Tumore del polmone: rimborsata una nuova terapia combinata

Il tumore del polmone rappresenta oggi una delle sfide più urgenti per l’oncologia: è il secondo più frequente tra gli uomini e terzo tra le donne. All’interno di questo scenario, sono due i tipi principali di tumore del polmone: quello non a piccole cellule (NSCLC) è il più frequente e corrisponde a quasi l’85 per cento dei nuovi casi. In un paziente su cinque si riscontra una mutazione dell’EGFR, un recettore tirosin-chinasico che aiuta le cellule a proliferare e dividersi. Questa mutazione è un po’ più frequente nelle donne, le quali però hanno un profilo di tollerabilità alle terapie lievemente peggiore. Per questo si cercano sempre nuove soluzioni terapeutiche. Da poco è rimborsata in Italia la combinazione a base di amivantamab, in formulazione sottocutanea, e lazertinib per il trattamento di prima linea del carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) avanzato.

«Il tasso di sopravvivenza a cinque anni per le forme EGFR è ancora inferiore al 20 per cento», spiega Silvia Novello, Professore di oncologia medica presso il Dipartimento di Oncologia dell’Università di Torino, Responsabile della Struttura Complessa a Direzione Universitaria di Oncologia Medica all’AOU “San Luigi Gonzaga” di Orbassano e Presidente WALCE – Women Against Lung Cancer in Europe. «In questo senso, la natura eterogenea del tumore del polmone spinge la ricerca scientifica verso lo sviluppo di percorsi terapeutici sempre più diversificati e mirati, che tengano conto delle differenze individuali in termini di genetica, ma che col tempo terranno conto anche di altri fattori quali microbioma, stile di vita e ambiente. Possiamo dire che il trattamento di questa neoplasia sta attraversando un momento di transizione e cambiamento: siamo in una fase in cui la chemioterapia non è più l’unica opzione per i pazienti e dove si sta contribuendo a una ridefinizione del paradigma terapeutico, grazie a cure che sempre più contribuiscono non solo a migliorare l’aspettativa, ma anche la qualità della vita. Oggi, infatti, grazie all’offerta di anticorpi monoclonali studiati per targetizzare un tipo specifico di mutazioni, tra i quali amivantamab, associabili ad inibitori tirosin-chinasici, possiamo agire in modo più mirato sul tumore. Questa combinazione offre la possibilità di una somministrazione per via sottocutanea che, da un lato, riduce i tempi di somministrazione e il rischio di effetti collaterali, dall’altro, risulta migliorare l’esperienza del paziente».

La combinazione di amivantamab e lazertinib rappresenta un approccio di medicina di precisione privo di chemioterapia, in grado di colpire i tumori con mutazioni di EGFR, bloccando la crescita tumorale su due fronti. In particolare, amivantamab è un anticorpo bispecifico completamente umano che colpisce sia EGFR che MET, contrastando i segnali di resistenza e attivando una risposta immunitaria; lazertinib, invece, è un inibitore orale di terza generazione della tirosin-chinasi del’EGFR.

«Questa combinazione terapeutica a somministrazione sottocutanea ha già dimostrato miglioramenti significativi nella sopravvivenza libera da progressione. Inoltre, i dati più recenti relativi alla sopravvivenza globale suggeriscono che l’impiego combinato di queste due terapie possa estendere significativamente la vita dei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule e mutazioni comuni dell’EGFR rispetto all’attuale standard di cura», dichiara Antonio Passaro, Direttore della Divisione di Oncologia Toracica dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano. «In questo senso, i risultati degli studi registrativi rappresentano un passo avanti nella gestione della malattia: da un lato, prolungare l’aspettativa di vita è un indicatore chiave dell’efficacia di qualsiasi trattamento oncologico; dall’altro, poter offrire un trattamento chemio-free, somministrato per via sottocutanea, permette una maggiore maneggevolezza nella somministrazione, ma soprattutto consente un beneficio per il paziente in termini di qualità di vita. La rimborsabilità in Italia della combinazione a base di amivantamab e lazertinib si fonda sui risultati dello studio di fase 3 MARIPOSA, secondo cui questa combinazione è il primo regime a dimostrare un beneficio superiore in termini di sopravvivenza globale rispetto all’attuale standard di cura. Lo studio ha raggiunto l’endpoint primario della progressione libera da malattia (PFS): a un follow up medio di 22 mesi, la combinazione ha mostrato una riduzione del 30 per cento della progressione di malattia o morte. Per questo è stata confermata come trattamento di prima linea, aprendo la strada ad un nuovo standard di cura e offrendo benefici concreti e clinicamente rilevanti per i nostri pazienti, permettendo di intervenire immediatamente con la terapia più efficace, colpendo il tumore quando è più vulnerabile e prima che la malattia progredisca».

Nonostante i grandi progressi della ricerca scientifica, il 75% dei pazienti con NSCLC è già in stadio III o IV al momento della diagnosi. Questo è dovuto ad un ritardo nel riconoscimento dei sintomi, generalmente non specifici, quali tosse, affaticamento, dolore al petto, dispnea, perdita di peso. Anche per questo, una diagnosi di tumore al polmone spesso porta pazienti e caregiver a provare sentimenti di incertezza, ansia e paura. In questo contesto, l’aspetto psicologico non va trascurato: a una corretta diagnosi è fondamentale affiancare un sostegno che vada oltre la sola terapia. Per questo motivo, le associazioni di pazienti sono una risorsa per accompagnare pazienti e care-giver lungo l’intero percorso di cura.

«Questa nuova terapia riaccende una speranza per tutte le persone che convivono con questa forma di tumore: non parliamo solo della possibilità di vivere più a lungo, ma soprattutto, di poterlo fare con una migliore qualità di vita. Oggi sono necessarie una cura e una presa in carico globale della persona. Quindi, l’evoluzione dei trattamenti in corso mira sempre più a integrarli nella vita quotidiana del paziente», commenta Bruno Aratri, Presidente di IPOP – Insieme per i Pazienti di Oncologia Polmonare. «Il nostro impegno come associazione è duplice, da un lato lavoriamo affinché le terapie innovative, sempre più mirate ed efficaci, possano arrivare in tempi rapidi al maggior numero possibile di pazienti, garantendo un accesso equo su tutto il territorio nazionale; dall’altro, ci dedichiamo a costruire una relazione tra medici e pazienti, che è parte importantissima della cura, mettendo al centro bisogni, aspettative e fragilità, e accompagnando le persone nel loro percorso di cura».

di Paola Trombetta

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