Microbiota sano: un aiuto per diventare mamma

Mangiando buono e sano, come i cibi tipici della dieta mediterranea, si può influire positivamente sulla salute riproduttiva, quindi sulle possibilità di concepimento quando la cronobiologia comincia a rallentare e a essere meno “fertile” a causa dell’età. Insomma, mantenere in salute il microbiota, “alimentandolo” e differenziando la sua composizione batterica, è una strategia vincente per mettersi nelle condizioni di poter stringere un bebè tra le braccia. Lo suggerisce un recente studio italiano, la prima revisione sistematica internazionale su Dieta e Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) coordinata dalla Società Italiana di Fertilità e Sterilità e Medicina della Riproduzione (SIFES-MR), pubblicata su una delle più importanti riviste del settore (Reproductive BioMedicine Online, RBMO). Allora cosa mangiare?

È fondamentale privilegiare diete che fanno bene anche alla fertilità, come la nostra dieta mediterranea, o la Pro-Fertility Diet che hanno fra gli ingredienti principali i cereali integrali, ricchi di fibre, e il pesce che favorisce l’apporto di omega-3. Questi alimenti mostrano una correlazione positiva con la ricettività endometriale e la qualità embrionale e questo significa maggiori probabilità di concepimento e migliori tassi di successo dei trattamenti di PMA. Così come potrebbe essere utile ricorrere anche a una integrazione di precisione, tramite l’uso mirato di probiotici e micronutrienti specifici per trattare la disbiosi intestinale che sostituisce l’efficacia delle diete restrittive. All’opposto, regimi ricchi di cibi ultra-processati e zuccheri semplici favoriscono l’innesco di processi infiammatori, dannosi sia per il microbiota che per la fertilità. Sono inoltre da evitare le diete di eliminazione, come il fai-da-te senza glutine o le diete iper-restrittive.

«Non esiste una dieta della fertilità e nessun alimento può garantire una gravidanza o cancellare l’effetto dell’età», spiega Gemma Fabozzi, coordinatrice del Gruppo Nutrizione e Riproduzione della SIFES-MR, responsabile dell’Unità di Salute riproduttiva di IVIRMA Italia e prima autrice della review scientifica. «Tuttavia l’alimentazione può aiutare la procreazione, a patto che sia personalizzata e basata su prove scientifiche solide. Le “mode passeggere” sono ingannevoli. La nostra analisi su oltre 15mila studi suggerisce che non ha senso escludere totalmente carboidrati, ad esempio, o glutine e lattosio senza una diagnosi. La svolta sta nella nutrizione di precisione: interventi personalizzati su coppia, microbiota e salute metabolica».

Oltre a questa revisione sistematica un altro recente studio, realizzato sempre dalla Dottoressa Fabozzi in collaborazione con la Professoressa Laura Di Renzo, ordinaria di Nutrizione clinica e Nutrigenomica all’Università di Roma Tor Vergata, pubblicato sulla rivista Microorganisms, conferma questa relazione: lo studio evidenzia, infatti, differenze nel microbiota intestinale tra donne con ripetuti fallimenti di impianto e donne fertili. I risultati sono ancora preliminari e non dimostrano un rapporto di causa-effetto, ma suggeriscono che l’equilibrio dei microrganismi intestinali, attraverso i suoi legami con il metabolismo, il sistema immunitario e i processi infiammatori, può avere un ruolo anche nella salute riproduttiva. Un’ulteriore indicazione della necessità di considerare la paziente nel suo insieme, proteggendo anche l’intero ecosistema, secondo un approccio One Health.

Le recenti raccomandazioni di SIFES, in allineamento con le linee guida dell’OMS, chiedono ai medici di affiancare alle cure per la fertilità anche consigli concreti, a basso costo, sugli stili di vita come parte integrante della cura: dal consiglio per le donne over 37 con forme di obesità grave, in cui è necessario agire prima sul calo di peso e solo successivamente avviare la paziente al transfer embrionale in caso di fecondazione assistita, fino al “minuto anti-fumo”. Questa pratica suggerisce che ogni operatore dovrebbe dedicare dai 30 secondi ai 3 minuti di tempo, durante ogni visita, nell’aiutare attivamente la futura mamma e i papà a smettere di fumare. Un intervento minimo in termini di tempo richiesto, ma ad alta efficacia clinica: è infatti dimostrato che il tabacco è tra i fattori più dannosi per la riserva ovarica nella donna e la qualità degli spermatozoi nell’uomo.

Non va poi dimenticato un fattore silenzioso, ma pervasivo e altamente impattante: gli interferenti endocrini, cioè tutte quelle sostanze presenti in alcune plastiche, pesticidi, cosmetici e contaminanti industriali, capaci di interferire con la regolazione ormonale e con diversi processi metabolici. Una review pubblicata su Cells, sempre ad opera di Gemma Fabozzi e alcuni altri colleghi, identifica la possibile triade di interferenti endocrini, microbiota intestinale e infertilità come un fattore di rischio per la fertilità. Emerge che l’esposizione ai contaminanti endocrini può alterare la composizione e la funzionalità del microbiota, favorendo lo sviluppo di disbiosi, permeabilità intestinale e infiammazione cronica di basso grado. Tre condizioni associate anche a disturbi metabolici e riproduttivi femminili e maschili. «Serve un approccio One Health: la salute riproduttiva è legata a doppio filo alla salute generale della persona e alla qualità dell’ambiente in cui vive», conclude la dottoressa Gemma Fabozzi. Promuovere una (in)formazione capillare e trasversale significa dare alle nuove generazioni gli strumenti per capire il legame tra salute metabolica, ambiente e capacità generativa. Pertanto la nutrizione clinica deve far parte della prevenzione riproduttiva fin da giovani, non essere considerata un’opportunità da mettere in atto dopo la diagnosi di infertilità».

di Francesca Morelli

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