“Pronto Diabete”: prevenire per evitare complicanze cardiache e renali

Sono da poco partite le prenotazioni al Numero Verde 800 042747 e sul sito www.prontodiabete.it per la Campagna “Pronto Diabete 2026”, che dal 4 al 15 maggio metterà a disposizione ai pazienti con Diabete Mellito di Tipo 2 consulenze diabetologiche gratuite in 50 centri specialistici distribuiti su tutto il territorio nazionale. Patrocinata della Società Italiana di Diabetologia (SID) e dell’Associazione Medici Diabetologi (AMD), con l’adesione di Diabete Italia e Sistema Farmacia Italia (SFI), è realizzata in collaborazione con AstraZeneca.
L’iniziativa è rivolta a persone adulte con Diabete Mellito di Tipo 2 (DMT2) già diagnosticato e offre un consulto specialistico gratuito finalizzato al controllo dello stato di malattia e all’ottimizzazione della sua gestione clinica, nell’ottica di favorirne una cura più consapevole, promuovere una maggiore informazione e contribuire alla prevenzione delle complicanze cardiovascolari e renali.

In Italia sono quasi 4 milioni le persone con diabete di tipo 2 (circa il 6,6% della popolazione). A questi si aggiunge un “sommerso” stimato di oltre un milione di persone che convivono con la malattia senza saperlo, oltre a milioni di individui a elevato rischio di svilupparla. Correlato a fattori di rischio tra cui sedentarietà, obesità, ipertensione e ipercolesterolemia, il diabete è una patologia cronica caratterizzata da iperglicemia che, se non adeguatamente controllata, può determinare gravi complicanze cardiovascolari e renali. Il diabete di tipo 2 è associato a un’elevata prevalenza di scompenso cardiaco (6–27%) e malattia renale cronica (30–40%), condizioni che aumentano significativamente il rischio cardiovascolare, la mortalità e i costi sanitari. Per conoscere più a fondo questa malattia, abbiamo intervistato la professoressa Raffaella Buzzetti, Presidente della Società Italiana di Diabetologia (SID).

Diabete e sovrappeso/obesità: una relazione che aumenta soprattutto nei giovani. Quali sono i motivi di questa correlazione?
«La relazione tra sovrappeso/obesità e diabete tipo 2 è molto stretta, perché l’eccesso di tessuto adiposo, soprattutto viscerale, favorisce l’insulino-resistenza: in pratica l’insulina “funziona peggio” e il pancreas è costretto a lavorare di più, fino a non riuscire più a compensare. Questo meccanismo è oggi sempre più frequente anche nei giovani, per la combinazione di sedentarietà, alimentazione ipercalorica, sonno insufficiente, uso eccessivo di schermi e minore attività fisica quotidiana. Nei ragazzi con obesità, inoltre, si associano più spesso altri fattori di rischio metabolico, come ipertensione, steatosi epatica e dislipidemia. L’obesità è una malattia cronica che altera il metabolismo e aumenta il rischio di sviluppare prediabete e diabete conclamato. Per questo oggi la prevenzione deve iniziare presto, già in età pediatrica e adolescenziale».

Oltre 4 milioni di persone soffrono di diabete tipo 2. A questi si aggiunge un “sommerso” di circa 1 milione di persone che convivono con la malattia senza saperlo. Quali potrebbero essere i campanelli d’allarme da non sottovalutare? E quali gli esami a cui sottoporsi?
«Il diabete tipo 2 può restare silente per anni. I campanelli d’allarme più tipici sono: sete aumentata, bisogno di urinare più spesso, stanchezza insolita, vista offuscata, infezioni ricorrenti, lenta guarigione delle ferite, prurito o candidosi, calo di peso non spiegato. Ma molto spesso la malattia emerge solo facendo esami di routine, soprattutto in chi ha familiarità, sovrappeso, obesità, ipertensione, colesterolo alto o vita sedentaria. Gli esami di primo livello sono semplici: glicemia a digiuno ed emoglobina glicata (HbA1c); in alcuni casi può essere utile anche la curva da carico orale di glucosio (OGTT). Nelle persone a rischio, lo screening periodico è fondamentale, perché intercettare precocemente il diabete significa prevenire molte complicanze».

Quali rischi potrebbe comportare il diabete tipo 2 se non intercettato e curato?
«Il diabete tipo 2 non diagnosticato o mal controllato può danneggiare progressivamente vasi sanguigni, cuore, reni, occhi e nervi. Le complicanze più temibili sono infarto, ictus, scompenso cardiaco, malattia renale cronica, retinopatia, neuropatia e ulcere del piede, fino alle amputazioni nei casi più gravi. Il punto chiave è che il diabete non è solo “zucchero alto”: alcune volte il tipo 2 da segno di sé con una complicanza grave in persone che ignoravano di averlo. È una malattia sistemica che aumenta il rischio cardiovascolare e riduce qualità e aspettativa di vita, se non viene trattata bene e per tempo. Per questo diagnosi precoce e presa in carico strutturata fanno la differenza».

Diabete e attività fisica: quali consigli per gestire al meglio la malattia?
«L’attività fisica è una vera terapia. Aiuta a migliorare la sensibilità all’insulina, favorisce il controllo del peso, abbassa pressione e glicemia nel sangue e riduce il rischio cardiovascolare. Le raccomandazioni generali per gli adulti sono almeno 150-300 minuti a settimana di attività aerobica moderata, oppure 75-150 minuti di attività vigorosa, associando esercizi di forza almeno due volte a settimana. È importante anche ridurre il tempo sedentario e interrompere spesso le ore passate seduti. Il consiglio pratico è scegliere attività sostenibili nel tempo: cammino veloce, cyclette, nuoto, ginnastica, esercizi contro resistenza. Nelle persone in terapia con insulina o farmaci che possono causare ipoglicemia, l’attività va programmata con attenzione, controllando la glicemia quando necessario e concordando eventuali aggiustamenti terapeutici con il medico».

Quali farmaci si utilizzano per tenere sotto controllo il diabete tipo 2? Che dire delle recenti notizie sull’utilizzo di semaglutide, sia per il diabete che per perdere peso?
«Oggi abbiamo numerose classi di farmaci efficaci. La metformina resta il primo trattamento, poi la scelta dipende sempre dal profilo del paziente. Oltre alla metformina, usiamo inibitori del SGLT2, agonisti recettoriali del GLP-1, inibitori del DPP-4, insulina e, più recentemente, i doppi agonisti GIP/GLP-1, come la tirzepatide. Le linee moderne insistono su una terapia sempre più personalizzata, soprattutto per la prevenzione delle malattie cardiovascolari e della malattia renale cronica. Per quanto riguarda la semaglutide, come anche la tirzepatide, è importante essere molto chiari: si tratta di farmaci efficaci, sia sul controllo metabolico che sul peso. Da un lato, questi farmaci hanno cambiato in meglio il trattamento del diabete e dell’obesità; dall’altro, le autorità regolatorie hanno richiamato l’attenzione sull’uso appropriato. L’EMA ha ricordato che gli impieghi fuori indicazione possono aggravare i problemi di disponibilità dei farmaci: questo significa che è necessario utilizzare questi farmaci solo su indicazione medica e nel paziente che realmente ne ha necessità».

Scompenso cardiaco e malattia renale cronica sono le principali complicanze del diabete tipo 2. Come curarle?
«Oggi il messaggio più importante è che queste complicanze vanno non solo identificate precocemente, ma anche e soprattutto prevenute. Per la malattia renale cronica servono controlli regolari di eGFR e valutazione della microalbuminuria, oltre a un buon controllo di glicemia e pressione arteriosa. Nei pazienti con diabete tipo 2 e malattia renale cronica, gli inibitori del SGLT2 hanno assunto un ruolo centrale per la protezione renale e cardiovascolare. Anche nello scompenso cardiaco, soprattutto se coesiste diabete tipo 2, gli SGLT2-inibitori sono diventati una terapia di riferimento, perché riducono ospedalizzazioni e migliorano gli esiti clinici, integrandosi con le altre cure cardiologiche standard. Il punto decisivo è l’approccio multidisciplinare: diabetologo, cardiologo, nefrologo e medico di medicina generale devono lavorare insieme, perché oggi curare bene il diabete significa soprattutto proteggere cuore e reni. A questo proposito il diabetologo ha una grande responsabilità poiché è il primo specialista che si trova a trattare la persona con il diabete, in condivisione con il medico di medicina generale. L’implementazione, pertanto, di tutte le terapie atte a prevenire le complicanze cardio-nefro-vascolari spettano al diabetologo».

di Paola Trombetta

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