Medicina Estetica: attenzione agli operatori e agli interventi improvvisati

Nuovi entusiasmi e inviti alla prudenza hanno accompagnato anche quest’anno il 47° Congresso di Medicina Estetica (SIME), che si è appena concluso a Roma, nei suggestivi ambienti della Nuvola di Fuksas. Con un mercato globale che cresce del 9,8% l’anno, la richiesta di interventi di Medicina estetica non è mai stata così alta. «Proprio questo successo», ha fatto notare il Presidente SIME Emanuele Bartoletti in apertura dei lavori, «insieme all’aumento dell’offerta porta con sé il dilagare di operatori improvvisati, estetisti che superano il proprio campo d’azione, non-medici camuffati da esperti e aumentano, di conseguenza, i danni da interventi maldestri, come dimostra l’affluenza crescente di pazienti che cercano poi rimedio nei reparti dedicati alle complicanze dell’Ospedale Fatebenefratelli dell’Isola Tiberina».

Da qui, il rinnovato appello, quest’anno più forte che mai, arriva dal Congresso: la Medicina estetica è medicina a tutti gli effetti, può comportare complicanze e richiede dunque medici appositamente formati e regole precise. Un appello che sembra aver raggiunto la politica…

Per la prima volta, in linea con le sollecitazioni della SIME, un emendamento nel DDL sulle prestazioni sanitarie propone la definizione legislativa della Medicina Estetica, prevedendo la necessità di diagnosi medica prima di ogni trattamento, formazione specifica per gli operatori e l’istituzione di un registro di professionisti certificati a cui rivolgersi per essere certi di finire in buone mani. Per favorire maggiore consapevolezza, inoltre, presso il Ministero è stato istituito un tavolo per migliorare la comunicazione con il pubblico, affiancandosi così alla SIME, che proprio per contrastare la marea di fake-news proposte quotidianamente dal mondo dei social media e degli influencer ha già previsto, per ogni informazione diramata, il supporto di una pubblicazione scientifica. Infine, sempre a tutela dei consumatori, si ragiona sulla possibilità di una maggiore vigilanza sui prodotti (paradossalmente circolano ancora filler permanenti) e sulla possibilità di consentire solo ai medici l’acquisto di filler in farmacia, per contrastare inopportuni fai da te.

«Il problema dei prodotti è serio, anche per mancanza di un’adeguata informazione: negli ambulatori SIME arrivano 300-400 pazienti l’anno con complicanze da filler, ma la maggior parte di loro non sanno cosa è stato loro iniettato; dicono acido ialuronico e noi troviamo silicone…», precisa la vicepresidente SIME Gloria Trocchi. «È importante farsi sempre rilasciare il tagliando del prodotto utilizzato, perché in caso contrario, se sopraggiungono complicanze, diventa difficile trattarle». Sicurezza al primo punto, dunque. Ma anche moderazione, buon senso, ricerca della naturalezza. La Medicina Estetica, non si stancano di ripetere gli esperti, non deve stravolgere, ma solo correggere, migliorare la qualità della pelle, accompagnare, ritardandolo, il naturale invecchiamento. Non deve seguire le mode, né anticipare i tempi, come vogliono tante giovanissime (e non solo) alla ricerca del ritocco a tutti i costi. «Se un medico dice “no” a un trattamento, occorre ascoltarlo e fermarsi, senza cercare operatori più concilianti», raccomanda Bartoletti.

I nuovi trattamenti proposti

Ad animare il Congresso, come sempre, tante novità, ricerche, spunti di approfondimento e nuove tendenze. Impegni avviati da tempo e orgogliosamente rinnovati, come la collaborazione con LILT (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori), che da oggi proporrà un consulente di Medicina Estetica in ogni sede, e l’adesione intelligente al nuovo, con strumenti diagnostici basati sull’intelligenza artificiale: scanner che misurano danni solari, vascolarizzazione e densità di collagene, sempre più utilizzati nelle consulenze di Medicina Estetica, permettendo ai professionisti di creare piani di trattamento sempre più personalizzati. Nel solco della naturalezza, si registra un sempre minore uso di filler a vantaggio della Medicina Rigenerativa, con sostanze e trattamenti che, invece di riempire vuoti, stimolano la pelle a lavorare meglio: Polinucleotidi (bio-stimolatori iniettabili che attivano la produzione di collagene e elastina), esosomi (terapie di segnalazione cellulare che favoriscono la riparazione dei tessuti), acido polilattico (biostmolatori iniettabili che stimolano la produzione di collagene), plasma arricchito in piastrine e cellule staminali del tessuto adiposo. Inoltre, abbandonato il principio della singola soluzione per ogni problema, si fanno largo i Treatment Stacking, ovvero le combinazioni di terapie stratificate che agiscono simultaneamente su più livelli di tessuto. «Ad esempio, il micro-needling a radiofrequenza per la texture superficiale, combinato con bio-stimolatori o ultrasuoni, per ottenere un miglioramento strutturale, ritardando la chirurgia o mantenendo a lungo il risultato chirurgico», sottolinea Bartoletti. «Si ragiona sui risultati delle terapie basate sulle incretine, sempre più popolari come trattamenti antiobesità, per gli effetti di “svuotamento” del viso che possono comportare, fino a 5 anni di invecchiamento» , spiega il vicepresidente SIME Domenico Centofanti. «Il punto è capire se dipende solo dalla perdita repentina di peso o anche da altro, e mettere a punto programmi di cura adeguati e globali, accompagnati da trattamenti di Medicina Estetica giusti nei tempi e nelle modalità. E si ragiona su fronti del tutto inediti, come la sostenibilità dei prodotti, richiesta dal 60% dei consumatori UE. Anche in questo campo, si apre un capitolo di approfondimento, con il coinvolgimento delle necessarie competenze».

Estetica delle orecchie e delle labbra

Un focus particolare, infine, ha riguardato l’estetica dell’orecchio e delle labbra. Le prime cambiano con l’età, perdendo profilo e definizione, mentre la cartilagine si riduce e il lobo, assottigliato per l’atrofia progressiva del grasso, non “regge” il foro degli orecchini, che si allarga facendoli scendere verso il basso. «I rimedi sono la tossina botulinica per ridefinire i contorni, e per il lobo, le infiltrazioni di acido ialuronico “morbido” che creano vari micro-pomfi, sia lungo il bordo che all’interno del lobo, rimpolpandolo e restringendo il foro», spiega la consigliera SIME Loredana Cavalieri. «Quanto alle labbra, se negli anni passati abbiamo assistito ad ogni tipo di esagerazione, oggi il “must” è più che mai la naturalezza, da ottenere con idratazioni profonde e correzioni invisibili». Un obiettivo possibile anche con l’aiuto delle aziende. «Negli ultimi tempi abbiamo a disposizione prodotti molto più versatili» sottolinea Bartoletti. «Si va da prodotti al limite tra filler e biostimolanti, fino a filler più strutturati, utili a ridisegnare le labbra. Una volta i filler erano duri, non elastici e molto densi. Oggi invece ne utilizziamo tipi molto performanti dal punto di vista della spinta volumetrica, che non creano indurimento dei tessuti, nè edema importanti. E questo ci permette di utilizzare il filler giusto per ogni labbro. «Ci sono inoltre i fili di biostimolazione», prosegue Bartoletti, «che danno ottimi risultati per trattare il cosiddetto codice a barre del labbro superiore. Stimolano il collagene, favorendo l’aumento dello spessore del derma e quindi contrastando le rughette senza aumentare di volume». Strumenti raffinatissimi, dunque che, usati in modo oculato, permettono azioni specifiche per ogni età: trattamenti preventivi (piccoli lifting mini-invasivi, punturine vitaminiche e stimolatori del collagene) tra i 30 e i 40 anni; fili di biostimolazione e filler di acido ialuronico per contrastare i primi segni del tempo, tra i 40 e i 50. Si utilizzano inoltre filler che agiscono in profondità, utilizzando mix sinergici di più prodotti per distendere le labbra, senza aumentare grottescamente i volumi dopo i 60 anni. La mania delle giovanissime per le “labbra a canotto” va assolutamente scoraggiata. «Sulle ragazze non si deve fare niente», taglia corto Bartoletti. «A 20 anni, salvo problemi oggettivi (incidenti, asimmetrie, labbro leporino) non ci sono brutte labbra. Ma soprattutto cominciare a fare filler troppo presto porta un aumento progressivo di volume perché, tra una seduta e l’altra, l’acido ialuronico non si riassorbe mai completamente. Così si rischia di arrivare a 25 anni con un volume doppio di quello iniziale. E i tessuti ne risentono, portando nel tempo al collasso del derma».

di Marilisa Zito

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