AL VIA LA CAMPAGNA DEGLI ONCOLOGI SUL FUMO PASSIVO

Un risarcimento miliardario è stato riconosciuto per la prima volta a un’australiana di Sidney che si è ammalata di cancro alla laringe. La motivazione? Aveva respirato, per 10 anni consecutivi, fumo passivo nel bar dove lavorava. Anche in Italia di recente sono stati approvati due risarcimenti, non già miliardari, a due donne, una di Roma che si è ammalata di tumore alla tiroide per le condizioni insalubri del suo ambiente di lavoro, dove tutti fumavano, e l’altra, una vigilessa di Milano, esasperata dal fumo di sigarette che ammorbava l’aria del suo ufficio. I danni da fumo passivo cominciano dunque a essere riconosciuti anche dai Tribunali italiani e questo grazie soprattutto alle donne, le prime ad aver chiesto i risarcimenti.

E’ da anni che gli oncologi ribadiscono quanto sia dannoso il fumo passivo, tra le principali cause di tumore, e non solo ai polmoni, ma anche a vescica, pancreas, utero, seno. Però la maggior parte della gente non è informata. Dati allarmanti sono emersi da una recente indagine dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (www.aiom.it), condotta su 3mila cittadini. Il 25% della popolazione italiana è esposto ai pericoli del fumo passivo e 8 cittadini su 10 non sanno che può provocare il tumore al polmone. Il 71% dichiara di fumare senza problemi nei luoghi chiusi, il 49% fuma in presenza dei bambini e solo il 45% sarebbe disposto a cambiare il suo stile di vita per prevenire il tumore al polmone. Dati confermati da un’altra indagine su 850 oncologi ai quali è stata posta la domanda di come affrontano questa problematica.

Per diffondere la conoscenza di questo tumore e la correlazione col fumo passivo, l’AIOM, con la Fondazione “Insieme contro il cancro” (www.insiemecontroilcancro.net) e l’associazione WALCE (www.womenagainstlungcancer.eu), promuovono per tutto il mese di ottobre la Campagna nazionale di sensibilizzazione sul tumore al polmone, con la distribuzione in tutti i centri oncologici, ma anche negli ambulatori dei medici di famiglia, di due opuscoli informativi: uno sui danni da fumo passivo (e attivo); l’altro su come affrontare al meglio questa patologia.

«E’ la terza neoplasia più frequente, dopo quella al colon retto e al seno», puntualizza il professor Carmine Pinto, presidente eletto AIOM e direttore dell’Oncologia medica dell’Ospedale di Parma. «A differenza delle altre, il tumore al polmone si caratterizza per un forte stigma sociale. Il 59% degli intervistati ritiene “colpevole” chi è colpito da questa malattia, in quanto fumatore impenitente. Ricordiamo però che anche il fumo passivo è un importante fattore di rischio e aumenta fino al 30% le probabilità di sviluppare questo tumore, provocando nel mondo oltre 600 mila morti». Per questo all’interno della Campagna è previsto un vero e proprio tour di sensibilizzazione sui danni da fumo passivo, con incontri e dibattiti tra oncologi, assessori, associazioni di pazienti e cittadini in otto Regioni italiane.

«Le sigarette possono trasformare il salotto di casa o l’abitacolo di un’auto in vere “camere a gas”, particolarmente pericolose per le persone più a rischio, soprattutto donne in gravidanza e bambini», puntualizza il professor Francesco Cognetti, presidente dell’associazione “Insieme contro il cancro”. «Sarebbe opportuno estendere il divieto di fumare in tutti gli ambienti chiusi o sovraffollati, come automobili, stadi, spiagge. Una proposta del genere era già stata avanzata dal Ministro della Salute Beatrice Lorenzin nell’estate 2013, ma non era stata approvata».

I nuovi dati emersi dalla recente indagine AIOM confermano una forte crescita di questa patologia nelle donne. «Il divario di incidenza tra i due sessi di questo tumore si è ridotto a causa dell’aumentato consumo di tabacco anche nella popolazione femminile, come riportano i dati più recenti dell’Istituto Superiore di Sanità: i fumatori in Italia sono 11 milioni, di cui 5 milioni sono donne», fa notare la professoressa Silvia Novello, presidente di WALCE. «E il tumore al polmone è diventato, anche per le donne, il secondo “big killer” dopo quello al seno. Per fortuna la percentuale di pazienti che hanno superato la soglia dei 5 anni senza ricadute è aumentata: dal 10 al 14% negli uomini e dal 12 al 18% nelle donne. Risultati positivi che si sono ottenuti grazie all’uso di farmaci sempre più mirati che bloccano quelle molecole responsabili della proliferazione del tumore. Tra queste, l’ultima nata (afatinib) ha un meccanismo d’azione innovativo, in grado di colpire in maniera irreversibile quei recettori, presenti in particolari tipi di tumori con il gene EGFR mutato, che hanno un ruolo centrale nella diffusione di una neoplasia ad alta mortalità come quella al polmone».

 

di Paola Trombetta

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