Aumentano i casi di violenze sui minori, di ogni forma e natura. L’ultimo episodio negli Stati Uniti: un piccolo di cinque anni, adescato e sfruttato come “esca” per stanare e facilitare l’arresto del padre. È l’occasione per le Società Scientifiche, in particolare la Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (SINPIA) e la Società Italiana di Pediatria (SIP), per richiamare l’attenzione sulle conseguenze di tali atti: situazioni violente, traumatiche e gravemente irrispettose dell’età, dei bisogni dell’infanzia non ledono profondamente i diritti universali, ma possano generare risvolti diretti o indiretti importanti sulla salute. Ad esempio violenze, sul fisico e sulla psiche, come la detenzione, la deportazione, la guerra, la paura costante per sé e i propri cari, la deprivazione estrema di cibo e beni di prima necessità, anche in presenza dei caregiver, possono essere responsabili di un aumento della prevalenza di disturbi mentali, come depressione e disturbo post-traumatico da stress (PTSD), della possibile comparsa di sintomi emotivi e comportamentali, tra cui ansia, difficoltà relazionali e comportamenti regressivi. Inoltre, a seguito di questi vissuti, possono manifestarsi effetti cumulativi sul benessere psicofisico e sullo sviluppo cognitivo e relazionale, dovuti allo stress prolungato e a condizioni ambientali restrittive e non sono esclusi impatti sul funzionamento emotivo e comportamentale anche nei bambini in età prescolare. È dimostrato, inoltre, che questi eventi importanti, drammatici e traumatizzanti, possono avere effetti analoghi anche in bambini che vivono in maniera indiretta queste esperienze, ad esempio come impotenti spettatori, secondo quella che viene definita “traumatizzazione vicaria” e come violenza generi violenza. «Queste evidenze – dichiarano Elisa Fazzi, Presidente SINPIA e Rino Agostiniani, Presidente SIP – sottolineiamo la necessità che ogni intervento relativo a minori in età evolutiva, sia realizzato nel pieno rispetto delle convenzioni internazionali vigenti e delle conoscenze scientifiche consolidate sullo sviluppo infantile».
A tale proposito, SINPIA e la SIP ricordano che la Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti del Fanciullo (ONU, 1989) stabilisce, tra i principi fondamentali, la prevalenza dell’interesse superiore del minore in ogni decisione che lo riguardi (art. 3), il diritto del bambino a una protezione adeguata alla sua condizione di particolare vulnerabilità (art. 3 e 6) e il principio secondo cui la privazione della libertà personale del minore possa essere adottata esclusivamente come misura di ultima istanza e per il tempo strettamente necessario, nel rispetto della dignità e dell’integrità psicofisica del bambino (art. 37).
In buona sostanza, qualunque strategia, che intenda realmente prevenire e ridurre l’uso della violenza nei confronti dei minorenni, deve basarsi sul rispetto, sulla diminuzione dell’esposizione dei bambini e degli adolescenti a contesti e pratiche violente e su una maggiore attenzione ai loro bisogni evolutivi e ai loro diritti. La tutela dell’infanzia e dell’adolescenza richiede interventi fondati su evidenze scientifiche, capaci di promuovere sicurezza, protezione e relazioni educative e sociali non coercitive, nell’interesse del minore.
Francesca Morelli