TUMORE AL SENO AVANZATO: UNA NUOVA TERAPIA

www.worldcancerday.org, sostenuta dall’OMS.

«La conoscenza dei meccanismi molecolari, che è alla base delle diverse forme di tumore alla mammella, ha reso possibile negli anni la messa a punto di terapie mirate che agiscono contro specifici bersagli molecolari», puntualizza il professor Michelino De Laurentis, responsabile dell’Unità di Oncologia Medica Senologica dell’Istituto Nazionale Tumori “Fondazione Pascale” di Napoli. «Tra queste, everolimus, il primo farmaco mirato per il tumore al seno in fase avanzata, positivo ai recettori per gli estrogeni e Her 2 negativo». Comodo da usare, essendo una terapia orale, è ben tollerato dalle pazienti e viene utilizzato in combinazione con exemestane, nei tumori ormono-sensibili.

«Questo farmaco ha come bersaglio la proteina mTOR coinvolta nella proliferazione del tumore, che viene bloccata», spiega il professor Sabino De Placido, direttore dell’Oncologia medica dell’Azienda ospedaliera Federico II di Napoli. «Si rallenta così la diffusione del tumore e contemporaneamente si migliora la risposta alla terapia con exemestane». Dallo studio registrativo BOLERO-2, condotto in 189 centri di 24 Paesi, è stata messa a confronto l’associazione everolimus-exemestane con la sola terapia a base di exemestane. Il risultato? «Le pazienti che hanno assunto la terapia combinata hanno avuto una regressione del tumore o, quanto meno, una situazione di stabilità della malattia di più lunga durata», conferma il professor Paolo Pronzato, direttore dell’Unità di Oncologia medica dell’Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova. «Inoltre la qualità di vita di queste pazienti si è rivelata migliore per un periodo più lungo, rispetto a quelle trattate solo con exemestane».

Fondamentale, nella sperimentazione di questa nuova terapia, è il contributo dato dai Centri italiani, che hanno per questo ottenuto il premio “The Luminal Breast Practice Award”. <Un gruppo di giovani ricercatori e oncologi di alcuni Centri italiani ha perfezionato gli studi clinici sull’utilizzo di questa molecola, valutando e confermando i risultati dello studio registrativo BOLERO 2> puntualizza il professor Filippo De Braud, direttore del Dipartimento di Oncologia medica, dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. <A ciò si aggiunge l’eccellenza italiana delle Breast Unit, centri di riferimento di senologia, diffuse in modo capillare sul territorio, che offrono alle pazienti l’intero percorso diagnostico-terapeutico, avvalendosi di professionisti dedicati che garantiscono non solo la migliore assistenza in termini di intervento chirurgico e terapie, ma anche l’attenzione ad altri aspetti importanti, quali l’estetica, il recupero della propria immagine corporea, la gestione dei rapporti familiari>.

di Paola Trombetta

 

CHEMIOTERAPIA SI’, MA “ACCELERATA”

Nelle donne operate al seno la chemioterapia è più efficace se somministrata in tempi brevi, precisamente ogni due settimane, anziché le tre “standard”. Lo dimostra uno studio, tutto italiano, che ha coinvolto 2090 donne, sottoposte a chemioterapia dopo intervento chirurgico, per ridurre il rischio di recidive e di metastasi. Il lavoro è stato presentato di recente al “San Antonio Breast Cancer Symposium”, il più importante congresso mondiale sul tumore al seno, dal professor Francesco Cognetti, direttore dell’Oncologia Medica dell’Istituto Regina Elena di Roma, uno dei 90 centri coinvolti nella sperimentazione. «La sopravvivenza a 5 anni nel regime dei 14 giorni è stata del 94% rispetto all’89% del gruppo che era stato in cura per 21 giorni, dimostrando così una differenza significativa del 5%. In più si è visto che la terapia comunemente usata con due farmaci chemioterapici (epirubicina e ciclofosfamide) è paragonabile, come efficacia, a quella con l’aggiunta di un terzo farmaco (fluorouracile) e provoca meno effetti collaterali».

(P.T.)

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