ALIMENTI, POLLINI, INSETTI: LE INSIDIE DELL’ESTATE

A soffrirne sono in prevalenza i bambini rispetto agli adulti, specie se residenti in Europa nord-occidentale (dunque anche in Italia) con una percentuale globale variabile tra il 6 e il 17%, tuttavia stimata in crescita. Sono gli ultimi dati epidemiologici in tema di incidenza di allergie alimentari presentati in occasione del Congresso annuale della Eaaci (Accademia Europea di Allergologia e Immunologia Clinica) tenutosi di recente a Copenaghen. Percentuali che già mettono in guardia, eppure l’impatto sulla qualità della vita, i pericoli di un cibo “sbagliato” per il nostro organismo o la possibilità di prevenzione, sono ignorati o sottovalutati anche da chi di allergia alimentari ne soffre. Ed è questa la ragione che ha spinto l’Eaaci, in collaborazione con 70 esperti appartenenti a 21 organizzazioni internazionali di pazienti, con l’Associazione europea per la formazione degli insegnanti (Atee), le società scientifiche europee di gastroenterologia pediatrica, epatologia e nutrizione (Espghan) ma anche di medicina di emergenza e urgenza (Eusem), a redigere le prime linee guida europee sulle allergie alimentari e le sue implicazioni che vanno dalle più comuni eruzioni cutanee (dermatiti, prurito, eczemi) a manifestazioni gastrointestinali (vomito e diarrea) fino alle espressioni più gravi e letali come lo shock anafilattico, per “educare” e informare sui cibi con il semaforo rosso.

La lista, dopo la revisione di quasi 60 studi sull’argomento, è lunga e include anche alcuni alimenti principi della dieta mediterranea: latte vaccino (a cui è correlato il 6% delle allergie alimentari), uova (2,5%), questi causa di “reazione” più comuni fra i bambini piuttosto che fra gli adulti, grano (3,6%), pesce (2,2%) e frutti di mare (1,3%), arachidi e frutta a guscio (0,4%) – allergie più ricorrenti in adulti e anziani – e ancora frutta fresca (1,3%). Su quest’ultima, e in particolare su un allergene della pesca – la proteina Pru p3 – si è concentrato un recente studio condotto dal Centro di Biotecnologia e Genomica delle Piante dell’Università Politecnica di Madrid (Spagna) che avrebbe determinato la capacità di questa proteina di attraversare la barriera intestinale, innescando reazioni allergiche piuttosto immediate e con rapida diffusione. «Ci siamo concentrati su questa proteina – spiega Cristina Gómez Casado, autrice principale dello studio – poiché è un prototipo della famiglia degli allergeni noti come LTP (Lipid Transfer Proteins, proteine di trasferimento lipidico), molto frequenti nel regno vegetale (frutta, ortaggi, cereali, frutta secca e pollini). Perciò comprendere se la Pru p3 può essere considerato un agente sensibilizzante contro alcune sostanze, non solo aiuta a definire il meccanismo di insorgenza delle allergie alimentari ma anche a semplificare lo sviluppo di trattamenti specifici». Perché ad oggi esso consiste nell’evitare l’ingestione di tale proteina: una pratica non sempre efficace contro la possibilità di reattività incrociata, ovvero di reazione ad alimenti contenenti proteine della medesima famiglia, oppure nel sospendere l’assunzione del cibo incriminato (dopo averlo diagnosticato con il Prick test e il conteggio delle IgE totale e specifiche) per qualche settimana e, una volta ridotti i sintomi, reinserendolo nella dieta gradualmente per riabituare l’organismo a quel particolare alimento.

Ma, nelle allergie, non sono solo i cibi a fare la loro parte: incidono sul problema anche pollini (persino in estate, contrariamente a quanto si possa pensare) e punture di insetti che potrebbero richiedere strategie di intervento più incisive. Come può essere nel caso dell’allergia ai pollini, alle graminacee in particolare, che contano 9.500 specie diverse che fluttuano nell’aria trasportate dal vento e, tra queste, anche riso, frumento e mais che formano le basi nutrizionali della nostra dieta, con manifestazioni di naso e occhi che colano. Ancora più difficili da tenere a bada con l’aumento delle temperature. In questi casi la “soluzione” potrebbe essere rappresentata dall’“Immunoterapia Specifica”, ossia un vaccino. «Consiste nella ripetuta somministrazione di estratti allergenici a persone sensibilizzate – precisa il professor Giorgio Walter Canonica, Direttore della Clinica di Malattie dell’Apparato Respiratorio e Allergologia Di.M.I. IRCCS San Martino Genova e Presidente Società Italiana Allergologia Asma e Immunologia Clinica (SIAAIC) – con lo scopo di ridurne la risposta immunologica e clinica. La fase iniziale della terapia, che va cominciata solo dopo un’attenta valutazione clinica e del ruolo degli agenti allergologici scatenanti, prevede la somministrazione di dosi scalari, progressivamente crescenti, fino a raggiungere un dosaggio di mantenimento che viene ripetuto a intervalli regolari nel tempo. L’Immunoterapia Specifica, secondo i più recenti studi, sembrerebbe in grado di prevenire nuove sensibilizzazioni ad allergeni differenti ma anche di ridurre la possibilità di sviluppare asma in caso di rinite allergica da allergeni inalanti, inclusi i pollini». Un trattamento, quello dell’Immunoterapia Specifica, approvato dall’OMS che lo riconosce da oltre 10 anni come l’unico in grado di portare alla remissione o alla guarigione dell’allergia, suggerendone la diffusione e l’utilizzo.

E, sempre nell’aria, ecco un altro nemico degli allergici: gli insetti. Ponfi e infezioni da vespe, api e zanzare sono “incidenti”, ancora una volta, più frequenti tra i piccoli che fra gli adulti, i quali mettono le mani per terra giocando nei prati, aumentando le probabilità di rischio. Per evitare le punture e tenere lontani i volatili, una prima soluzione potrebbe essere l’utilizzo di un repellente a base naturale o con oli essenziali da spruzzare sugli indumenti. «Nella maggior parte delle persone, le punture di insetti “non velenosi”, come zanzare, pidocchi, pappataci – dichiara il professor Fabrizio Pregliasco, Ricercatore al Dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute dell’Università degli Studi di Milano – causano prurito intenso e/o un’irritazione locale (rossore, orticaria). La saliva di questi insetti contiene, però, anticoagulanti ed enzimi che possono causare in soggetti predisposti reazioni allergiche». Queste sono più probabili se a pungere sono api, vespe e calabroni. «Le sostanze ad attività allergenica (come le proteine presenti nel veleno) – continua il ricercatore – in casi di particolare sensibilità sono in grado di scatenare diversi sintomi entro pochi minuti dal morso, fino all’anafilassi (reazione allergica). Se le manifestazioni sono di lieve intensità, come arrossamenti, irritazioni, leggeri gonfiori, si possono risolvere o attutire con piccole manovre di pronto soccorso (ad esempio, stick all’ammoniaca) ma nel caso in cui la reazione sia più severa (edemi della glottide, nausea e/o vomito, vertigine, stato confusionale, ansia e così via), è consigliabile richiedere un intervento medico immediato».

 

di Francesca Morelli

 

 

 

E CON IL CALDO, ATTENTI ALLE INFEZIONI INTESTINALI

 

Per combattere le infiammazioni dell’intestino (ma non solo), spesso dovute ad alterazioni della microflora intestinale, oggi c’è un’arma in più: i probiotici che rappresentano uno strumento efficace nella prevenzione, favorendo il corretto sviluppo e mantenimento del sistema immunitario. «I più recenti studi – spiegano i pediatri della Società Italiana di Infettivologia Pediatrica (SITIP) hanno dimostrato la correlazione tra lo sviluppo di allergie e altre patologie in età pediatrica e il microbiota, ossia la composizione della microflora intestinale, il quale protegge il bambino dalle aggressioni di microrganismi patogeni. Ma se la sua composizione viene alterata da fattori esterni, come un’alimentazione scorretta o l’uso incongruo di farmaci (specie gli antibiotici), aumenta per i piccoli il rischio di esposizione a patologie dell’apparato gastrointestinale, allergie e infezioni respiratorie». La strategia preventiva sembrerebbe racchiusa nei probiotici: «L’uso di questi microrganismi non patogeni che agiscono sul microbiota intestinale già a partire dall’infanzia, se non addirittura in fase prenatale – commenta la Professoressa Susanna Esposito, Direttore dell’Unità di Pediatria ad Alta Intensità di Cura, Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico, Università degli Studi di Milano e Presidente della SITIP – rafforza il sistema immunitario e previene lo sviluppo dei disturbi allergici stagionali e di numerose altre patologie». I probiotici più efficaci sembrano essere quelli contenenti Lactobacillus o Bifidobacterium, per lo più in associazione con altri batteri, presenti anche in alcuni alimenti. «Sebbene le proprietà dei probiotici cambino secondo il ceppo batterico, della patologia trattata, dell’età e delle condizioni di salute del piccolo paziente – conclude la pediatra – gli effetti benefici dei probiotici sull’organismo richiedono, in generale, un’assunzione costante e prolungata nel tempo, anche attraverso l’alimentazione con prodotti di fermentazione del latte e lo yogurt che mantengono inalterate le loro qualità anche dopo il processo di preparazione e conservazione dell’alimento».

 

(F. M.)

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