“La luce nella crepa”: il corto dedicato ai caregivers delle persone con tumore

Da diverso tempo Luisa ha scelto di mettere da parte le proprie esigenze, anche professionali, per seguire come caregiver sua sorella Carla, che convive con un tumore al seno. Dopo molte insistenze, Luisa convince Carla a passare insieme qualche giorno di relax alle terme: per aiutare la sorella a riprendersi da un periodo di terapie mediche impegnative, ma anche nella speranza di concedersi una momentanea “tregua” nella sua quotidiana attività di assistenza a Carla. Da subito, però, la breve vacanza si trasforma in un percorso a ostacoli dove problemi burocratici, tensioni ed incomprensioni mettono alla prova il rapporto tra le due sorelle, fino a un inatteso punto di svolta. Perché c’è una crepa in ogni cosa. Ed è da lì che entra la luce. “La luce nella crepa”, diretto da Anselma Dell’Olio con la sceneggiatura di Manuela Jael Procaccia, è un cortometraggio liberamente ispirato a una storia vera e nasce dal desiderio di accendere finalmente una luce sul caregiver familiare: una figura essenziale nel lungo percorso di cura del paziente oncologico, ma che troppo spesso resta invisibile e silenziosa. Il corto, ideato da Anna Maria Mancuso, Presidente di Salute Donna ODV, con il contributo non condizionante di Daiichi Sankyo e AstraZeneca, in collaborazione con le Terme di Sirmione, è stato proiettato nell’Aula Consiliare di Palazzo Pirelli a Milano, sede del Consiglio Regionale della Lombardia. La proiezione si inserisce nel mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno e coincide con la Giornata nazionale di sensibilizzazione sul tumore al seno metastatico (13 ottobre). Un’occasione per richiamare l’attenzione non soltanto sui percorsi di cura e sulla qualità della vita delle pazienti, ma anche sui bisogni delle persone che le accompagnano quotidianamente, spesso con un impegno prolungato e poco riconosciuto.

«Questo cortometraggio nasce per dare luce alla figura del caregiver, che spesso vive nell’ombra», precisa Anna Maria Mancuso, Presidente di Salute Donna ODV, alla cui storia personale di caregiver del fratello Tonino, a due anni dalla scomparsa, è ispirato il cortometraggio. «Il loro carico emotivo e fisico è immenso e può portare a sentirsi inadeguati o soli. È fondamentale imparare a chiedere aiuto e a ritagliarsi spazi per sé: in quella “crepa” che la malattia apre nelle famiglie, bisogna lasciare entrare la luce e bisogna capire cosa di bello e di buono si può ancora fare per sé e per la persona che si cura. Insomma, bisogna riuscire a trovare la bellezza, il piacere, l’amore nonostante tutto e la malattia. Purtroppo il malato, a fine vita, spesso diventa aggressivo e questo si ripercuote sul caregiver, che dovrebbe essere supportato da un’assistenza psicologica, oggi carente. Come carenti sono le leggi che dovrebbero sostenere il ruolo del caregiver. Manca una sensibilità politica che prenda a cuore i problemi che queste persone vivono: le leggi dovrebbero essere attuate nel concreto e non rimanere sulla carta».

Paola Trombetta

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