Mamme sempre più attempate. La carriera che ha le “sue” regole, la difficoltà di conciliare vita e lavoro, l’assistenza a genitori anziani, una società troppo pressante spingono le donne a posticipare il desiderio di maternità. Intorno ai 34 anni, di media, o anche oltre: età che, tuttavia, si accompagna a effetti collaterali. Aumento degli stati di ansia, sintomo che riguarda più di una donna su cinque, per le implicazioni legate a questa soglia anagrafica più matura, gli eventuali rischi al parto o nella gestazione e l’impreparazione. Non sempre, infatti, le donne arrivano ben informate all’appuntamento con un bebè: ad esempio non fanno corretta prevenzione, in termini vaccinali o non seguono i corsi pre-parto. Invece sono entrambi necessari per favorire protezione e uno stato di migliore salute per loro stesse e il nascituro. Lo attesta l’indagine “Prevenzione primaria e vaccinazioni in gravidanza”, commissionata da Fondazione Onda ETS a Elma Research, presentata in occasione di un recente evento organizzato in collaborazione con la Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO) e patrocinato dall’Associazione Ginecologici Universitari Italiani (AGUI), Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani (AOGOI), Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG), Società Italiana di Neonatologia (SIN), Società Italiana di NeuroPsicoFarmacologia (SINPF), Società Italiana di Igiene (SITI).
L’evento ha riunito Istituzioni e comunità scientifica per rafforzare strategie integrate di prevenzione in gravidanza e fare cultura fra la popolazione femminile in attesa o che pensa a una futura maternità. Dall’indagine emerge ad esempio che le coperture vaccinali in gravidanza restano basse e solo il 47% delle donne le considera una opportunità, preziosa, di salvaguardia per la salute.
Le vaccinazioni come prevenzione
«La prevenzione primaria in gravidanza – spiega Francesca Merzagora, presidente di Fondazione Onda ETS – cioè stili di vita sani e vaccinazioni raccomandate, proteggono le donne dalle complicanze e difendono il neonato nei primi mesi, quando è più vulnerabile. Ministero della Salute e società scientifiche ostetrico-ginecologiche concordano su questo aspetto, e il messaggio è chiaro anche in Europa: occorre innanzitutto vaccinare, ma le coperture restano purtroppo basse, anche in Italia. Fondazione Onda ETS, tramite il Bollino Rosa, può svolgere un ruolo importante integrando la presa in carico preventiva della donna in gravidanza e facendo da ponte tra raccomandazioni scientifiche e pratica clinica, e promuovere campagne nazionali mirate dedicate a questi temi». Molte complicanze grazie a un accurato e periodico controllo durante il tempo di gestazione sono prevenibili, o comunque riducibili negli esiti, come la pre-eclampsia, il diabete gestazionale e le infezioni. «Le visite prenatali regolari, gli stili di vita salutari, le vaccinazioni, gli screening prenatali sono importanti – aggiunge Vito Trojano, presidente della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO) – e non va trascurata neppure la preparazione al parto, sia fisica che psicologica. Il “nuovo” ginecologo deve pertanto essere educatore, clinico, coordinatore, guida empatica, lavorando in sinergia con gli altri professionisti del settore, con le istituzioni e le associazioni. Questo impegno di squadra permette di formare a una corretta educazione prenatale che garantisca alla donna una gravidanza sana e felice». Alleviando anche gli stati di ansia, quindi sapendoli riconoscere e trattare.
«Occorre distinguere l’ansia da gravidanza – dichiara Claudio Mencacci, copresidente SINPF e presidente del comitato tecnico scientifico di Fondazione Onda ETS – che può riguardare fino al 14,4% delle donne in gravidanza e si legata all’esperienza dell’attesa, alle preoccupazioni per il feto e al percorso gestazionale, dall’ansia in gravidanza che si manifesta invece con disturbi di panico, ansia generalizzata e fobie. Effetti che possono presentarsi, come esordio o ricorrenza, in un’ampia quota di donne, variabile dal 5% al 37%. In questo contesto anche le vaccinazioni posso influire sulla condizione psicologica: dubbi, disinformazione o comunicazioni frammentarie possono alimentare stress e preoccupazioni.
L’importanza di una maternità serena
Prevenzione primaria e prevenzione psicologica in gravidanza devono invece procedere in parallelo, favorendo così una maternità più sicura e più serena». Sostenere e promuovere la tranquillità della donna in questo periodo della vita è cruciale: la gravidanza, infatti, è una fase delicata sia dal punto di vista clinico che emotivo e organizzativo. I dati dell’indagine mostrano, ad esempio, come il vissuto dell’attesa sia sempre più influenzato dall’età, dalle responsabilità personali e lavorative e dalla difficoltà della donna di orientarsi tra indicazioni sanitarie spesso frammentarie. A ciò si aggiungono criticità di accesso alle cure: una donna su tre segnala difficoltà nel conciliare visite, esami e indicazioni preventive; da qui la necessità di percorsi di presa in carico più fluidi, coordinati e centrati sulla persona e che offrano assistenza “in continuità”.
«I primi mille giorni ad esempio – prosegue Massimo Agosti, presidente della Società Italiana di Neonatologia (SIN) – rappresentano una fase strategica per la prevenzione delle patologie croniche. Evidenze scientifiche dimostrano che stili di vita inadeguati in gravidanza e nella prima infanzia aumentano il rischio di obesità e diabete. Intervenire precocemente è una priorità di sanità pubblica». Compresa la promozione delle vaccinazioni.
«In gravidanza, in particolare – sottolinea Enrico Di Rosa, presidente SITI (Società Italiana di Igiene) – le vaccinazioni proteggono la donna da complicanze potenzialmente gravi e garantiscono al neonato una difesa nei primi mesi di vita, grazie al meccanismo dell’immunizzazione passiva, cioè di trasferimento verticale degli anticorpi da mamma a bambino». In Italia, le vaccinazioni raccomandate e disponibili in gravidanza sono quelle contro pertosse (DTPa), influenza e Covid-19, sicure per la donna e per il feto e da ripetere a ogni gravidanza e l’ultima, di recente introduzione, contro il Virus Respiratorio Sinciziale (VRS), responsabile ogni anno in Italia di decine di migliaia di accessi ambulatoriali e circa 15 mila ricoveri nel primo anno di vita, con un impatto che riguarda in larga parte anche bambini nati sani e a termine. Il vaccino materno contro il VRS, somministrato nel terzo trimestre di gravidanza, evita questo rischio: consente, infatti, di proteggere il neonato fin dalla nascita riducendo in modo significativo le probabilità di infezioni respiratorie gravi, quindi di ospedalizzazione nei primi mesi di vita. Tuttavia, la distanza tra raccomandazioni scientifiche e pratica clinica resta ampia: per questo richiede di rafforzare informazione, offerta attiva e uniformità di accesso sul territorio delle varie opportunità di prevenzione.
«In questo contesto, il Medico di Medicina Generale – conclude Michela Patruno, rappresentante della SIMG – è centrale nella presa in carico della donna in gravidanza, dalla fase preconcezionale al post-parto. Svolge, infatti, un ruolo chiave nella gestione delle patologie croniche e dei sintomi minori in gravidanza, come nausea e acidità gastrica, stipsi e lombalgia. Promuove, inoltre, uno stile di vita sano, fondamentale per ridurre malformazioni e complicanze ostetriche e favorire una gravidanza e uno sviluppo fetale in buona salute».
di Francesca Morelli