Come riconquistare l’intimità dopo un tumore

«Sono stata operata tre anni fa al Policlinico Gemelli di Roma per un tumore al seno ormono-dipendente. In seguito ho fatto la radioterapia e la terapia anti-estrogenica, prima con tamoxifene per un anno e poi con exemestane da due anni. Il problema più difficile da affrontare è stata la perdita di fertilità. Per fortuna ho già una figlia, ma avrei tanto desiderato poterle dare un fratellino… Purtroppo i farmaci che sto prendendo mi hanno creato, oltre a un’avanzata osteoporosi, anche grossi problemi di atrofia vaginale, con secchezza e dolore ai rapporti. Sono ricorsa a terapie locali, ovuli e creme a base di calendula e aloe, ma senza troppi risultati. Poiché non posso assumere terapie ormonali, sono destinata a sopportare questi disturbi, in attesa di qualche novità terapeutica che possa essere indicata anche per le donne operate di tumore…».

La storia di Gina è comune alle molte donne (più di 700 mila in Italia) che convivono con un tumore al seno. Per questa patologia, la terapia oncologica comporta infatti l’induzione della menopausa e, di conseguenza, la comparsa, anche in forma severa, di sintomi tipici dell’Atrofia Vulvo-Vaginale (AVV), causati dalla progressiva modificazione del tessuto e dalla perdita di lubrificazione, in conseguenza della carenza di estrogeni. L’AVV interessa circa una donna su due in menopausa e provoca secchezza, irritazione, perdita di elasticità e dolore durante i rapporti, con un impatto significativo sulla qualità di vita della donna e sull’intimità di coppia, con l’aggiunta di problemi dell’apparato urinario (cistiti ricorrenti, infezioni vaginali e incontinenza urinaria). Se ne è discusso in occasione dell’incontro “Donne in menopausa e tumori femminili: come recuperare benessere e qualità di vita”, presso il Senato della Repubblica (Palazzo Giustiniani), su iniziativa della Vicepresidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato, Senatrice Maria Rizzotti, in collaborazione con le Associazioni ONDA e Susan G. Komen Italia, con il supporto non condizionante di Shionogi.

«Grazie ai progressi scientifici e all’allungamento della vita media, oggi una donna passa un terzo dei suoi anni in menopausa, affrontando cambiamenti fisici e psicologici, sui quali non si fa ancora una corretta informazione», fa notare la Senatrice Maria Rizzotti. «Questo problema è più critico nelle pazienti oncologiche che, spesso in giovane età, soffrono di menopausa indotta, a causa dei farmaci anti-estrogenici che devono assumere. Soprattutto a queste, ma anche a tutte le altre donne, devono essere offerte soluzioni terapeutiche, consigli e informazioni adeguati per un recupero soddisfacente della qualità di vita. Ecco perché in questi giorni depositerò in Senato una mozione che impegna il Governo a promuovere adeguate iniziative di sensibilizzazione e informazione sull’Atrofia Vulvo-Vaginale, sia nei casi di menopausa fisiologica, che in quella indotta nelle donne con una storia di tumore al seno. Oggi per questi problemi esiste una nuova terapia (ospemifene) molto promettente, di cui inoltreremo la richiesta di rimborsabilità per le donne operate di tumore ormono-dipendente».

«Purtroppo l’AVV è una patologia ancora sottovalutata e sottodiagnosticata», puntualizza Rossella Nappi, Professore associato del Dipartimento di Scienze Cliniche, Chirurgiche, Diagnostiche e Pediatriche dell’Università di Pavia, Clinica Ostetrica e Ginecologica, IRCCS Policlinico S. Matteo e membro del Direttivo della Società Internazionale della Menopausa (IMS). «Dal recente studio REVIVE, condotto su un migliaio di donne tra 45 e 75 anni, il 78% ha evidenziato il problema della secchezza vaginale e il 76% del dolore ai rapporti; il 63% delle donne non è consapevole che questa condizione cronica sia destinata a peggiorare nel tempo; il 75% si aspetta che siano i medici a iniziare la discussione sui sintomi menopausali e la salute sessuale, ma i dati raccolti attestano che questo si verifica solo nell’11% dei casi. Solo una donna su 10 considera e cura il problema dell’atrofia vaginale. Analoga situazione viene vissuta dalle donne che hanno una storia oncologica alle spalle e per le quali la menopausa indotta può avere un impatto ancora più forte, soprattutto se in giovane età. L’incidenza dell’Atrofia Vulvo-Vaginale nelle pazienti oncologiche ha infatti una prevalenza addirittura superiore a quelle riportata nelle donne in menopausa naturale: il 60-80% riportano disturbi della funzione sessuale, con riduzione della libido e del numero di rapporti intimi e presenza di dolore ai rapporti».

«Poiché il tumore alla mammella è il più frequente nel sesso femminile, sono circa 200 mila le donne che, ogni anno, possono considerarsi guarite dalla neoplasia e che, pur sessualmente attive, si trovano a vivere la condizione della menopausa indotta», precisa Paola Villa, Professore associato dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Polo Scienze della Salute della Donna e del Bambino e responsabile dell’Unità di menopausa e osteoporosi, della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma. «Per queste donne l’Atrofia Vulvo-Vaginale ha un forte impatto sulla qualità della vita e perciò è necessario un approccio multidisciplinare e specialistico che sappia dare le risposte adeguate alle tante problematiche che ancora incidono sul loro benessere e sulla loro vita intima».

 «Occorre anche precisare che l’atrofia vulvo-vaginale non è semplicemente un disturbo femminile, ma una condizione che ha un’eco molto profonda anche nell’uomo», fa notare Emmanuele A. Jannini, Professore Ordinario di Endocrinologia e Sessuologia Medica all’Università Tor Vergata di Roma e Presidente dell’Accademia Italiana della Salute della Coppia. «Pur sapendo bene che si tratta di un problema ormonale della donna, l’uomo inevitabilmente si sente rifiutato e interpreta questo sintomo come un segnale di invecchiamento. Ecco perché l’AVV può anche provocare l’insorgere di una serie di patologie maschili “menopausa-correlate”, come ad esempio l’eiaculazione precoce o la disfunzione erettile, sulle quali è doveroso intervenire anche tramite l’aiuto e il counselling da parte di un esperto per ridare voce a quel linguaggio fondamentale della comunicazione umana che è l’attività sessuale».

Come aiutare allora la donna a recuperare benessere e qualità di vita? «Grazie ai progressi della ricerca scientifica abbiamo a disposizione dei presidi terapeutici, di natura non ormonale, che rispondono in pieno alle esigenze delle donne, in particolare a quelle che hanno una storia di tumore alle spalle e che possono essere assunti senza alcun problema, una volta completato l’iter terapeutico oncologico», precisa la professoressa Nappi. «In particolare questo nuovo farmaco, ospemifene, che si assume per bocca tutti i giorni, è un modulatore selettivo dei recettori per gli estrogeni: agisce cioè sui recettori della vagina, migliorando il trofismo e la lubrificazione. Al contrario ha un effetto neutro sull’endometrio e sembrerebbe avere addirittura un’azione protettiva sull’osso e sulla mammella, motivo per cui viene indicato anche alle donne che hanno avuto un tumore al seno».

«È importante che le donne, operate al seno, siano consapevoli che esistono rimedi per un disturbo, come l’AVV, di cui ancora poco si parla», precisa Riccardo Masetti, Professore e Direttore del Centro Integrato di Senologia della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli, Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e Presidente dell’Associazione Susan G. Komen Italia per la lotta ai tumori del seno. «Per fare questo è necessario non solo informare e sensibilizzare tutte le donne in menopausa, in particolare quelle che la sviluppano precocemente dopo una malattia oncologica, sui sintomi e le possibilità di cura dell’atrofia vulvo-vaginale, ma anche “educare” i medici affinché prestino maggiore attenzione alla diagnosi e alla terapia di questo importante disturbo cronico».
«È fondamentale, inoltre, incentivare le donne a comunicare il loro disagio, anche emotivo, al proprio ginecologo, cosa che oggi non avviene molto spesso», aggiunge Francesca Merzagora, Presidente di Onda, Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna. «Sarebbe interessante poter organizzare una giornata dedicata al tema della menopausa e delle sue conseguenze, tra cui l’atrofia vaginale, all’interno dei nostri Bollini Rosa, ovvero del circuito di 248 ospedali “vicini alle donne” in tutta Italia particolarmente attenti alla salute di genere e che, in alcune particolari giornate, offrono servizi diagnostici e informativi in maniera gratuita».

di Paola Trombetta

 

Al via la Campagna “FemiLift” per la qualità di vita della paziente oncologica

Per sensibilizzare clinici e pazienti sui problemi legati all’atrofia vulvo-vaginale, oncologi e ginecologi lanciano la Campagna nazionale “FemiLift per la qualità della vita della paziente oncologica”, presentata al Ministero della Salute. «Il 70% delle donne con tumore del seno, circa 35mila nuovi casi nel 2016 in Italia, va incontro ad atrofia vaginale in seguito alle terapie ormonali utilizzate per combattere la malattia», precisa il professor Francesco Cognetti, direttore dell’Oncologia Medica I dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma e presidente della Fondazione “Insieme contro il Cancro”. «Il problema interessa anche le pazienti operate di cancro dell’ovaio, proprio a causa della rimozione dell’organo. Un disturbo che può avere un impatto negativo sulla qualità di vita: i rapporti sessuali diventano impossibili e le difficoltà nella minzione spesso compromettono le relazioni sociali. Anche la chemioterapia e la radioterapia possono determinare queste condizioni, purtroppo sottostimate. Sia i clinici che le pazienti devono migliorare la comunicazione su questi aspetti. È importante anche l’adozione di stili di vita sani: no al fumo, dieta corretta e attività fisica costante», continua il professor Cognetti. «È stato dimostrato che nel tumore al seno l’esercizio regolare riduce il rischio di recidiva del 50% nelle donne con neoplasie ormono-dipendenti. Oltre al movimento, bisogna prestare attenzione al peso, in particolare in menopausa: l’obesità è responsabile di circa il 20% delle neoplasie e del 50% delle morti dovute a tumori mammari». «L’atrofia vaginale rappresenta una condizione quasi “fisiologica” nelle donne in menopausa, ma debilitante», aggiunge il professor Paolo Scollo, direttore della Ginecologia dell’Ospedale Cannizzaro di Catania e past-president SIGO (Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia). «La mancanza di ormoni prodotti dalle ovaie provoca disturbi spesso definiti dalle pazienti come secchezza vaginale: la mancata lubrificazione della mucosa vaginale determina ulteriore perdita di elasticità. I rapporti sessuali diventano difficili o impossibili, con ripercussioni negative sul rapporto di coppia. Le donne con atrofia vaginale soffrono anche di cistiti recidivanti». Oltre alla nuova terapia orale (ospemifene), sono disponibili anche strumenti come il laser CO2 per trattare l’atrofia vaginale. Come agisce? «Bastano tre sedute (una al mese) di dieci minuti l’una, per stimolare il collagene, che nel corso della menopausa si indurisce e perde spessore», risponde il professor Scollo. «Da uno studio in via di pubblicazione, abbiamo dimostrato che lo spessore del collagene viene triplicato. Un ulteriore campo di applicazione del laser è quello dell’incontinenza urinaria da stress, un problema rilevante, di cui soffre circa il 20% delle donne».   P.T.

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