FECONDAZIONE ASSISTITA PIU’ “NATURALE”

 

Sono in aumento le coppie che si sottopongono in Italia ai trattamenti di fecondazione assistita, così come aumentano i bimbi nati, oggi circa 55 mila. Lo rivela la relazione annuale al Parlamento sulla PMA (Procreazione Medicalmente Assistita) che evidenzia anche un incremento dell’età media delle donne che ricorrono a queste tecniche (36,3 anni), come pure un maggior numero di cicli effettuato da donne che hanno più di 40 anni. Purtroppo però si assiste anche a un aumento della sindrome da iperstimolazione ovarica che riguarda il 6% delle donne durante la PMA. Come ovviare a questo problema e migliorare i successi di queste tecniche? Ne hanno parlato gli specialisti provenienti da diversi Paesi europei, in occasione del congresso “Strategie per migliorare i risultati della PMA”, svoltosi a Roma. Si è discusso anche della recente sentenza della Corte europea di Strasburgo che considera incostituzionale il divieto, imposto in Italia dalla legge 40, sulla diagnosi pre-impianto per quelle coppie portatrici di malattie genetiche. <E’ una contraddizione della legge vietare alla coppia di conoscere lo stato di salute dell’embrione prima dell’impianto, e consentire, invece, l’aborto del feto al terzo mese, dopo l’amniocentesi, in presenza di malattia genetica>, fa notare il dottor Ermanno Greco, presidente del Congresso e Direttore del Centro di Medicina e biologia della riproduzione dell’European Hospital di Roma. <E’ auspicabile che presto questa legge venga modificata e consenta, almeno alle coppie portatrici di malattie genetiche, di poter effettuare la diagnosi pre-impianto dell’embrione: questo favorirebbe l’aumento di probabilità dell’impianto>.  Oggi le percentuali di successo della PMA sono intorno al 30-40% in donne di età inferiore a 39 anni: dopo i 40 anni si riducono al 25%. Per migliorare questi risultati, si stanno studiando diversi filoni di ricerca: da un lato ci si propone di ottimizzare la produzione e la qualità degli ovociti; dall’altro di rendere più “fertile” il terreno dell’impianto in utero. <Si può effettuare un nuovo esame (ERA TEST), già eseguito in alcuni centri di PMA, per verificare lo stato del tessuto endometriale e migliorare così l’attecchimento>, puntualizza il dottor Greco. <Se l’80% delle probabilità di successo dipende dallo stato dell’embrione, il 20% è condizionato invece dall’endometrio, più o meno idoneo a ricevere e far maturare l’embrione. Si è visto, ad esempio, che posticipando di qualche giorno rispetto al prelievo degli ovociti, l’impianto dell’embrione in utero, le percentuali di successo aumentano. E’ stata anche individuata una particolare sostanza (PIF, ovvero Pre-Implantation Factor), prodotta dagli embrioni che attecchiscono con successo e non da quelli che non sopravvivono, la quale potrebbe presto diventare un farmaco, aumentando il successo delle tecniche di PMA. E’ stato anche individuato l’ormone anti-Mulleriano, prodotto dagli ovociti, che consentirà di personalizzare ancor di più la stimolazione ormonale, evitando i rischi di iperstimolazione>.

Per evitare l’iperstimolazione ovarica, si sta percorrendo un nuovo filone di ricerca per ottimizzare gli ovociti, per quantità e qualità. Sono in fase di sperimentazione nuove sostanze, come il DHEA (deidropiandrosterone), precursore del testosterone, che sembra aumentare la produzione degli ovociti. <E’ l’ormone anti-aging per eccellenza e migliora la replicazione cellulare, favorendo in questo caso la maturazione di un maggior numero di ovociti dai follicoli primordiali, anche in donne con scarsa riserva ovarica>, conferma il dottor Peter Platteau, del Centro di Medicina riproduttiva dell’Ospedale universitario di Brussells. <E’ riportato un miglioramento della qualità degli ovociti, a vantaggio dell’incremento di successo dell’impianto. Buoni risultati si sono ottenuti anche nei casi di policistosi ovarica, condizione per cui si formano tanti follicoli, ma nessuno riesce a maturare. Per questa patologia si sta sperimentando un’altra sostanza “naturale” (inositolo) che sembra promettente nella maturazione dei follicoli, aumentando anche i successi della PMA>.

Un altro filone di ricerca: l’agopuntura. Se ne è ampiamente parlato al Congresso e riguarda l’utilizzo dell’agopuntura, durante i cicli di stimolazione ovarica, subito prima e dopo l’impianto dell’embrione. Diversi sono gli articoli, da anni pubblicati su riviste internazionali come Fertility & Sterility e Human Reproduction. <Si suggerisce l’utilizzo di questa tecnica come supporto ai programmi di PMA in presenza di difficoltà di concepimento, ripetuti insuccessi e nei casi di aborti ricorrenti>, conferma la dottoressa Alessandra Gulì, docente presso la Scuola Italo-Cinese di Agopuntura. <Questa pratica regola la produzione di beta-endorfine, gli ormoni del benessere che riducono i livelli di stress nella donna, condizione essenziale per la buona riuscita della fecondazione assistita. L’agopuntura migliora anche la funzionalità ovarica e favorisce la circolazione sanguigna a livello uterino, due componenti fondamentali per la riuscita della PMA>. Quando si deve iniziare a “mettere gli aghi”? <Si possono già utilizzare gli aghi un paio di mesi prima dell’avvio del ciclo di procreazione assistita per ottimizzare la produzione ovarica>, puntualizza la dottoressa Elisabetta Casaletti, medico anestesista, esperta di Agopuntura e Medicina cinese. <E poi, subito prima e appena dopo il trasferimento degli embrioni, per preparare l’utero all’impianto. La casistica clinica, ormai consolidata negli anni, conferma l’efficacia di questa tecnica nei successi della PMA e nella riduzione dei dosaggi di ormoni utilizzati per la stimolazione ovarica>.

Paola Trombetta

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