Psoriasi: nuovi farmaci e una campagna d’informazione

Secchezza della pelle, arrossamento, prurito, eritema, desquamazione, ma anche sensazione di bruciore, persino sanguinamento e dolore articolare: sono i sintomi più comuni della psoriasi, una patologia infiammatoria cronica, non contagiosa, che non deve essere considerata solo una malattia della pelle. Si tratta di un’affezione sistemica, associata a molte altre patologie, prima fra tutte l’artrite psoriasica, che interessa fino al 30% dei malati, oltre a disturbi articolari, metabolici, cardiovascolari e intestinali. In Italia colpisce circa 2 milioni di persone, di cui 500 mila presentano la forma moderata-severa. Il 90% dei soggetti ha invece la forma “volgare”, o psoriasi a placche, caratterizzata da placche rotonde o ovali, ricoperte da squame biancastre. La psoriasi ha la stessa incidenza nei due sessi e può insorgere a qualsiasi età. Solitamente compare per la prima volta tra i 20 e i 30 anni, mentre è rara nei bambini. Un secondo picco di incidenza si registra nella fascia di età tra i 50 e i 60 anni. La diagnosi della psoriasi è prevalentemente clinica e la sua gravità si misura in base all’estensione delle lesioni, al grado di eritema, desquamazione e infiltrazione, alla risposta alle terapie e al livello di disabilità sociale e psicologica di chi ne è affetto.

Gli indici di gravità clinica sono il PASI (Psoriasis Area Severity Index) o la superficie corporea interessata BSA (Body Surface Area), mentre l’indice di Qualità di Vita come il DLQI (Dermatology Life Quality Index) dovrebbe essere valutato in associazione con i due sopracitati.

La psoriasi può avere, infatti, conseguenze rilevanti non solo fisiche, ma anche personali, sociali e di relazione, alterando negativamente la qualità di vita del paziente. L’indice PASI è utile per valutare l’efficacia dei trattamenti sistemici. PASI 100 individua una completa remissione dei sintomi, mentre PASI 50 è indice di un fallimento della terapia. La risoluzione della malattia cutanea trova ampio spazio nelle Linee Guida europee del 2020 dell’European Dermatology Forum che suggeriscono di considerare la risoluzione parziale (PASI 90) o completa (PASI 100) della malattia cutanea come l’obiettivo terapeutico cui mirare.

Le novità terapeutiche

La Commissione Europea ha approvato di recente deucravacitinib, un farmaco inibitore orale della tirosin-chinasi 2 (TYK2) per il trattamento dei pazienti adulti con psoriasi a placche, da moderata a severa, candidati alla terapia sistemica. Deucravacitinib è la prima terapia orale con un nuovo meccanismo d’azione approvata per questa indicazione negli ultimi 10 anni.

«Nel nostro Paese esiste però il problema dell’accesso limitato ai farmaci ad alta specializzazione», puntualizza il dottor Piergiorgio Malagoli, Responsabile della PsoCare Unit dell’IRCCS Policlinico San Donato di Milano. «Solo alcune strutture sanitarie di riferimento, autorizzate a livello nazionale, somministrano le terapie più innovative. I dermatologi del territorio difficilmente consigliano ai propri assistiti farmaci che non possono prescrivere. Questa situazione può creare problemi, soprattutto ai malati colpiti dalle forme più gravi di psoriasi».

«Da diversi anni abbiamo a disposizione trattamenti molto avanzati come gli anticorpi monoclonali o i farmaci biologici», aggiunge il professor Antonio Costanzo, Ordinario di Dermatologia e direttore dell’UOC di Dermatologia presso IRCCS Istituto Clinico Humanitas – Rozzano, Milano. «Sono però terapie iniettive, che necessitano di essere conservate nella catena del freddo: quindi la loro somministrazione può essere molto complessa. Avere a disposizione anche in Italia un farmaco orale come deucravacitinib, che presenta un buon livello di efficacia e sicurezza, può rappresentare un grande vantaggio. L’approvazione europea di deucravacitinib rappresenta un importante traguardo. Si tratta di una terapia orale, la cui somministrazione risulta molto comoda, in quanto deve essere assunta una sola volta al giorno. Gli studi clinici hanno mostrato l’efficacia duratura di deucravacitinib su molteplici punti chiave, tra cui la clearance cutanea e l’intensità dei sintomi. Dal punto di vista clinico è una “small molecule” e la principale innovazione terapeutica è l’altissima selettività del suo meccanismo d’azione. Riesce infatti a bloccare solo una proteina, la TYK2, fondamentale per alcuni recettori alla base della patogenesi della psoriasi», conclude il professor Costanzo. «Al tempo stesso, non inibisce altre proteine come JAK1, JAK2 o JAK3. Tutto questo si traduce in un’ottima efficacia del trattamento che presenta anche buoni livelli di sicurezza e tollerabilità».

L’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ha da poco riconosciuto la rimborsabilità di un altro farmaco, bimekizumab per il trattamento della psoriasi a placche da moderata a severa negli adulti in terapia sistemica. Questo trattamento inibisce selettivamente le interluchine 17 A, e 17 F, molecole messaggere del sistema immunitario dell’organismo, che svolgono un ruolo chiave nei processi infiammatori.

«Il meccanismo d’azione di bimekizumab è alquanto innovativo», dichiara Paolo Gisondi, professore Associato di Dermatologia presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona. «Si tratta di un anticorpo monoclonale diretto sia contro l’interluchina 17 A, che contro l’interluchina 17 F, rendendolo diverso rispetto alle altre molecole disponibili oggi, che sono dirette solo contro l’interluchina 17 A o contro il suo recettore. Per medici e pazienti, bimekizumab costituisce un’ottimizzazione dei trattamenti gia in uso. I tempi di somministrazione sono molto agevoli: si passa da due iniezioni sottocutanee una volta al mese nella fase di induzione, a una volta ogni due mesi in quella di mantenimento. Questo aiuta anche la compliance, che è un elemento importante per gestire al meglio la terapia e ottenerne una remissione clinica».

Una campagna social per i pazienti

«Oggi le aspettative dei pazienti psoriasici sono molto alte, anche perché negli ultimi anni l’informazione sulla patologia e sulle soluzioni terapeutiche è aumentata, così come la consapevolezza di poter curare e gestire una malattia di cui soffrono da decenni e per la quale non hanno ancora avuto una risposta adeguata», sottolinea il dottor Piergiorgio Malagoli, Responsabile PsoCare Unit IRCCS Policlinico San Donato di Milano. «Anche se le opzioni terapeutiche per la psoriasi sono costituite da molecole innovative in grado di garantire un alto livello qualitativo, la novità dei loro meccanismi d’azione le pone nella condizione di misurarsi, sia nei confronti dei pazienti che non hanno mai assunto terapie, sia in coloro che hanno sperimentato fallimenti con altri trattamenti. Con queste molecole è fondamentale una buona compliance: vengono infatti bloccate le citochine infiammatorie, ma se si sospende la terapia, nella maggior parte dei casi la malattia si ripresenta. Ecco perché avere oggi a disposizione farmaci che possono essere utilizzati per lunghi periodi di tempo, permette di avere malati di psoriasi con un controllo pressoché totale della malattia».

«Purtroppo esiste oggi un disallineamento tra le necessità dei pazienti psoriasici e il livello di attenzione istituzionale nei provvedimenti di programmazione del nostro Sistema Sanitario Nazionale», si rammarica Valeria Corazza, Presidente di APIAFCO (Associazione Psoriasici Italiani Amici della Fondazione Corazza). «Uno di questi riguarda l’aggiornamento del Piano Nazionale delle Cronicità, che risale al 2016, in cui andrebbe inserita anche la psoriasi tra le patologie croniche da includere. Avere un riconoscimento come patologia cronica, infatti, significa avviare un meccanismo virtuoso da parte delle Regioni nei confronti della diagnostica e delle strutture sanitarie, per poter aumentare il livello di accesso alle terapie più innovative».

«Per questo motivo APIAFCO, a marzo 2022 – continua Valeria Corazza – ha presentato insieme alle due società di dermatologia SIDeMaST e Adoi e a Salutequità,  “l’Alleanza italiana per la psoriasi”, rivolta ai politici, in cui si chiede, oltre all’inserimento della patologia nel citato Piano Nazionale delle Cronicità e all’aggiornamento delle Linee Guida sulla psoriasi, di promuovere un approccio sanitario multidisciplinare, così come l’urgenza di implementare i PDTA, ovvero i Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali, promuovendo l’istituzione di un Tavolo tecnico nazionale e Tavoli regionali per il raggiungimento di una best practice della patologia. Altri punti messi in evidenza sono il diritto all’accesso alle terapie innovative per tutti i livelli di gravità, che implica anche informazioni puntuali sulle terapie stesse».

Tra le iniziative promosse si inserisce la nuova Campagna “Metti la Psoriasi Fuori Gioco”, creata per aumentare la consapevolezza dell’opinione pubblica e delle persone che soffrono di psoriasi, per poter vivere la vita che desiderano nonostante la malattia.

L’iniziativa, che ha come punto di riferimento il sito https://mettilapsoriasifuorigioco.it, dove è possibile trovare informazioni sulla patologia (cause, sintomi, possibili fattori scatenanti) e sui Centri specialistici cui rivolgersi, si declinerà in una campagna social (#MettiLaPsoriasiFuoriGioco), dove i partecipanti sono invitati a realizzare un video in cui mostrano come giocano a calcio (che non è più appannaggio solo dell’universo maschile), mentre raccontano la loro sfida contro la psoriasi. Il messaggio del video dovrà essere legato all’obiettivo di mettere la psoriasi “fuori gioco”. I protagonisti dei video che avranno ottenuto il maggior numero di “like” saranno chiamati a partecipare a un torneo di calcetto, che si disputerà a Torino in occasione della Giornata Mondiale della Psoriasi, il 29 ottobre 2023.

di Paola Trombetta

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