E’ ARRIVATA UNA NUOVA TERAPIA CONTRO L’OBESITA’

Per fare il punto su questa “patologia”, che tra sovrappeso e obesità conclamata interessa quasi la metà della popolazione italiana, abbiamo intervistato la professoressa Frida Leonetti, professore Associato di Endocrinologia all’Università La Sapienza e responsabile dell’Unità Operativa di “Malattie metaboliche e diabetologia” del Policlinico Umberto I di Roma.

Qual è l’età di comparsa del sovrappeso nella donna e quali sono le cause?

«Non esiste un’età di comparsa, esiste l’età nella quale la prevalenza è massima, cioè dopo i 60 anni, quando si può osservare che un terzo delle donne è francamente obeso. Dopo la menopausa, un modesto aumento del peso corporeo è fisiologico, dato dai cambiamenti ormonali che favoriscono l’accumulo di tessuto adiposo. A ciò si aggiunge uno stile di vita sempre più sedentario e un’alimentazione disordinata. La donna, soprattutto nelle classi meno abbienti, deve affrontare i molti problemi familiari e lavorativi, e non ha tempo di prendersi cura di se stessa, trascurando così il proprio benessere. Per questo l’obesità è un fenomeno particolarmente diffuso nelle classi sociali con un livello di scolarizzazione inferiore. Non si ha il tempo di curare la dieta, che deve essere bilanciata, ipocalorica e nutritiva, e tanto meno di trascorrere ore in palestra a fare esercizio fisico. Si mangia in modo disordinato, magari con cibi non di prima scelta, che contengono spesso grassi chimici, e che provocano ulteriore incremento ponderale. Non bisogna pensare a cause specifiche, a parte rare eccezioni di scompensi metabolici gravi che devono essere curati nei centri specializzati, ma capire che lo scorretto stile di vita alimentare e il poco movimento fisico sono sufficienti a portare l’individuo a diventare obeso».

Alimentazione ed esercizio fisico sono dunque la prima terapia? Potrebbero realmente essere sufficienti per ottenere un buon calo ponderale?

«Ridurre l’introito calorico e fare attività fisica insieme sono già una medicina efficace. Tutti possono scendere di peso, magari con tempi diversi, più o meno velocemente. E lo dimostrano gli interventi di chirurgia bariatrica: già riducendo il volume dello stomaco e il conseguente introito di cibo, il peso si riduce rapidamente. Almeno sette persone  su dieci che ricorrono alla chirurgia bariatrica sono donne. Continuare a mangiare molto e vivere in modo sedentario, provoca al contrario un sicuro aumento di peso. L’attività fisica, infatti, attiva il metabolismo basale, favorendo un maggiore consumo dei grassi e riducendo il peso. Tutti i tipi di sport sono utili così come uno stile di vita attivo tutti i giorni: fare le scale e non usare l’ascensore, scendere prima dall’autobus e fare qualche fermata a piedi. Lo sport più indicato nei casi di persone fortemente obese è certamente il nuoto e qualsiasi movimento in acqua perché avviene in assenza di attività gravitazionale e non carica le articolazioni».

Combattere l’obesità è fondamentale, non solo per vivere meglio, ma per prevenire anche malattie gravi come quelle cardiovascolari e persino i tumori…

«Intanto dobbiamo ricordarci che la durata della nostra vita è inversamente proporzionale alla misura della circonferenza del nostro punto vita. Nella donna non dovrebbe mai superare gli 88 centimetri, misura che denota l’inizio di obesità addominale, il peggior accumulo di grasso perché provoca un più alto rischio di complicanze. I dati sono molto chiari: le malattie cardiovascolari interessano soprattutto le persone obese perché presentano più facilmente ipertensione arteriosa e alterazioni metaboliche come l’ipercolesterolemia e soprattutto il diabete. L’uomo obeso ha un rischio sei volte maggiore di ammalarsi di diabete. La donna obesa addirittura fino a dodici volte. Non a caso si parla di “diabesità” per indicare la stretta associazione tra le due malattie. Se il diabete colpisce il 5% della popolazione generale, almeno il 20% degli obesi ha il diabete e almeno l’80% dei diabetici è in eccedenza ponderale. Inoltre, l’obesità predispone anche al rischio di ammalarsi di tumore: per la donna soprattutto al seno, utero, ma anche al colon».

Da diversi anni mancavano nuovi farmaci per combattere l’obesità. Oggi sembra essere disponibile una terapia innovativa: la liraglutide che viene utilizzata anche nel diabete. Come agisce e in quali casi è indicata?

«Si tratta in realtà di un analogo di una proteina, che si chiama GLP1, che viene normalmente prodotta nell’intestino e ha il compito di comunicare al sistema nervoso centrale che è arrivato il cibo e l’organismo è sazio. Somministrando questa sostanza il senso di sazietà si prolunga, a scapito dell’appetito. Diventa un freno all’assunzione di cibo. Quindi un farmaco “intelligente” perché aumenta la sazietà e riduce l’appetito. A dosaggi più bassi (1,8 mg), la liraglutide viene utilizzata già da anni nelle persone con diabete per abbassare la glicemia. Quest’azione si ha solo nei diabetici perché hanno la glicemia più alta e il farmaco abbassa la glicemia solo in queste condizioni perché ha un meccanismo che dipende dalla presenza di glucosio in eccesso nel sangue. Quindi non può dare cali di zuccheri in chi non ha il diabete. Nelle persone obese senza diabete i dosaggi sono più elevati (3 mg) per aumentare la riduzione dell’appetito. Viene somministrata una volta al giorno sottocute con una penna pre-riempita».

Come “rispondono” i pazienti obesi a questa cura innovativa? Può diventare una terapia cronica?

«Dai dati più recenti, si è visto che l’80% degli obesi risponde bene a questa terapia e nei primi tre mesi di assunzione mostra un calo ponderale del 10% del peso corporeo. Inoltre, durante l’uso di liraglutide la persona si rieduca a una più sana alimentazione. Quando si raggiunge il peso desiderato, si può modulare l’assunzione del farmaco, riducendo i dosaggi o assumendolo a periodi alterni. Potrebbe anche diventare una terapia cronica per il mantenimento del peso corporeo, che spesso si riprende dopo averlo faticosamente perso, poiché non presenta effetti collaterali. L’unico problema: non viene rimborsata dal Sistema Sanitario Nazionale, almeno per adesso, come tutte le terapie farmacologiche per l’obesità che purtroppo non ha ancora ottenuto nel nostro sistema sanitario il riconoscimento legislativo che merita, soprattutto se pensiamo a quante malattie l’obesità causa e quanto costa curarle: oltre 22 miliardi di euro l’anno dei quali almeno 15 miliardi per malattie che richiedono l’ospedalizzazione di questi pazienti».

di Paola Trombetta 

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