ADDIO AI GRASSI TRANS IN AMERICA. E DA NOI?

Esisteranno ancora per tre anni, fino al 2018, poi gli acidi grassi idrogenati, o grassi trans, in America, dovranno essere definitamente eliminati dai prodotti industriali, come la margarina, l’alimento che li contiene per eccellenza, i biscotti,le pizze preconfezionate, gli snack dolci e salati, le patatine surgelate, perché reputati altamente dannosi per la salute del cuore. Sarebbero causa infatti di buona parte di morti per infarto del miocardio o dell’insorgenza di ictus. Lo ha decretato la FDA (Food & Drugs Administration) che ha reso ufficiale la normativa nelle scorse settimane, obbligando le industrie alimentari a un repentino adeguamento della produzione. Una decisione, quella della FDA, comunque annunciata perché già nel 2006 l’istituzione aveva richiesto ai produttori una “certificazione” della presenza di grassi idrogenati, con tanto in etichetta sulle confezioni degli alimenti di loro produzione e l’obbligo di diminuirne progressivamente il contenuto. Due anni dopo, nel 2008, il sindaco di New York, Bloomberg, vietava l’utilizzo dei grassi trans nei ristoranti della città, esempio che fu seguito da altre 13 città americane. Poi di nuovo la FDA, nel 2013, avvertiva i consumatori dei danni che queste sostanze potevano provocare al cuore, fino all’ultima recente tappa, epitaffio ai grassi trans. Un provvedimento che, secondo uno studio apparso sul British Medical Journal, andrà in tanta salute: si stima infatti che l’assenza di grassi idrogenati dagli alimenti potrà prevenire 11 mila attacchi di cuore e 7 mila conseguenti morti all’anno solo negli Stati Uniti.
Una previsione dai numeri astronomici, ma gli esperti la ritengono attendibile. Infatti il problema sta tutto lì: nella quantità di idrogeno (da cui il nome di grassi idrogenati) che viene aggiunto all’olio vegetale per dare maggiore gusto ai cibi e garantire loro una migliore e più lunga conservazione. Il tutto a un basso costo, del quale però vengono sottovalutati gli importanti effetti collaterali. Perché i grassi trans sono una delle principali cause di aumento dei livelli di colesterolo LDL (quello cattivo) nel sangue, che è anche un potenziale fattore di rischio di malattia coronarica, a cui si associa la riduzione di colesterolo HDL (quello buono) e un incremento dei livelli di trigliceridi nel sangue, entrambi riferibili a probabilità più elevate di malattia coronarica.
Ma i danni non si concluderebbero qui, perché una dieta ricca di acidi grassi trans sembra determinare anche una maggiore concentrazione di triacilglicerolo a digiuno che, in studi epidemiologici, si associa al rischio di malattia cardiovascolare. E ancora, più di recente, da uno studio dell’Università della California a San Diego, negli Stati Uniti, sarebbe emerso che hanno anche la potenzialità, se consumati in elevati quantitativi, di danneggiare la memoria. I dati di un sondaggio dietetico e un test di memoria svolto su oltre mille persone, fra uomini e donne, parlerebbero chiaro, mettendo in evidenza che, in media, gli uomini fino ai 45 anni di età, in condizioni di un consumo nella norma di grassi trans riuscirebbero a ricordare 86 parole, ma questa capacità diminuirebbe di 0,76 parole per ogni grammo supplementare consumato al giorno.

In Italia ancora non ci sono campagne di informazione o prevenzione sui grassi trans, né è stata presa una definitiva posizione in merito: «Le autorità di Bruxelles – precisa Laura Rossi, ricercatrice dell’Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti – non si sono ancora decise a vietarli, nonostante in Italia e in Europa non esista neppure l’obbligo di specificare il contenuto di acidi grassi trans contenuti negli alimenti, già diverse industrie non li usano più». O, di contro, alcuni produttori, anche tra i più noti, hanno deciso in autonomia di quantificarne la presenza o attestarne l’assenza con apposite etichettature o, ancora, di sostituire i grassi trans con oli frazionati come è avvenuto per esempio per la margarina prodotta da alcune case alimentari.
Dove si possono trovare, allora, i grassi trans? Nei prodotti industriali, questo è ormai chiaro: in quelli da forno, come biscotti, cracker, merendine, dolci, ma anche in tanti altri alimenti di uso comune quali patatine fritte, crocchette di pollo, popcorn da cuocere nel microonde e in dosi molto inferiori nella carne e nei latticini, in quanto prodotti naturalmente dal processo di digestione dei bovini. Sull’utilizzo dei grassi trans per insaporire gli alimenti, ha espresso parere avverso anche l’Efsa, l’Autorità Europea per la sicurezza alimentare: in un documento del 2009 conclude che migliorano la durata degli alimenti, grazie a una maggiore stabilità termica da questi conferita, ma non aggiungono valore nutrizionale. Al contrario, come i grassi saturi, alzano i livelli di colesterolo nel sangue che aumentano il rischio di malattia coronarica. 
Dunque leggendo tra le righe, molto palesemente si consiglia di evitarne il consumo per mettersi potenzialmente al riparo da rischi cardiaci evitabili. Obiettivo già possibile, anche in assenza di una chiara normativa: è sufficiente infatti fare più attenzione a ciò che si mette nel carrello e a leggere le etichettature. Ovvero non lasciandosi ingannare da scritte quali “acidi grassi vegetali idrogenati” o “grassi idrogenati” o ancora “oli vegetali idrogenati” perché in realtà sono altre diciture che identificano i cosiddetti “grassi trans” sotto falsi nomi. Per essere sicuri, meglio acquistare solo prodotti dove sia chiaramente marchiata la scritta “non contiene acidi grassi trans”.

di Francesca Morelli

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