I bambini sono il futuro: ecco le sfide per curarli meglio

Anche per gli orientamenti della “nuova” medicina, i bambini sono il futuro. Sono loro a dettare il cambiamento, a porre le sfide maggiori e più complesse da affrontare. Perché sui piccoli “si leggono”, ad esempio: ciò che producono e continueranno a fare i cambiamenti ambientali e l’inquinamento, che presumibilmente contribuiranno ad aumentare allergie e problemi respiratori; gli esiti delle nuove tecnologie, come l’Intelligenza Artificiale (IA), che si stima consentiranno di effettuare diagnosi più rapide e dare supporto alle decisioni cliniche; dei nuovi mezzi di diagnosi e cura, tra cui le diagnosi molecolari e gli anticorpi monoclonali che già permettono di avviare percorsi di trattamento sempre più personalizzati e mirati; e, non ultimo, le strategie di prevenzione e diagnosi precoce. Nuovi approcci e strumenti, dunque, che vanno interpretati come importanti opportunità per direzionare meglio la cura o per studiare come poter prevenire l’insorgenza di determinate malattie.

Lo ha ben evidenziato il Congresso Nazionale della Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica (SIAIP), da poco concluso, che ha voluto dare risposte concrete a una domanda cruciale: come cambierà la salute dei bambini nei prossimi anni? Il quesito desta attenzione globale, a partire dalle istituzioni, tanto che all’evento è intervento l’Onorevole Giorgio Mulè, Vicepresidente della Camera di Deputati, promotore della Legge 130/2023 sullo screening pediatrico per diabete di tipo 1 e celiachia: un fiore all’occhiello per l’Italia che si conferma apripista nella prevenzione di queste condizioni cliniche che sono in aumento anche fra i più piccoli. «Si tratta di due patologie – spiega l’Onorevole – che spesso irrompono all’improvviso nella vita dei bambini, degli adolescenti, quindi delle loro famiglie, talvolta con conseguenze molto gravi a causa di diagnosi tardive. Ecco perché c’era bisogno di una legge all’avanguardia che introducesse uno screening nazionale, sistematico e gratuito, capace di individuare precocemente i segnali della malattia».
Questa legge va pertanto a colmare un vuoto “clinico” e offre uno strumento moderno di prevenzione, facile e poco invasivo, ma di alta efficacia, dando all’Italia il primato mondiale di disporre di un programma strutturato per l’individuazione precoce di diabete di tipo 1 e celiachia in età pediatrica, con un mezzo semplice: una goccia di sangue su cui si esegue il test così da intercettare la malattia in bambini a rischio, anche diversi anni prima della manifestazione dei sintomi. L’efficacia del test è confermata dai dati preliminari del progetto pilota D1CeScreen, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con il Ministero della Salute, la Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica (SIEDP) e la Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP), da cui emerge una positività allo screening pari allo 0,97% per il diabete di tipo 1 e al 2,8% per la celiachia, su oltre 5.000 bambini coinvolti. Questo, per le famiglie, significa poter evitare esordi improvvisi e pericolosi e avviare un monitoraggio precoce e sicuro.

In questo quadro di innovazione interviene (anche) la tecnologia che ridefinisce e ridisegna l’approccio diagnostico con soluzioni che fino a poco tempo fa non erano neanche lontanamente immaginabili.

L’Intelligenza Artificiale per anticipare le diagnosi

Ad esempio, l’IA si rivela utile per supportare il medico, offrendo “occhi” in più per ampliare la capacità di visione, osservazione, rilevazione, interpretazione, ma anche di previsione della malattia. Opportunità che si traducono in benefici terapeutici per la salute, in questo caso dei piccoli, ma non solo. Perché l’IA è potenzialmente applicabile a varie tecnologie all’indirizzo di tutti i contesti clinici, in pazienti di tutte le età. Si può pensare alle radiografie analizzate con algoritmi avanzati, all’interpretazione automatica della tosse e dei suoni respiratori, fino alla possibilità di prevedere in ambito ambientale le stagioni polliniche e anticipare i periodi di maggiore rischio.
«L’IA può aiutarci a individuare precocemente segnali di malattia – dichiara il Gian Luigi Marseglia, Professore Ordinario di Pediatria all’Università degli Studi di Pavia e Presidente SIAIP –, a stratificare meglio il rischio e a monitorare nel tempo patologie croniche come l’asma. Ben inteso che l’IA non sostituisce il medico, ma ne potenzia le capacità; questo significa che le tecnologie si integrano alla pratica per migliorare la qualità delle cure e arrivare prima alla diagnosi, soprattutto nei bambini, dove il tempo è un fattore decisivo». Non ultimo, le opzioni diagnostiche che stanno aiutando a caratterizzare la malattia in maniera sempre più precisa, superando i limiti dei test tradizionali che erano basati, pensando alle allergie, su estratti allergenici complessi e spesso poco specifici. La diagnostica molecolare, una importante novità, consente invece di “entrare” nel dettaglio della risposta allergica, quindi di gestire l’allergia in maniera molto performante, anche terapeuticamente, perché più mirata al reale fattore allergizzante.
«La diagnostica molecolare – fa sapere Michele Miraglia del Giudice, Professore Ordinario di Pediatria all’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” e Presidente del 28° Congresso Nazionale SIAIP – è una grande “svolta”: non analizza un allergene in modo generico, ma va a “scandagliare” le singole componenti molecolari che scatenano la risposta allergica. Pertanto è possibile distinguere tra sensibilizzazioni realmente pericolose e fenomeni di cross-reattività che spesso portano a diagnosi fuorvianti, quindi a ridurre i margini di errore ma anche di evitare ai bambini inutili restrizioni alimentari. Soprattutto la diagnostica molecolare permette di costruire, e questo è un altro aspetto importantissimo, percorsi terapeutici personalizzati, più efficaci e più sicuri, andando sempre più verso una medicina di precisione anche in allergologia pediatrica».

Le nuove “terapie bersaglio” contro le allergie

A supporto ci sono infatti nuove opportunità terapeutiche: le migliori conoscenze dei meccanismi alla base delle malattie allergiche hanno portato allo sviluppo di “terapie bersaglio” che vanno cioè a colpire in modo mirato, personalizzato, i processi biologici che fanno scatenare l’allergia, favorendo maggiore sostenibilità nel tempo. Nel passato l’obiettivo era invece “spegnere” l’infiammazione, controllare i sintomi, ma senza eliminare o silenziare la causa a monte. Bersagliano le allergie, ad esempio, gli anticorpi monoclonali.

«Si tratta di terapie mirate – conclude il Professor Marseglia – che agiscono su specifici meccanismi della malattia: un enorme vantaggio per l’impiego anche nei casi più severi, per ridurre le riacutizzazioni, limitare l’uso di corticosteroidi e migliorare in modo significativo la vita quotidiana dei pazienti. Questo significa poter trattare non più solo la malattia, ma il singolo bambino, con le sue caratteristiche specifiche. Aspetti tanto più importanti anche in relazione ai nuovi scenari in cui si sta osservando una crescita significativa delle patologie allergiche e immunologiche in età pediatrica, con una presenza stimata fino al 40% dei bambini sotto i 14 anni. Un fenomeno alimentato anche dai cambiamenti climatici: l’inquinamento, le temperature mutevoli stanno incidendo sulla qualità dell’aria e prolungando le stagioni polliniche, aumentando l’esposizione dei bambini agli allergeni e richiedendo un approccio nuovo di presa in carico e gestionale alla problematica».
Pertanto, prevenzione, innovazione diagnostica e terapeutica, attenzione all’ambiente sono i quattro pilastri che si intrecciano e ridefiniscono la pediatria sui quali investire per difendere la salute dei bambini. Di oggi e di domani.

di Francesca Morelli

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