Con il riconoscimento dell’obesità come malattia cronica e il suo inserimento nei Livelli Essenziali di Assistenza, cambia il paradigma di cura: la presa in carico deve essere strutturata, continuativa e territoriale. È questo il messaggio lanciato dalla Società Italiana dei Medici di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG) in occasione del World Obesity Day (4 marzo), nel corso del convegno “Costruire un’ alleanza per l’obesità – Presentazione del Manifesto di Erice”, svoltosi al Senato della Repubblica. Il messaggio di SIMG è stato portato al centro del confronto istituzionale dedicato alla presentazione del Manifesto di Erice, che punta a definire un’alleanza condivisa tra istituzioni, comunità scientifica e associazioni di pazienti. SIMG ha ribadito la necessità di questa alleanza tra Parlamento, istituzioni sanitarie e cure primarie per rendere effettiva l’attuazione della legge che riconosce l’obesità come malattia cronica, inserendola pienamente nel Piano Nazionale della Cronicità e nei percorsi territoriali di assistenza. Per la Società scientifica dei medici di famiglia, la sfida dell’obesità non può essere affrontata senza una medicina generale formata e messa nelle condizioni organizzative di esercitare pienamente il proprio ruolo di regista della cronicità. Solo così prevenzione, opportunità terapeutiche e sostenibilità del sistema potranno procedere nella stessa direzione.
Per SIMG, il riconoscimento dell’obesità come malattia cronica rende ancora più centrale il ruolo del medico di medicina generale. <Essendo l’obesità una malattia cronica, va gestita come tutte le altre cronicità>, sottolinea Alessandro Rossi, Presidente SIMG. <Il medico di medicina generale deve assumere un ruolo di regia nella prevenzione, nella diagnosi precoce e nella presa in carico continuativa. L’approccio esclusivamente specialistico rischia di essere meno efficace, se non inserito in un percorso coordinato dal territorio. L’obesità, infatti, è spesso associata ad altre condizioni, come disturbi respiratori, alterazioni del sonno, diabete, ipertensione, che richiedono una gestione integrata e personalizzata nel tempo>.
<Il paziente con obesità raramente presenta un solo problema>, puntualizza Gerardo Medea, Responsabile della Ricerca SIMG. <Serve una presa in carico globale e continuativa. La personalizzazione degli interventi, l’avvio e il monitoraggio delle nuove terapie farmacologiche, il supporto agli stili di vita e la lotta allo stigma sono aspetti che trovano nel medico di famiglia il riferimento naturale. L’arrivo di nuove molecole ad elevata efficacia terapeutica rappresenta un’opportunità importante, ma richiede continuità assistenziale, monitoraggio nel tempo e un inquadramento all’interno di un percorso strutturato di cura. In questo senso, la medicina generale è chiamata a rafforzare competenze e formazione specifica sull’obesità, integrando prevenzione primaria, identificazione precoce del rischio e gestione della terapia>.
Obesità, una malattia cronica in crescita
L’obesità rappresenta oggi una delle principali sfide sanitarie globali. In Italia, secondo i dati più recenti dell’Italian Barometer Obesity Report 2025, l’11,8% della popolazione adulta vive con obesità, mentre oltre un terzo degli adulti è in sovrappeso. Preoccupano anche i numeri pediatrici: circa il 19% dei bambini tra 8 e 9 anni è in sovrappeso e quasi il 10% è obeso. Si tratta di una patologia complessa e multifattoriale, associata a oltre 200 complicanze cliniche, tra cui diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari, tumori e disturbi muscolo-scheletrici. Una condizione che impatta non solo sulla salute individuale, ma sulla sostenibilità dell’intero Servizio sanitario nazionale. Il recente riconoscimento legislativo dell’obesità come malattia cronica segna un passaggio decisivo: non più una condizione legata esclusivamente a stili di vita individuali, ma una patologia che richiede un percorso di cura strutturato, integrato e continuativo. Accanto alla presa in carico clinica, SIMG richiama con forza il tema della prevenzione primaria. Il medico di famiglia, per la sua presenza capillare sul territorio e il rapporto fiduciario con il paziente, può intervenire precocemente sui fattori di rischio, promuovendo corretti stili di vita e contrastando l’eccesso ponderale prima che evolva in obesità conclamata. Fondamentale è anche la lotta allo stigma. L’obesità non può essere ridotta a una questione di volontà individuale, ma deve essere riconosciuta come una patologia influenzata da determinanti biologici, ambientali e sociali. Ridurre lo stigma significa favorire l’accesso alle cure, migliorare l’aderenza terapeutica e rafforzare l’alleanza medico-paziente.
Paola Trombetta