“SALUTE ALLO SPECCHIO” PER RITROVARE LA PROPRIA FEMMINILITA’

 “La mia storia di malattia – racconta Giulia – ha coinciso con il mio essere mamma. Ho scoperto di avere un tumore di natura post-gravidica pochi mesi dopo la nascita di mia figlia. ‘Salute allo Specchio’ mi ha insegnato il coraggio di lottare per la mia bambina, acquisendo la consapevolezza di una forza di cui non mi credevo capace”.  “Non è facile, anche in casa – le fa eco Alessandro, il marito- accettare, condividere e affrontare la malattia al fianco delle proprie compagne di vita. Noi, anche grazie a questo progetto, ci siamo riusciti; insieme abbiamo fatto molte cose e scherzato con la parrucca, i rossetti e le creme…”. 

“Dopo due ore che ci conoscevamo, io e Giulia – ricorda Eleonora – era come se fossimo state amiche da sempre. Riuscivamo a capirci senza dire una parola, in momenti di condivisione bellissimi. Per me ‘Salute allo Specchio’ ha significato uscire da un ospedale, pur facendo la chemioterapia e per quanto difficile possa sembrare crederlo, felice e sorridente…”.

Risuonano significative e profonde, dentro una platea silenziosa, le testimonianze di donne che ancora sul corpo portano il segno della malattia: stupisce la serenità, la forza, l’orgoglio e la fierezza con cui si raccontano. Senza timore, mettendo a nudo loro stesse, le difficoltà e le paure. Ringraziando un progetto – “Salute allo Specchio” – attivo da un anno (si è festeggiato di recente il primo compleanno) all’Ospedale San Raffaele di Milano che si occupa della cura e del recupero dell’immagine fisica in donne colpite da un tumore ginecologico o del seno, con la prospettiva di estenderlo in futuro anche ad altre patologie oncologiche. Una iniziativa condivisa dal reparto di ginecologia oncologia e dal reparto di psicologia clinica della salute della struttura milanese che è sembrata una necessità: una risposta concreta a un timore, paradossalmente quasi superiore alla consapevolezza della malattia e delle sue difficoltà da parte della donna, quello di perdere i capelli.

«La patologia cambia l’aspetto fisico, diventa difficile riconoscere la propria immagine e talvolta alcune donne – spiega Valentina Di Mattei, ricercatrice universitaria e fra le ideatrici del progetto assieme alla dottoressa Giorgia Mangili, ginecologa oncologa del San Raffaele – faticano maggiormente nell’affrontare questi cambiamenti fisici rispetto alle terapie in corso». Con l’aiuto di professionisti di altissimo livello in campo estetico e della moda, “accreditati” anche da doti umane di altrettanta elevata qualità per stare accanto a pazienti ammalate, è stato progettato un ciclo di tre incontri nei quali la donna può riscoprire la propria immagine e ritrovare la propria femminilità. La prima giornata prevede un incontro con un truccatore, delle stylist di moda che insegnano a utilizzare gli accessori, come un foulard, in maniera diversa, e ancora con produttori di parrucche per studiare un nuovo look che consenta di superare i tabù che restano spesso chiusi dentro la scelta di questo difficile ausilio durante la terapia, e infine con un fotografo che ferma l’immagine di “un prima” e “un dopo” la partecipazione al progetto.

«Abbiamo scelto come luogo di realizzazione del progetto l’ospedale – continua la dottoressa Di Mattei – con l’intento di comunicare che esso è parte integrante e continuità della cura e che può essere iniziato mentre ancora si è ricoverate». Un reale percorso terapeutico e non una semplice occasione di “trucco e parrucco”, come si potrebbe essere portati a pensare, tanto che prevede all’inizio e per tutta la durata, il supporto psicologico, ed è questo il fiore all’occhiello del programma milanese rispetto ad altri.

La seconda giornata, invece, si prende cura della pelle, con consigli su come intervenire, proteggerla durante e dopo le terapie oncologiche, grazie a sedute con professionisti del settore e un consulente d’immagine.

La terza e ultima giornata è un momento di condivisione tra tutte le partecipanti all’iniziativa a cui farà seguito a distanza di 3 mesi un nuovo incontro con lo psicologo per la valutazioni degli esiti o degli effetti collaterali di “Salute allo Specchio”.

Perché il progetto è anche ricerca rivolta a meglio comprendere se questo percorso di cura terapeutica dell’immagine possa aiutare la donna a superare l’ansia, la depressione che accompagnano la malattia, a migliorare la qualità della vita, la percezione della propria immagine corporea o a elevare il livello di autostima. I primi risultati, dopo un anno, seppure ancora su un numero molto esiguo di donne sembrano essere promettenti:  «Le partecipanti mostrano tutte – commenta la dottoressa Letizia Carnelli, psicologa – un significativo miglioramento sia degli aspetti clinici sia della qualità della vita. Questo ci spinge a continuare il nostro studio, includendo un numero maggiore di donne, cercando di diversificarle per diagnosi e condizione clinica (malattia primaria o recidiva, localizzata o metastatica) e avviando un confronto anche con donne che non hanno partecipato al progetto, cioè con un campione di controllo, per capire se il migliore andamento dipende dalla partecipazione all’iniziativa, valutare cosa accade nei mesi successivi alla conclusione del progetto e se lo stato di benessere psico-emotivo permanga nel tempo». Una cosa, però, fin da ora appare già chiara: «La soddisfazione di vedere il cambiamento delle nostre pazienti che all’inizio affrontano il percorso tra molti dubbi, poco convinte, quasi per farci un piacere – conclude la dottoressa Mangili – mentre alla fine tornano col sorriso e il piacere di sentirsi nuovamente se stesse».

di Francesca Morelli

Articoli correlati