L’HIV SI PUO’ COMBATTERE FIN DA PICCOLI

Il suo caso è stato al centro dell’interesse di migliaia di infettivologi all’ultimo Congresso mondiale sull’AIDS di Boston, tanto da meritare la pubblicazione scientifica sulla prestigiosa rivista internazionale New England Medical Journal. La “bambina del Mississippi”, come è stata soprannominata, era nata con l’infezione da HIV ed è stata curata presso il John Hopkins Children Center dell’Università del Mississippi. Dopo un anno di trattamento con farmaci antiretrovirali, la carica virale si è ridotta a livelli così bassi che clinicamente è stata considerata guarita dall’infezione. Sono passati due anni e la piccola, che oggi ha compiuto tre anni, non ha più avuto ricadute. E’ il primo caso al mondo di guarigione completa da questa malattia che colpisce 3,3 milioni di bambini, il 10% circa dei 35 milioni di soggetti che convivono con l’infezione. In Italia, come in tutti i Paesi europei, i pazienti pediatrici infetti, sono in diminuzione, ma ancora oggi si registrano casi di trasmissione dell’infezione da madre a figlio, da parte di donne che non vengono “intercettate” nei controlli anti HIV, prima e durante la gravidanza. Nel 2012 in Italia sono stati registrati 3.853 nuovi casi di infezione, con prevalenza in Lombardia e Lazio.

«Un fattore che influisce molto su queste percentuali è la non obbligatorietà del test dell’HIV nelle donne in gravidanza», fa notare la professoressa Stefania Bernardi, pediatra infettivologa, responsabile del Servizio di Diagnosi e cura delle Infezioni da Hiv in età pediatrica e adolescenziale all’Ospedale Bambino Gesù di Roma. «Durante la gravidanza, infatti, le donne dovrebbero sottoporsi a questo test almeno tre volte: dopo l’avvenuta infezione gli anticorpi impiegano alcuni mesi a svilupparsi e può capitare che donne negative all’inizio della gravidanza diventino positive al parto, con alto rischio, se non trattate, di trasmettere l’infezione al nascituro. Le terapie oggi utilizzate consentono di abbassare la carica virale nelle donne sieropositive a livelli tali che l’infezione non viene trasmessa al bambino: il rischio è ridotto all’1-2% dei casi contro il 25% se la madre non viene trattata. Se un tempo questi bambini venivano fatti nascere col parto cesareo, oggi si sta prendendo in considerazione anche la possibilità di effettuare un parto vaginale. E’ in corso una sperimentazione presso gli ospedali Sacco e San Paolo di Milano e lo Spallanzani di Roma sul ricorso al parto vaginale nelle donne sieropositive con infezione ben controllata».

Anche sul versante delle terapie si registrano importanti novità, come le formulazioni pediatriche “a misura di bambino” del farmaco raltegravir, capostipite degli inibitori dell’integrasi, un enzima che favorisce la replicazione del virus, la più recente innovazione terapeutica nella lotta all’infezione da HIV.

«A differenza di altri antiretrovirali, che vengono semplicemente adattati al peso dei bambini, raltegravir è stato appositamente studiato nella popolazione pediatrica», conferma il dottor Antonio Di Biagio, dirigente della Clinica di Malattie infettive dell’Istituto di Ricerca e Cura dell’Ospedale San Martino di Genova. «La nuova formulazione in compresse masticabili, dal sapore gradevole, faciliterà la somministrazione nei bambini da 2 a 11 anni, garantendo un miglior assorbimento del farmaco. I vantaggi di questa nuova formulazione sono enormi dal punto di vista clinico e pratico: la masticabilità aumenta l’aderenza, migliora il profilo farmacocinetico del medicinale, mentre la sua efficacia non cambia».

«Oggi un giovane con l’infezione da HIV ha un’aspettativa di vita di oltre 70 anni», afferma la professoressa Stefania Bernardi. «L’impatto che l’infezione HIV e le conseguenti terapie hanno sulla vita del bambino è rilevante e può essere drammatico. È fondamentale educare e istruire il bambino prima e il ragazzo poi alla gestione della propria condizione per evitare comportamenti inadatti una volta divenuto adulto. Scegliere un farmaco sbagliato, o non cercare di rendere più gradita al bambino l’assunzione delle medicine, potrebbe compromettere il successo futuro delle cure».

L’accettazione della terapia con raltegravir da parte dei pazienti pediatrici sarà ora facilitata dalla possibilità di assumere il farmaco sotto forma di compresse da masticare da 25 o 100 mg e dal sapore gradevole, anziché sciroppi dal sapore amaro o compresse troppo difficili da deglutire per un bambino.

Una novità importante che migliorerà la vita di tutti i giorni dei pazienti pediatrici e delle loro famiglie. Una “buona notizia”, frutto della ricerca e della sperimentazione. E per incentivare l’informazione su un argomento delicato come l’AIDS è stata presentata in questi giorni a Roma, la settima edizione del Premio giornalistico “Riccardo Tomassetti”, nel ricordo di questo giovane professionista della comunicazione medico-scientifica, morto a soli 39 anni. Il Premio, organizzato dal Master di I livello “La Scienza nella Pratica Giornalistica” (SGP) della “Sapienza” Università di Roma, con il sostegno di MSD e il patrocinio delle principali Associazioni per la lotta all’HIV/AIDS e dell’Associazione EpaC per l’Epatite e le Malattie del fegato, è dedicato alla Ricerca Virologica ed è rivolto a giovani giornalisti under-35 che abbiano pubblicato il miglior servizio su stampa, radio,Tv o Web. Il termine per la partecipazione è il 15 ottobre. Per informazioni: www.premiotomassetti.it.

di Paola Trombetta

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