«Prurito, dolore, difficoltà ad afferrare le cose. Quando poi devo cucinare è una sofferenza totale. Anche se, bagnando le mani, provo una temporanea sensazione di sollievo, appena le asciugo il dolore pungente si fa sentire più di prima. Per non parlare delle lesioni e degli arrossamenti che coprono il dorso e il palmo delle mani. E quando saluto qualcuno, stringendo la mano, sono dolori». La testimonianza di Emma, una giovane donna che convive da più di 10 anni con questo dolore cronico, ci rivela quanto una malattia come l’eczema alle mani possa risultare invalidante per tutta la vita e creare difficoltà anche nell’attività lavorativa e nelle relazioni con gli altri. Soprattutto per chi, come parrucchieri, cuochi, chef, ma anche orafi, meccanici o chi lavora al computer, sono più esposti al dolore e al disagio che questa malattia può causare.
In occasione dell’evento “Free your hands ECZhibition: liberare le mani dall’eczema cronico è possibile”, promosso a Milano da LEO Pharma, in collaborazione con le società scientifiche SIDeMAST SIDAPA e l’Associazione pazienti ANDeA, è stato presentato un nuovo farmaco (delgocitinib) per uso topico, da poco disponibile anche in Italia.
Con la consulenza della professoressa Silvia Mariel Ferrucci, responsabile del Servizio di Dermatologia allergologica della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore di Milano e coordinatrice del Gruppo di Dermatologia Allergologica della SIDeMAST, cerchiamo di approfondire la conoscenza di questa malattia e dei suoi rimedi.
Che tipo di malattia è l’eczema cronico delle mani e come si presenta?
«È una malattia infiammatoria cutanea cronica, con un andamento fluttuante nel tempo. Si manifesta su mani e polsi con arrossamento, vescicole, secchezza, ispessimento della pelle e a volte anche fissurazioni, con prurito e dolore».
Qual è la sua incidenza? C’è una prevalenza di genere?
«Colpisce fino a 1 adulto su 10 nel corso della vita e, nelle forme più gravi, può portare ad assenteismo lavorativo, limitazioni sociali e affettive, costi sanitari rilevanti. Più colpite sono le donne, perché spesso lavorano con le mani: pulire la casa, cucinare, accudire persone anziane e bambini che provocano il contatto con detergenti, disinfettanti, detersivi, come anche l’uso frequente dell’acqua, causano una maggiore irritazione della pelle delle mani. Sono questi i fattori predisponenti che alterano la barriera cutanea e accentuano l’infiammazione».
Da cosa dipende l’eczema alle mani?
«È una patologia multifattoriale, sia nella forma endogena, che si associa alla dermatite atopica, in cui è presente un’alterazione della barriera cutanea, spesso geneticamente determinata, che permette la facile penetrazione di allergeni o sostanze irritanti, in grado di attivare il sistema immunitario spesso iper-reattivo e quindi favorevole alla comparsa dell’eczema stesso. Sia sotto forma di eczema esogeno, legato a fattori ambientali, come allergeni e irritanti che riescono a superare la barriera cutanea, spesso alterata, causando irritazione, vuoi per danno diretto della cute (come accade con il contatto frequente con acqua, detersivi, disinfettanti), vuoi attivando il sistema immunitario con conseguente sensibilizzazione da contatto (ad esempio nichel, profumi, conservanti). È quindi fondamentale che le persone predisposte utilizzino detergenti delicati per lavare le mani, indossino guanti in vinile per le attività che provocano contatto con sostanze irritanti e applichino creme in grado di ripristinare e mantenere in buona efficienza la barriera cutanea».
Si è sempre trattata questa patologia con cortisone, contro l’infiammazione.
«Questa malattia è sempre stata trattata con cortisone che controlla l’infiammazione ma, a lungo andare, danneggia la barriera cutanea. Più potente e più a lungo viene usato il cortisone, maggiori sono gli effetti collaterali. Per questo si è sempre associato il cortisone a sostanze emollienti, che riparano la barriera cutanea. Altre terapie tradizionali sono gli “inibitori della calcineurina” (tacrolimus e pimecrolimus) con azione antinfiammatoria, non però così potenti come il cortisone: li utilizziamo spesso dopo il cortisone, come terapia di mantenimento, con due applicazioni a settimana, per prolungare il miglioramento ed evitare recidive. Queste molecole hanno meno effetti collaterali dei cortisonici, non danneggiano la barriera cutanea, ma non sempre sono così efficaci nel controllo della malattia; a volte non sono ben tollerati in quanto possono provocare bruciore».
Oggi è disponibile un nuovo farmaco, per uso topico, delgocitinib, che sembra dare incoraggianti risultati. Di cosa si tratta e qual è il suo meccanismo d’azione?
«Quando la patologia non risponde al cortisone topico, occorre passare alla terapia sistemica con alitretinoina, unica molecola ad avere l’indicazione per l’eczema cronico delle mani. Anch’essa però ha effetti collaterali, da monitorare con esami ematochimici; inoltre non deve essere somministrata a donne in età fertile, per il rischio di gravi danni al feto in caso di gravidanza. Il nuovo farmaco delgocitinib è innovativo e appartiene alla classe dei Jak-inibitori topici: nello specifico è un pan-Jak, in quanto blocca tutti gi enzimi della famiglia Jak. Si tratta di enzimi che si trovano a livello intracellulare e sono indispensabili per attivare il segnale che scatena l’infiammazione. Il farmaco blocca il segnale e quindi la produzione di citochine pro-infiammatorie».
Questo nuovo farmaco riduce la progressione di malattia o la guarisce definitivamente?
«Dipende dai singoli pazienti: in molti la malattia si risolve definitivamente e in altri c’è comunque un netto miglioramento. Dipende cioè dalle cause, dal controllo dei fattori di rischio, dall’esposizione a fattori allergizzanti».
C’è differenza tra eczema alle mani e psoriasi? Si potrebbe utilizzare questo farmaco in entrambe le patologie?
«Anche la psoriasi è una malattia infiammatoria cronica, che si manifesta però con segni particolari, coinvolgendo altre sedi, come unghie, gomiti, ginocchia, testa. A livello delle mani è spesso difficile distinguere con l’osservazione un eczema cronico dalla psoriasi: anche la biopsia cutanea può non essere sufficiente perché si riscontrano elementi istologici presenti in entrambe le patologie. Spesso il patologo parla di psoriasi eczematizzata oppure di eczema psoriasiforme. Delgocitinib, bloccando le vie utilizzate da numerose citochine, tra cui quelle coinvolte nello sviluppo della psoriasi, potrebbe essere efficace anche in alcune forme di psoriasi. Negli Stati Uniti e in Giappone questo farmaco è stato approvato per la dermatite atopica, mentre in Italia è ora indicato solo per l’eczema cronico alle mani, che non risponde alla terapia topica cortisonica. Il prodotto viene applicato come crema due volte al giorno e deve essere prescritto da specialisti ospedalieri».
di Paola Trombetta