantasie, né fragilità emotiva: sono risposte biologiche a una variazione ormonale reale. Gli ormoni influenzano sonno, termoregolazione, metabolismo, tono dell’umore. Riconoscere che i sintomi sono reali è un atto di rispetto, e il primo passo per curarli».

Vi è poi il falso mito per cui se hai dei sintomi tu stia invecchiando male. «Avere sintomi non è una colpa e non dice nulla sul valore o sulla forza di una donna – dichiara la Tomasi –. La perimenopausa è una fase fisiologica: alcune la attraversano quasi senza accorgersene, altre con cambiamenti pesanti. L’intensità dei sintomi non è legata alla tenacia e non riflette necessariamente lo stato di salute». Peggio ancora l’idea per cui la sessualità finisca con l’arrivo della menopausa. «La sessualità non è un interruttore controllato dagli estrogeni: è un intreccio di corpo, emozione, relazione, autostima e desiderio. La carenza estrogenica può portare secchezza, dolore e calo del desiderio, ma la medicina offre soluzioni efficaci, dalle terapie locali vaginali alle cure sistemiche e alla fisioterapia del pavimento pelvico. La sessualità si trasforma, non si spegne».

Che la menopausa sia una fase naturale è vero, ma che vada sopportata in silenzio, questo no. «Oggi disponiamo di strumenti che controllano la stragrande maggioranza dei sintomi: terapia ormonale, nutrizione, supporto psicologico, fitoterapia, esercizio fisico. Soffrire non è obbligatorio», chiarisce la dottoressa. Non dobbiamo dimenticare poi l’importanza della prevenzione, nascondendoci dietro l’assunto per cui «Io sto bene, perché dovrei fare esami?». L’assenza di sintomi non significa che nulla stia cambiando. «Nei primi 10 anni dopo l’ultima mestruazione si può perdere addirittura fino al 30% della massa ossea; il profilo lipidico e la sensibilità insulinica cambiano in silenzio. Ossa, cuore, metabolismo e apparato genitourinario meritano attenzione anche quando non si sente nulla». Infine occorre sfatare, una volta per tutte, che la menopausa rappresenti il fischio finale della vita di una donna, la definitiva «fine dei giochi». «È un mito culturale più che biologico – conclude la dott.ssa. Tomasi –. La menopausa non segna la fine, ma una trasformazione: una stagione in cui il corpo cambia linguaggio, ma non perde valore. Può portare maggiore consapevolezza, libertà, lucidità, energia riorientata. Non è la fine di qualcosa, è l’inizio di un capitolo diverso».   P.T.

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