Si dichiarano ipertecnologici, nativi digitali. Certamente i giovani lo sono nel maneggiare tutti gli strumenti che consentono loro di essere sempre super-connessi con il mondo virtuale, gli amici, attraverso qualsiasi canale: pc, tablet, chat. Eppure sono impreparati e disinformati nel saper scegliere siti affidabili, accreditati e autorevoli per le loro ricerche. Con quanto ne consegue: innanzitutto l’esposizione a rischi importanti. Le statistiche parlano chiaro: in 26 Paesi su 32 oltre il 20% dei bambini di 10 anni, più di uno studente su 5, fatica a riconoscere fonti sicure online, Italia compresa, dove fino al 18,9% dei minori tra 9 e 16 anni non ha competenze digitali di base, il 9,5% non è in grado di cambiare le impostazioni della privacy; il 9,2% non ha gli “strumenti” per scegliere le migliori parole chiave per le ricerche, l’11,9% non è capace di rimuovere persone dalla lista dei contatti, il 18,9% non sa creare contenuti (musica o video).
A livello globale anche la percezione dell’Intelligenza Artificiale (IA) tra i giovani evidenzia forti divari: da un sondaggio condotto attraverso la piattaforma digitale U-Report, su un campione di 61.400 partecipanti, solo il 18% ritiene di avere familiarità con i sistemi di IA, il 22% in maniera moderata, il 25% parzialmente e il 35% quasi per nulla. Inoltre, su 57.670 partecipanti, il 45% sente di avere le opportunità necessarie per lavorare con l’IA, a fronte del 20% che ritiene di non avere queste abilità e il 35% che si dichiara insicuro nell’usarle. Percentuali ed evidenze che hanno spinto l’Unicef (Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia) a promuovere e diffondere un vademecum di tutela e sicurezza all’uso corretto di questi strumenti digitali, con nove consigli per genitori e caregiver che devono essere i primi tutor, ricordando che, usata con attenzione e ponderazione, l’IA può essere di supporto ai bambini.
Queste “norme” si sono rese necessarie anche a seguito del rapido aumento del volume di immagini sessualizzate generate dall’IA che circolano nel web, comprese fotografie di bambini manipolate e sessualizzate, come comprova uno studio di Unicef, Ecpat (una rete internazionale impegnata nella protezione di bambine e bambini da ogni forma di sfruttamento sessuale nel mondo e via web) e Interpol (Organizzazione Internazionale della Polizia Criminale) in 11 paesi. Almeno 1,2 milioni di bambini hanno dichiarato la manipolazione delle loro immagini in deepfake sessualmente esplicite nell’ultimo anno; un fenomeno che riguarda in alcuni Paesi i 1 bambino su 25, ma che può coinvolgere anche fino a due terzi dei più piccoli. «In un mondo in cui l’IA è sempre più presente nella vita quotidiana di bambini e adolescenti – ha dichiarato Nicola Graziano, Presidente dell’UNICEF Italia – è fondamentale accompagnarli nello sviluppo di competenze digitali, spirito critico e consapevolezza. Troppi bambini faticano ancora a riconoscere fonti affidabili e a orientarsi online in modo sicuro. È necessario un impegno condiviso tra famiglie, scuole, istituzioni e aziende per costruire ambienti digitali che tutelino i diritti dei bambini e ne promuovano il benessere, oggi e in futuro, secondo quanto stabilisce anche la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia». Allora in un’era sempre più spinta al digitale e dominata dall’Intelligenza Artificiale (IA) gli adulti devono “attivare” questi strumenti di monitoraggio e attenzione:
- Cogliere l’attimo e iniziare presto a “educarli”. Sono molti i contesti in cui i bambini possono incontrare l’IA: la casa, la scuola o sentirne parlare dai media. Se pongono domande su questi strumenti, è il momento per i grandi di introdurli in modo semplice alla loro comprensione.
- Avere ben presente i rischi. Raccolta di dati personali, contenuti fuorvianti o pericolosi, interazioni inappropriate sono alcuni dei rischi che correlano all’IA e possono influenzare il modo in cui i bambini imparano a gestire le sfide sociali. Incoraggiarne un uso equilibrato e consapevole, aiuta il bambino a sviluppare abilità che serviranno anche nella vita reale, come comunicazione e problem-solving.
- Facilitare la comprensione di questi strumenti. È strategico ricorrere a esempi semplici, come oggetti familiari al bambino, ad esempio altoparlanti smart o altri dispositivi domestici, per spiegare loro come funzionano. La pratica poi fa la differenza: è importante che i genitori esplorino con i piccoli alcuni sistemi di l’IA, come i chatbot, mettendoli in azione con apposite domande o gli assistenti vocali, discutendo le risposte fornite. Questo aiuterà il bambino a capire cosa può o non può fare l’IA.
- Apprendere con l’IA. Può essere uno strumento molto utile, ma occorre usarlo con cognizione di causa. Infatti se da un lato l’IA può aiutare a spiegare le idee in modo chiaro o a fornire esercitazioni personalizzate, dall’altro un’assistenza eccessiva da parte di questi strumenti può ridurre le opportunità per i bambini di pensare ai problemi in modo indipendente. Quindi i giovani (figli) vanno incoraggiati a usare l’IA come uno strumento utile, non come una scorciatoia.
- Proteggere la privacy è cruciale. Dati sensibili, come l’età del bambino o le informazioni di contatto del genitore sono alcuni elementi che potrebbero essere richiesti da sistemi di IA ed è anche possibile che i bambini possano condividere queste informazioni sensibili durante l’uso quotidiano. È essenziale che grandi e piccoli esaminino le impostazioni sulla privacy delle varie piattaforme. Parlare di ciò che è sicuro divulgare aiuterà i bambini a strutturare abitudini solide e nel tempo.
- Imparare reciprocamente. Gli adulti non sempre hanno dimestichezza con gli strumenti di IA in rapida evoluzione, mentre i giovani potrebbero saperne più dei grandi. Imparare a conoscere l’IA insieme può essere un punto di partenza efficace. In questo percorso di apprendimento può esser di supporto anche la scuola che in alcuni casi fornisce un elenco di strumenti approvati.
- Alzare le antenne sui segnali di allarme. Può capitare che i figli inizino ad affidarsi all’IA per il sostegno emotivo invece che a persone fidate: se si avverte la comparsa di questi segnali, domande gentili e aperte da parte dei genitori, ma anche semplici accorgimenti su limiti e controlli regolari per mantenere l’uso dell’IA sano ed equilibrato possono essere di grande aiuto.
- Dialogo aperto con la scuola. È lecito che il genitore chieda alle scuole come venga utilizzata l’IA per l’apprendimento e i compiti a casa, cosa gli insegnanti ritengano utile, i limiti e le criticità. Fare sinergia fra genitori e scuola contribuisce a rendere più responsabili i ragazzi verso questi strumenti.
- Mantenere una giusta prospettiva. L’IA sta entrando a grandi passi nel quotidiano di bambini e giovani: nel gioco, nell’apprendimento e nella vita sociale. Occorre ridimensionare questo rapporto e dare maggior peso all’ambiente in cui i bambini crescono, alle relazioni, agli interessi, alla vita “reale”. Mantenere questa visione equilibrata può aiutare la famiglia a fare scelte ponderate sull’IA.
di Francesca Morelli