Giornata dell’udito: le difficoltà acustiche sono prevenibili e trattabili anche nei bambini

Nel mondo circa 95 milioni di bambini in età scolare sono sordi o hanno una perdita dell’udito, 112.000 under 14 solo in Italia: sulla totalità il 60% dei casi è prevenibile, ma non viene rilevato e trattato. Mentre l’80% delle persone che necessitano di cure per l’udito, non le ricevono. Sono i dati diffusi dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) in occasione della Giornata mondiale dell’udito (3 marzo), quest’anno sul tema “Dalle comunità alle aule: la cura dell’udito per tutti i bambini”. L’OMS invita, in funzione degli strumenti oggi disponibili, a prevenire la perdita dell’udito attraverso la diagnosi precoce anche in classe e l’invio a centri specializzati laddove necessario, o in persone e bambini che già convivono con problematiche uditive, a intraprendere adeguati trattamenti con supporti farmaceutici e strumentali, come apparecchi acustici, impianti cocleari, lingua dei segni e tecnologie di assistenza. Favorire l’accesso tempestivo a interventi e cure significa consentire alla persona con difficoltà uditive di integrarsi nella vita sociale con maggiore facilità, migliorando la qualità della vita. L’OMS ricorda, infatti, che la perdita dell’udito non trattata non influisce solo sulla salute dell’orecchio, ma può ritardare lo sviluppo del linguaggio e la crescita cognitiva, limitando le opportunità di inserimento nel sociale: nei bambini si traduce, in un contesto scolastico, in un rendimento peggiore e, in seguito, in minori prospettive lavorative e quindi economiche a lungo termine.

«Fortunatamente – spiega Stefano Di Girolamo, presidente della Società di otorinolaringoiatria pediatrica – per i bambini abbiamo lo screening universale per le ipoacusie che permette di intercettare i piccoli sordi e gli impianti cocleari che danno la possibilità di sopperire alla mancanza di un organo di senso. Ma ci sono ancora alcune criticità, migliorabili: ad esempio la gestione delle otiti ricorrenti che possono causare anche danni seri, con la necessità di aumentare l’attenzione e di avere un maggior coinvolgimento dei pediatri. Inoltre occorre stare “in ascolto” delle fasce a rischio, ad esempio, l’età adolescenziale quando la salute dell’orecchio è messa a dura prova dall’esposizione cronica a un’intensità sonora forte, come le discoteche, i concerti, dove un orecchio ovattato all’uscita dalla serata è indice di uno stimolo eccessivo, fino all’uso illimitato e a volume alto delle cuffie e degli auricolari». Ci sono inoltre tre fattori di rischio da non sottovalutare, indipendentemente dall’età, che possono danneggiare l’udito. «Motivi professionali e ludici – prosegue Di Girolamo – le otiti ricorrenti nel bambino e gli esiti di radio e chemioterapia che tra gli effetti collaterali possono causare anche la compromissione acustica». Pertanto è fondamentale, sottolinea l’OMS che i governi, la società civile e i partner dei settori sanitario e dell’istruzione adottino misure urgenti per proteggere l’udito dei bambini tramite la promozione di buone pratiche di ascolto e tutela dell’udito a scuola, l’integrazione dello screening uditivo nei programmi sanitari e dotare genitori, insegnanti e bambini di strumenti e informazioni per diagnosticare tempestivamente le difficoltà uditive.

Francesca Morelli

 

 

Articoli correlati