A metterci in difficoltà ci sono innanzitutto la primavera, con l’equinozio già arrivato da alcuni giorni, e l’ora legale attesa nel weekend, nella notte fra il 28 e il 29 marzo. Una complicità “pesante” per l’organismo, soprattutto in termini di affaticamento.
Allora, andando per ordine, vengono in mente alcune domande: ma la “spring fatigue”, la stanchezza di primavera, esiste davvero oppure no? Può spiegare questo fenomeno di perenne spossatezza, almeno per le prime settimane del passaggio di stagione? Un bel dilemma su cui ha indagato uno studio recente del Centro di cronobiologia delle Cliniche psichiatriche universitarie, dell’Università di Basilea (Svizzera) in collaborazione con l’Inselspital dell’Università di Berna, arrivando a scoprire che, di fatto, la stanchezza di primavera è più un fenomeno, un credo popolare, che un evento realmente scientifico. Infatti, la ricerca che ha arruolato 418 persone di cui, tramite un questionario on line ripetuto ogni 6 settimane per 1 anno a partire dall’aprile 2024, sono stati valutati nell’arco delle varie stagioni i livelli di stanchezza.
I dati mostrano diverse discrepanze tra il percepito della popolazione, la cronobiologia e i fattori ambientali: in generale, all’inizio dello studio, circa metà dei partecipanti aveva dichiarato di soffrire di stanchezza primaverile. Plausibile, poiché le giornate si allungano rapidamente e se la spring fatigue fosse un vero fenomeno biologico, l’affaticamento dovrebbe manifestarsi durante questa fase di transizione in cui il corpo deve adattarsi repentinamente al cambiamento. Invece il sondaggio attesta che la velocità con cui varia la lunghezza del giorno non ha diretta corrispondenza con un possibile ruolo associato alla spossatezza riferita dai partecipanti. Allo stesso modo, non sono state riscontrate differenze tra i singoli mesi o stagioni. Ecco allora che i ricercatori hanno interpretato la differenza tra la percezione soggettiva e i dati misurati come un’indicazione che la stanchezza primaverile è più un fenomeno influenzato dalla cultura locale che una vera e propria sindrome stagionale. Tanto più che in primavera dovrebbe accadere il contrario: il corpo dovrebbe uscire dal letargo invernale, il bel tempo e le giornate che si allungano portare a essere più attivi, così come avviene in estate, in cui si dorme meno per via di giornate più assolate e serate protratte fino a notte fonda. Eppure l’energia rimane, robusta e temprata. In conclusione, sia che la spring fatigue esista realmente o che sia un cult popolare, gli esperti raccomandano a chiunque si senta letargico in primavera di trascorrere più tempo possibile alla luce del giorno, di mantenersi fisicamente attivo e di assicurarsi un sonno adeguato.
Cambio d’orario: si dorme un’ora meno
Ed ecco che poi, ancora prima di avere attutito il colpo della primavera, si affaccia il cambio dell’ora, quella legale, che porta avanti le lancette di 60 minuti. E senza neanche accorgersi nel passaggio di una notte, si dormirà un’ora in meno. Sembra niente, ma non è così. Anche per la salute fisica: l’organismo, non solo il sonno, ne risentono. Ad esempio è ormai confermato da una serie di ricerche epidemiologiche condotte negli ultimi anni, che un’ora di riposo in meno, è responsabile di un aumento di infarti miocardici acuti, anche fino al 3-4% in più, tali da richiedere interventi importanti come una angioplastica coronarica percutanea nei giorni immediatamente successivi al passaggio all’ora legale, e dell’aumento degli incidenti stradali, dovuti a un calo di attenzione per la privazione di sonno, e degli infortuni sul lavoro, anche del 5-6% nei lunedì successivi allo slittamento dell’ora. Quindi con effetti e ricadute concrete e importanti sulla salute pubblica. Ma qual è la ragione di questi fenomeni? Gli esperti parlano di un aumento degli ormoni dello stress, una maggiore attivazione del sistema nervoso simpatico e di una alterazione di diversi meccanismi metabolici. Durante la notte, l’organismo infatti continua a lavorare per la nostra buona salute: produce melatonina, uno dei più potenti antiossidanti naturali e un regolatore chiave del ritmo circadiano, secerne l’ormone della crescita, essenziale per la riparazione dei tessuti e il recupero fisiologico, regola il metabolismo energetico e la sensibilità insulinica. «L’organismo è regolato da ritmi circadiani molto precisi, sincronizzati principalmente dalla luce naturale, sull’arco delle 24 ore», spiega Cristina Tomasi, Human metabolist e medico specialista in medicina interna e angiologia. «L’ora legale impone all’organismo di alterare il proprio orologio biologico molto rapidamente e di attivarsi un’ora prima sulla sua tabella di marcia. Questo genera una sorta di mini jet-lag sociale che può disturbare sonno, metabolismo e sistema cardiovascolare». Ma accadono anche eventi più semplici, ma non meno impattanti: ad esempio, con piccole alterazioni del ritmo circadiano, il sonno diventa meno profondo e ristoratore, aumenta la stanchezza durante il giorno, diminuisce la concentrazione, possono comparire temporanee alterazioni dell’equilibrio metabolico. Questo perché l’organismo risponde all’orologio biologico, non a quello sociale.
Consigli pratici da seguire
Ecco allora che la dottoressa Tomasi fornisce alcuni consigli, pratici, di vita quotidiana, in prevenzione per attutire questo pool di effetti e in preparazione del cambio dell’ora:
- Battere le lancette sul tempo! Cioè anticipare gradualmente il sonno, andando a dormire 15-20 minuti prima ogni sera nei 3-4 giorni precedenti al cambio dell’ora.
- Godere del mattino che è d’oro. La luce naturale del mattino è il principale sincronizzatore dell’orologio biologico: uscire all’aperto entro i primi 60 minuti dal risveglio, aiuta a stabilizzare il ritmo circadiano.
- Ridurre i fattori eccitanti. Ad esempio caffeina e stimolanti che non vanno bevuti dopo metà giornata, per favorire l’addormentamento.
- Basta luce artificiale! Alla sera limitare l’uso di schermi luminosi e luci intense che possono interferire con la produzione di melatonina e ritardare o disturbare l’addormentamento.
- Rispettare le regole. Sicuramente gli orari, regolari, per sonno e pasti. Uno po’ di rigidità rispettosa aiuta cervello e metabolismo a mantenere sincronizzati i ritmi biologici.
di Francesca Morelli