HIV: una nuova terapia a lunga durata

Maneggevole, pratica, efficace, favorisce l’aderenza, in assenza di effetti collaterali importanti. Sono i vantaggi di Cabotegravir Long Acting (CAB LA), la prima opzione iniettabile a lunga durata d’azione, oggi disponibile anche in Italia, per la profilassi pre-esposizione (PrEP), ovvero per la riduzione del rischio di infezione da HIV negli adulti e adolescenti di peso corporeo di almeno 35 kg, ad alto rischio, come uomini che fanno sesso con altri uomini, donne, popolazione LGBT. La terapia, somministrata in regime ospedaliero, sei volte in un anno, è indicata, in associazione a pratiche sessuali sicure, in ambito di prevenzione e controllo dell’infezione con dati di efficacia superiori alla terapia orale giornaliera, in compresse. Evidenze che sono documentate da alcuni studi di fase avanzata (II e III) e dalla pratica clinica in alcuni centri di eccellenza Italiani, in Lombardia l’IRCCS Ospedale San Raffaele e l’Ospedale Sacco di Milano e nel Lazio l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” IRCCS di Roma. Ampliare le opzioni di prevenzione dell’HIV in Italia è importante, anche in funzione dei dati in crescita: solo nel 2024 ci sono state 2379 nuove diagnosi, con una incidenza di 4,0 nuovi casi per 100.000 abitanti, sensibilmente aumenti dal 2021 al 2023, ma fortunatamente stabili nel 2024. L’Italia, in termini di incidenza delle nuove diagnosi HIV, nel 2024 si colloca al di sotto della media dei Paesi dell’Europa occidentale (4,0 vs 5,9 per 100.000), con un numero complessivo di persone che convive con l’infezione da HIV stimato intorno a 150.000, pari a una prevalenza dello 0,3%, con tassi più elevati (≥ 4,5 casi per 100.000 abitanti) registrati nel Lazio, Toscana ed Emilia-Romagna. A maggiore rischio sono gli uomini, con un’età media di 41 anni, più alta rispetto alle femmine (40 anni), concentrate maggiormente tra 30 e 39 anni (10 nuovi casi ogni 100.000 in questa fascia di età) e una incidenza nei maschi 3 volte superiore a quelle delle femmine (15,2 vs 4,5 per 100.000). Tuttavia le donne restano le più difficili da intercettare e sono meno aderenti alla terapia.

«Sono circa 2 mila gli utenti che presso il nostro centro accedono alla PrEP – spiega la Professoressa Antonella Castagna, primario di Malattie Infettive al San Raffaele, primo centro in Europa che ha utilizzato CAB LA in ambito preventivo su persone che non avevano altre alternative – ma di queste le donne sono una esigua minoranza, molto lontane, anche culturalmente, dall’idea di avere diritto a una profilassi. Inoltre, nella donna incidono anche aspetti legati all’organizzazione della vita, più complessa per colei che lavora, e in cui la sessualità è meno facile da manifestare. Per tutta una serie di situazioni, oggi la donna è ai margini di questa opportunità; pertanto è necessario fare sensibilizzazione e informazione nella popolazione femminile, anche sulla percezione del rischio, spesso sottovalutato, di incontrare l’infezione da HIV. Il nostro auspicio è di arrivare a creare degli indici di score di rischio femminili, oggi esistenti solo in ambito maschile in particolare per uomini che fanno sesso con uomini, differenziando anche la tipologia di popolazione. È infatti diverso il rischio di una donna sex worker da quello di una casalinga, ma è comunque evidente che, tra la popolazione generale, le donne sono coloro che più devono essere richiamate alla consapevolezza e all’informazione. Inoltre va ricordato che la terapia long acting non è per tutti, ma per popolazioni selezionate e più difficili da raggiungere, come le giovani donne, coloro che hanno desiderio di gravidanza, ad esempio. In tutti questi contesti la PrEP, non la terapia orale da assumere ogni giorno, ma un’ iniezione periodica, per la quale la donna deve recarsi al centro, dove ha la possibilità di parlare della propria salute sessuale, può essere una soluzione». Ciò in funzione anche dell’esperienza registrata al San Raffaele. «Abbiamo creduto in questa opzione – prosegue la Professoressa Castagna – essendo stati facilitati anche dalla conoscenza di questa terapia già utilizzata insieme a rilpivirina, un’altro farmaco antiretrovirale indicato in persone con infezione da HIV. Quindi siamo consapevoli della “forza” di questa opzione, in cui CAB LA ha ridotto le nuove infezioni in modo superiore rispetto alla profilassi orale. Un ulteriore aspetto importante è che questo strumento viene offerto in un Paese che sta imparando a utilizzare la PrEP orale, spesso a macchia di leopardo in termini di accesso alla terapia. Poter documentare, seppur in misura marginale, che in prevenzione esiste una soluzione tra PrEP orale e long acting, è un ulteriore incentivo. Occorrono comunque maggiore informazione e sensibilizzazione sul tema, sull’accesso ai test, per sfruttare la possibilità di iniziare la terapia il più rapidamente possibile delle persone positive».

CAB LA, va ricordato, è una forma di prevenzione che richiede l’ingaggio da parte dell’utente che trimestralmente deve presentarsi al centro clinico, dopo aver eseguito specifici esami. «Il cabotegravir iniettabile a lunga durata d’azione, somministrato in sei dosi all’anno – aggiunge il Professor Andrea Antinori, Direttore del Dipartimento Clinico dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive allo Spallanzani può contribuire a superare le barriere della PrEP orale, come l’aderenza quotidiana e lo stigma legato alla visibilità dell’assunzione, rendendo la prevenzione dell’HIV più accessibile a chi finora non ha trovato questa soluzione praticabile. Inoltre, questa formulazione offre vantaggi per le popolazioni fragili, talvolta più esposte all’HIV o difficili da intercettare, come le donne, le persone transgender, le lavoratrici del sesso, i migranti, che spesso hanno difficoltà di accesso ai servizi sanitari, riducendo la necessità di dosi giornaliere, migliorando la riservatezza e facilitando il collegamento continuo ai servizi di prevenzione». La strada per facilitare la riduzione di incidenza dell’HIV è percorribile, anche in Italia. «Per porre fine all’epidemia di HIV – conclude il Professor Andrea Gori, Direttore del Dipartimento di Malattie Infettive dell’Ospedale Sacco di Milano – è fondamentale ampliare gli strumenti di prevenzione e adottare opzioni farmacologiche a lunga durata d’azione, che consentano anche un monitoraggio periodico complessivo della salute sessuale dell’individuo, intercettando precocemente possibili fattori di aumento del rischio di trasmissione di HIV, come di altre infezioni a trasmissione sessuale».

di Francesca Morelli

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