Dalla riduzione della chemioterapia, alla possibilità di vivere senza terapia: la ricerca sta cambiando completamente la prognosi delle malattie del sangue. Durante la Riunione Nazionale, promossa da Fondazione GIMEMA-Franco Mandelli Onlus, sono stati presentati gli aggiornamenti della ricerca scientifica sulle malattie del sangue condotti in Italia dai principali ematologi, molti dei quali sono intervenuti all’evento “Ricerca e cura in ematologia: l’impegno di AIL tra presente e futuro” che si è tenuto giovedì 18 giugno a Palazzo De Carolis a Roma, in occasione della Giornata Nazionale per la Lotta contro Leucemie, Linfomi e Mieloma del 21 giugno (vedi new).
«AIL è nata quasi 60 anni fa con l’obiettivo di essere accanto ai pazienti ematologici e alle loro famiglie in tutte le fasi del percorso di malattia con una vicinanza concreta fatta di ascolto, supporto umano e sostegno alla Ricerca Scientifica e alle cure», spiega Giuseppe Toro, Presidente Nazionale AIL. «In questi anni abbiamo continuato a rafforzare questo impegno, mettendo al centro la persona, i suoi bisogni, la qualità della vita e l’avanzamento della ricerca.
Oggi AIL, con le sue 83 sezioni provinciali e l’impegno di oltre 18.000 volontari, rappresenta una rete capillare di solidarietà presente su tutto il territorio nazionale, con le Case AIL, le cure domiciliari per adulti e bambini, il supporto psicologico e molti altri servizi per pazienti e caregiver. Nel corso degli anni, anche grazie al costante sostegno di AIL alla ricerca, le terapie per la cura delle leucemie, linfomi e mieloma sono diventate più mirate ed efficaci».
«L’ematologia sta vivendo una trasformazione straordinaria grazie all’integrazione tra ricerca biologica, medicina di precisione, immunoterapia e studi clinici», sottolinea Marco Vignetti, presidente della Fondazione GIMEMA. «L’obiettivo non è soltanto aumentare la sopravvivenza, ma migliorare concretamente la qualità di vita dei pazienti, riducendo tossicità, ospedalizzazioni e impatto sociale delle cure».
Mieloma e malattie mieloproliferative
Ampio spazio è dedicato al Mieloma Multiplo e alla Medicina di precisione.
Tra i progetti strategici più rilevanti è stato presentato LabNet, la nuova Rete nazionale di laboratori promossa da GIMEMA per rendere accessibile su tutto il territorio italiano la valutazione della malattia minima residua nel mieloma multiplo, oggi considerata uno dei biomarcatori più importanti per guidare le decisioni terapeutiche personalizzate. «Oggi LabNet, in Italia, collega 160 centri clinici e 60 laboratori specialistici attraverso una piattaforma digitale che assicura l’accesso a una diagnostica molecolare avanzata, certificata e omogenea», precisa Vignetti. «Ha raggiunto circa 15.000 pazienti ed eseguito oltre 200.000 esami molecolari, confermandosi una realtà unica nel panorama italiano dell’ematologia. L’impatto sulla pratica clinica è significativo: molte decisioni terapeutiche dipendono dalla risposta molecolare del paziente e richiedono test affidabili e standardizzati. Questo si traduce in cure più appropriate e personalizzate e al tempo stesso il Servizio Sanitario Nazionale beneficia di un utilizzo più efficiente delle risorse».
«Negli ultimi anni uno dei progressi più importanti è stato l’impiego di schemi terapeutici basati su quattro farmaci anziché tre», puntualizza Paolo Corradini, Professore Ordinario di Ematologia Università di Milano, Direttore di Ematologia e Direttore Scientifico Istituto nazionale dei Tumori di Milano. «A questo si è aggiunta l’introduzione di un anticorpo monoclonale molto efficace, il daratumumab, che riconosce una proteina presente sulla superficie delle cellule di mieloma, chiamata CD38. L’integrazione di questo farmaco nelle fasi di mantenimento ha rappresentato un cambiamento significativo, contribuendo sia a migliorare la sopravvivenza che ad aumentare la qualità di vita dei pazienti. Quando la malattia è sotto controllo e il paziente è in remissione, infatti, si riducono sintomi importanti come il dolore e il benessere complessivo migliora sensibilmente».
Risultati incoraggianti anche nei pazienti con neoplasie mieloproliferative, tra le forme più aggressive di malattia. La combinazione di chemioterapia e venetoclax ha dato risposte durature anche in pazienti fragili, non candidabili a trattamenti intensivi».
Le terapie per le leucemie
Importanti risultati si sono raggiunti nelle leucemie acute. La leucemia mieloide acuta è una patologia rara e aggressiva che colpisce soprattutto gli over 60. «Negli ultimi anni sono diventate disponibili nuove terapie con meccanismi d’azione molto diversi da quelli della chemioterapia tradizionale», puntualizza Alessandro Rambaldi, Professore di Ematologia, Direttore Scientifico Fondazione per la Ricerca-FROM, Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. «Le nuove terapie hanno ampliato il numero di malati ai quali oggi possiamo proporre un trattamento con intento potenzialmente curativo. In passato molti pazienti di età superiore a 65 anni ricevevano esclusivamente cure di supporto, perché non erano candidabili a trattamenti efficaci. Oggi, grazie a terapie meglio tollerate, possiamo portarli in remissione e offrire loro anche il trapianto allogenico di cellule staminali emopoietiche, che resta la strategia curativa per eccellenza».
Nella leucemia mieloide acuta ad alto rischio, lo studio AML1718 ha raggiunto tassi di remissione completa vicini all’80%. Il protocollo, basato su venetoclax associato alla chemioterapia standard, ha permesso a oltre il 60% dei pazienti di accedere al trapianto allogenico.
Per la leucemia promielocitica acuta, GIMEMA ha confermato un risultato ormai consolidato: oggi i pazienti trattati con protocolli chemio-free basati su ATRA e triossido di arsenico possono raggiungere un’aspettativa di vita sovrapponibile a quella della popolazione generale, confermando una delle più importanti rivoluzioni terapeutiche dell’ematologia moderna. Lo studio randomizzato ALL2820 ha dimostrato, per la prima volta al mondo, la superiorità di una strategia completamente chemio free. Il trattamento con ponatinib e blinatumomab è risultato più efficace rispetto alla chemioterapia tradizionale associata a imatinib: i dati riguardano pazienti adulti con leucemia acuta linfoblastica, Philadelphia positiva. Accanto a questo risultato di portata internazionale, GIMEMA ha presentato anche il nuovo documento di consensus nazionale sull’utilizzo di blinatumomab nella leucemia linfoblastica acuta Philadelphia negativa dell’adulto, con l’obiettivo di integrare l’immunoterapia nei percorsi terapeutici e ridurre l’intensità della chemioterapia, soprattutto nei pazienti più fragili.
Sul fronte della leucemia mieloide cronica, è stato presentato il primo studio randomizzato italiano (SUSTRENIM CML1415) che rappresenta una svolta culturale oltre che clinica: l’obiettivo non è solo controllare la malattia, ma consentire a un numero crescente di pazienti di vivere senza terapia, riducendo effetti collaterali, tossicità, impatto economico e sociale delle cure a lungo termine. «Oggi, lo scenario è completamente diverso e il primo effetto tangibile riguarda la sopravvivenza dei pazienti», sottolinea Fabrizio Pane Professore Ordinario di Ematologia, Direttore di Dipartimento di oncologia Ematologia e Anatomia Patologica, e Direttore Ematologia e Trapianti di Midollo, Università Federico II di Napoli. «Nella maggior parte dei casi, la LMC è diventata una malattia cronica, controllabile nel lungo periodo. Le evidenze più recenti suggeriscono inoltre che una quota significativa di pazienti possa interrompere il trattamento. Tra questi, oltre il 60-65% riesce a mantenere una remissione stabile senza necessità di riprendere le terapie. In questi pazienti si parla sempre più spesso di “guarigione funzionale”».
Nella leucemia linfatica cronica, è di importanza strategica lo studio osservazionale CLL 2121, che ha ormai raccolto i dati di oltre 10mila pazienti trattati in più di cento centri di ematologia italiani dal 2010. GIMEMA progetta uno dei più grandi database europei dedicati alla malattia.
I dati sulle Immunoterapie riguardano principalmente le terapie cellulari attualmente più innovative, ovvero le CAR-T. Gli studi attivati hanno come obiettivo l’analisi dell’efficacia e della sicurezza delle CAR-T nella leucemia acuta linfoblastica del bambino e dell’adulto e nel mieloma multiplo. Con i nuovi protocolli, uno dei quali sarà attivato prossimamente in cooperazione con AIEOP, si avrà modo di raccogliere preziosi dati della pratica medica su efficacia, sicurezza e durata delle risposte e di creare una delle piattaforme italiane dedicate alle immunoterapie cellulari avanzate.
Le terapie CAR-T stanno ridefinendo il paradigma di cura di numerosi tumori ematologici, oltre che i per i risultati ottenuti nei pazienti con malattia refrattaria o resistente, anche per le nuove prospettive di impiego nelle fasi più precoci. «Le cellule CAR-T rappresentano una delle frontiere più avanzate dell’immunoterapia», spiega Franco Locatelli, Direttore Area Clinica di Onco-Ematologia Pediatrica, Terapia Cellulare, Terapie Geniche e Trapianto Emopoietico Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma. «Esistono già numerosi prodotti CAR-T approvati per l’uso clinico nel trattamento delle forme refrattarie e resistenti delle leucemie linfoblastiche acute a cellule B, dei linfomi non-Hodgkin a cellule B e del mieloma multiplo. Oggi, però, l’obiettivo si sta spostando progressivamente verso un utilizzo più precoce. Sono infatti in corso, o in fase di attivazione, trial clinici che prevedono l’impiego delle CAR-T già alla prima ricaduta, nei pazienti ad alto rischio, e anche in pazienti neo diagnosticati nei quali esistano evidenze di un’elevata probabilità di fallimento delle terapie tradizionali».
Ogni anno in Italia si registrano circa 15.500 nuovi casi di linfoma, tra forme non-Hodgkin e Hodgkin: le innovazioni stanno cambiando l’approccio terapeutico. «Le immunoterapie, in particolare le CAR-T e gli anticorpi bispecifici, rappresentano una vera rivoluzione nel trattamento dei linfomi, soprattutto non-Hodgkin», informa Luigi Rigacci, Responsabile Commissione Linfoma di Hodgkin FIL, Comitato Direttivo FIL, Direttore UOC Ematologia e Centro Trapianto Cellule Staminali Fondazione Policlinico Campus Bio-Medico. «I risultati ottenuti finora sono estremamente incoraggianti. Nei pazienti affetti da forme particolarmente aggressive di linfoma, queste terapie consentono di raggiungere lunghe sopravvivenze e potenziali guarigioni in circa il 40% dei casi. Prima dell’avvento di queste strategie terapeutiche, la stessa categoria di pazienti aveva una sopravvivenza media di poco superiore ai sei mesi e soltanto l’8-10% risultava vivo a due anni».
I tumori ematologici pediatrici sono patologie rare. In Italia si stima che ogni anno vengano diagnosticati circa 1.400 casi di malattie oncoematologiche nei bambini fino a 14 anni e circa 800 negli adolescenti tra i 15 e i 19 anni. «Grazie ai progressi della ricerca e all’elevata qualità delle cure disponibili nel nostro Paese, queste patologie sono oggi curabili con esiti molto positivi», conclude Angela Mastronuzzi, Presidente AIEOP, Responsabile Unità di Neuro-Oncologia Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, Professore Associato di Pediatria, Università Cattolica del Sacro Cuore. «La sfida principale non è soltanto guarire i pazienti, ma garantire loro una qualità e un’aspettativa di vita il più possibile sovrapponibili a quelle della popolazione generale. Per questo motivo la ricerca si sta orientando verso una medicina sempre più personalizzata. La personalizzazione delle cure si basa su una stratificazione del rischio sempre più accurata, resa possibile dalla valutazione della malattia residua minima e dall’identificazione delle alterazioni molecolari caratteristiche di ciascuna patologia».
In Italia, nel 2025 in ematologia sono stati eseguiti 5.259 trapianti e 750 CAR-T. «Per quanto riguarda il trapianto autologo nel nostro Paese si osserva una tendenza alla riduzione, specialmente nel trattamento dei linfomi, di oltre il 30%, rispetto a cinque anni fa – informa Massimo Martino, Presidente GITMO, Direttore Centro unico regionale trapianti CSE e terapie cellulari, Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria-. Questo calo è dovuto a un sempre maggior utilizzo della terapia CAR-T. L’aspetto positivo da sottolineare è che è in aumento l’uso di questo approccio in pazienti sopra i 60 e 70 anni. Il mieloma multiplo è la patologia più trattata con trapianto autologo e rappresenta il 63% delle procedure. Al contrario dell’autologo, il numero di trapianti allogenici è in costante crescita. Nel 2025 sono stati effettuati 2.152 trapianti in Italia, con un incremento di oltre il 7% rispetto a due anni prima. Le patologie principali sono la leucemia mieloide acuta, seguita dalla linfoblastica, ma cresce l’uso anche per mielodisplasie e mielofibrosi».
Ricerca scientifica e innovazione sono i pilastri su cui AIL fonda assistenza e cura dei pazienti ematologici. «Agli inizi degli anni Ottanta nacque il GIMEMA – informa Marco Vignetti, Presidente Fondazione GIMEMA Franco Mandelli, Gruppo Italiano Malattie Ematologiche dell’Adulto– una rete collaborativa con l’obiettivo di condividere idee, progetti e protocolli terapeutici per i pazienti affetti da leucemie acute. Attualmente sono oltre 50 gli studi attivi all’interno del network. Uno dei progetti è LabNet, che quest’anno celebra 20 anni di attività.
di Paola Trombetta