Spondiloartrite nella donna: il ruolo del microbiota vaginale

La storia delle malattie reumatologiche è sensibilmente cambiata nel corso degli ultimi decenni. Oggi ci sono nuovi farmaci in grado di mantenere sotto controllo e a lungo la malattia, poiché agiscono sui meccanismi delle patologie e non più solo sulla riduzione dei sintomi. Si tratta dei farmaci biotecnologici, inibitori delle cascate infiammatorie citochiniche e della modulazione del sistema immunitario con le terapie a cellule CAR-T, che consentono a chi ne soffre di vivere una vita “normale”, rappresentando una promettente frontiera, da indagare ulteriormente. In parallelo la ricerca sta dando nuove risposte, identificando la complicità di alcuni fattori nello sviluppo di diverse patologie reumatologiche a base infiammatoria, prima impensate. È il caso, ad esempio, del microbiota, cioè l’insieme di microrganismi (batteri) che convivono in simbiosi nel nostro organismo in tutte le sedi, dall’intestino alla cute, caratterizzati da una diversa composizione. Sotto attenzione è, nello specifico, il microbiota vaginale, l’insieme dei microrganismi che popolano naturalmente il tratto genitale femminile e contribuiscono all’equilibrio immunitario ed epiteliale: sembra essere un possibile protagonista nell’indurre la spondiloartrite assiale, una malattia infiammatoria cronica che colpisce la colonna vertebrale e le articolazioni del bacino e interessa fino a 500mila persone in Italia.
Fino a epoche recenti si riteneva che questa malattia fosse soprattutto nell’uomo, ma una nuova ricerca sperimentale sostenuta dalla Fondazione Italiana per la Ricerca in Reumatologia (FIRA), grazie alla 1° borsa di studio “Carla Fracci”, non solo ha “rivoluzionato” le conoscenze della spondiloartrite assiale, ma ha aperto nuovi approcci, più mirati e personalizzati in questa malattia importante, ingravescente, invalidante, se non adeguatamente trattata.

«Oggi sappiamo che le donne sono colpite in misura significativa dalla spondiloartrite assiale – spiega il dottor Matteo Vecellio, vincitore della borsa di studio, capo della ricerca e coordinatore scientifico del Centro Ricerca FIRA di Pisa – spesso con manifestazioni cliniche e percorsi diagnostici differenti. Su questa base abbiamo sviluppato uno studio “di genere” per capire come si sviluppa la malattia e le caratteristiche della spondiloartrite assiale nella popolazione femminile».

Il microbiota protegge dall’infiammazione

«Abbiamo rilevato che nelle donne colpite da spondiloartrite, la conta dei batteri “protettivi” si riduce – prosegue il dottor Vecellio – mentre aumenta il numero di microrganismi associati a uno stato di attivazione immunitaria. Questo squilibrio potrebbe non essere solo una conseguenza della malattia, ma contribuire attivamente al suo sviluppo. Inoltre, i dati sperimentali in vivo (sui topi) rafforzano questa ipotesi: alterazioni del microbiota sembrerebbero in grado di innescare una risposta infiammatoria che, nel tempo, può estendersi a tutto l’organismo e coinvolgere anche le articolazioni».

Un ulteriore elemento chiave è emerso dall’analisi sul sangue mestruale, utilizzato come strumento non invasivo per osservare ciò che accade a livello uterino: in questo contesto si è osservato un sistema immunitario profondamente “rimodellato” in caso di malattia con alcune cellule di difesa, in particolare monociti e macrofagi, significativamente ridotte, ed altre come i linfociti e le cellule NK, più attive e aggressive: segno di uno stato di infiammazione cronica e di una riorganizzazione funzionale. «Questi primi risultati sembrano suggerire – chiarisce il ricercatore – che l’apparato genitale femminile possa svolgere un ruolo chiave, finora poco considerato, nei meccanismi di insorgenza della spondiloartrite assiale, in cui cioè le mucose del tratto genitale possano agire come un ulteriore sito di attivazione immunitaria e di interazione con il microbiota. Comprendere il legame tra microbiota e risposta immunitaria è fondamentale, anche per aprire nuove prospettive e target terapeutici sempre più personalizzati e differenziati per genere». Mentre si valutano anche altre prospettive, ad esempio non è escluso poter pensare che il microbiota vaginale, ed il microbiota in generale, possa essere un fil rouge per lo sviluppo di altre condizioni reumatologiche.

Borsa di studio Carla Fracci

In funzione di questi interessanti risultati e volendo dare riposte concrete alle tante ipotesi in corso, l’impegno di FIRA si rinnova con la 2° borsa di studio “Carla Fracci”, probabilmente quest’anno destinata a progetti per promuovere la conoscenza epidemiologica delle malattie reumatologiche, quindi per definire meglio la malattia, fare un identikit mirato del paziente e poter programmare la migliore cura e organizzazione dell’assistenza ospedale-territorio.
«Grazie a questa Borsa – dichiara il Professor Alberto Cauli, Presidente FIRA, Direttore di Reumatologia e Ordinario presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Cagliari – vogliamo stimolare e supportare altri ricercatori a dedicarsi alle indagini sulle malattie reumatologiche, per migliorarne le conoscenze, quindi anche la diagnosi e la cura». Aggiunge il professor Andrea Doria, Presidente della Società Italiana Reumatologia (SIR): «La ricerca deve essere incentrata sul paziente, per favorire l’avanzamento delle terapie, studiare strategie di prevenzione delle malattie reumatologiche, comprenderne i meccanismi, ad esempio il perché delle riacutizzazioni e così via, a beneficio anche dell’organizzazione sanitaria. Oggi conosciamo oltre 100 malattie reumatologiche e 50 di queste sono malattie rare, ma ancora non basta. Dobbiamo potenziare la nostra capacità di diagnosi e terapeutica: per questo è fondamentale promuovere anche la formazione dei medici reumatologi, sia per gli aspetti tecnici, come l’imaging (radiografie e risonanza magnetica) per la diagnosi, sia le soft skills, le abilità di approccio al paziente che vanno oltre la medicina e promuovere la ricerca».

Obiettivo, quest’ultimo, sostenuto dal Gala FIRA per la Ricerca sulle Malattie Reumatologiche, evento di raccolta fondi che andrà in scena domenica 10 maggio 2026, dalle ore 19 alle 22:30, presso il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano (via S. Vittore 21).

di Francesca Morelli

Il Gala di raccolta fondi per la ricerca sulle malattie reumatologiche

Una kermesse di arte, danza, musica e solidarietà che avrà come protagonista la performance dei testimonial di FIRA, Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko, étoile e primo ballerino del Teatro alla Scala, che volteggeranno, presumibilmente in un passo a due, nell’elegante Salone Colonne del Museo. La serata offrirà anche un concerto jazz di giovani talenti del Conservatorio di Milano, un cocktail nel chiostro cinquecentesco e tra gli affreschi della Sala Cenacolo, e visite in esclusiva all’avveniristica area Spazio e alle Gallerie Leonardo del Museo. A conclusione dell’evento, condotto da Cristiana Schieppati, una Lotteria benefica aggiudicherà importanti regali donati da brand di moda e design: Achille Pinto, AGL, Bakel, Coccinelle, Culti, Herno, Pierre Louis Mascia, Stefano Ricci, Tory Burch.

La partecipazione è aperta al pubblico tramite donazione a partire da 100 euro (50 euro per gli under 35), detraibile/deducibile ai sensi di legge, con informazioni e iscrizioni sul sito: www.fondazionefira.it/gala-fira.

L’iniziativa è organizzata grazie al supporto del main partner Giorgio Armani, del Conservatorio G. Verdi di Milano, di CSL, Sorelle Ramonda, del partner tecnico TecnoConference TC Group e dell’organizzatore dell’evento AIM Group International. F.M.

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