Melanoma: con l’immunologia, metà pazienti cronicizza la malattia

“È una favola che parla di amicizia e di speranza”. “Tra dramma e ironia, quest’opera cinematografica può arrivare al cuore delle persone”. E proprio nella settimana dedicata alla Mostra del Cinema di Roma, è stato presentato il cortometraggio “Amici per la pelle”, dedicato a Gabriele Murgolo, un ragazzo di 17 anni, originario di Taranto, morto di melanoma metastatico nel 2020, ma anche a tutti i pazienti colpiti da questo tumore che purtroppo non ce l’hanno fatta. È stato realizzato da Fondazione Melanoma e dall’Istituto Tumori “Pascale” di Napoli con gli attori Gigi & Ross, che nella produzione cinematografica diventano Tony e Flavio, due persone colpite da melanoma metastatico e trattate con l’immunoncologia. Il finale è lieto solo a metà: uno sopravvive, l’altro non ce la fa. Il cortometraggio, nato da un’idea dell’oncologo Paolo Ascierto, rispecchia quanto accade nella realtà. Il 50% delle persone colpite da questo tumore della pelle in forma metastatica risponde all’immunoncologia e riesce a cronicizzare la malattia. L’obiettivo della ricerca è raggiungere l’altra metà che ancora “sfugge” al meccanismo d’azione delle terapie innovative. Il cortometraggio è prodotto da Bronx Film, con il contributo non condizionato di Bristol Myers Squibb: è diretto da Angela Bevilacqua e scritto da Chiara Macor; il direttore artistico è Romano Montesarchio. Le comparse sono tutti infermieri “veri” e il corto è stato realizzato negli ambulatori dell’Istituto dei Tumori di Napoli e nel presidio ospedaliero Ascalesi, da due anni accorpato al polo oncologico. Ecco il link: fondazionemelanoma.org/amici-per-la-pelle-ecco-il-trailer/

«In questi anni la Fondazione Melanoma ha utilizzato diversi strumenti: dai calendari, ai video, ai fumetti, fino ai social, per sensibilizzare il maggior numero di cittadini», puntualizza Paolo Ascierto, Presidente della Fondazione Melanoma e Direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto “Pascale” di Napoli. «Con il cortometraggio ci poniamo l’obiettivo ambizioso di arrivare nelle sale dei Festival nazionali del Cinema e sulle principali piattaforme di streaming, per raggiungere una platea ancora più ampia. Nella pellicola è impresso lo stato dell’arte della ricerca sul melanoma, che in un decennio ha compiuto passi da gigante. Prima dell’immunoterapia, la speranza di vita dei pazienti con la malattia metastatica era di circa 6 mesi e meno del 10% era vivo a 5 anni. Oggi la storia della malattia è cambiata. Nel cortometraggio, trasmettiamo un messaggio positivo ai cittadini, senza nascondere le difficoltà del percorso di cura. Infatti mostriamo anche gli effetti collaterali delle terapie, che siamo in grado di gestire garantendo una buona qualità di vita. Diffondere quest’opera cinematografica aiuta a prendere coscienza dei pericoli del melanoma e a intraprendere comportamenti sani che preservano la salute della pelle. Grazie alla combinazione delle molecole immunoncologiche, oggi circa il 50% dei pazienti riesce a cronicizzare il melanoma e, in alcuni casi, è possibile parlare di “guarigione”. In particolare, lo studio internazionale di fase III CheckMate-067, sulla combinazione di nivolumab e ipilimumab, in prima linea nel melanoma metastatico, ha evidenziato che quasi la metà dei pazienti (48%) è vivo dopo 7 anni e mezzo. La duplice immunoterapia evidenzia inoltre un significativo “effetto memoria”: la sua efficacia si mantiene infatti a lungo termine, anche dopo la fine delle cure. La sfida immediata è aumentare l’efficacia delle terapie per superare la resistenza all’immunoncologia, che impedisce a circa la metà dei pazienti di beneficiarne».

«La realizzazione di “Amici per la pelle” è stata un’esperienza emozionante», affermano Gigi e Ross. «È una piccola favola che parla di amicizia, speranza e amore: tre sentimenti fondamentali destinati a vivere per sempre. Prevenzione e ricerca sono le armi per sconfiggere il cancro. Da tempo collaboriamo con la Fondazione Melanoma: con questa iniziativa vogliamo far capire a tutti il ruolo centrale della ricerca scientifica, che ha permesso in pochi anni di raggiungere risultati davvero importanti».

Nel 2020, in Italia, sono stati stimati quasi 14.900 nuovi casi di melanoma. «Come appare evidente nel cortometraggio, la diagnosi di cancro rappresenta un momento di rottura fra il prima e il dopo, in cui è coinvolta tutta la famiglia», evidenzia Monica Forchetta, Presidente APaIM (Associazione Pazienti Italia Melanoma). «È importante che i pazienti abbiano fiducia nella scienza, nei clinici e nella ricerca per affrontare il percorso di cura. C’è bisogno di più informazione sul cancro e sui suoi fattori di rischio. Soprattutto è necessario aumentare il livello di consapevolezza e sensibilizzare i più giovani, che ancora troppo spesso ricorrono alle lampade abbronzanti o non usano la crema solare al mare o in montagna. La comunicazione è fondamentale anche per i pazienti che hanno continuamente necessità di essere aggiornati sulla malattia. Le Associazioni, inoltre, devono sensibilizzare i pazienti sull’importanza della ricerca clinica, per far capire loro che, entrando in una sperimentazione, è possibile accedere in anticipo a terapie innovative». La ricerca di laboratorio è fondamentale per comprendere le nuove frontiere della lotta al melanoma.

«Servono studi sui meccanismi di resistenza e la chiave per scoprirli si trova nel microambiente tumorale, cioè nell’ambiente in cui le cellule malate vivono», puntualizza il professor Ascierto. «Va anche analizzata la giusta sequenza di terapie, obiettivo dello studio internazionale SECOMBIT, coordinato dall’Istituto “Pascale”. Sono state arruolate 209 persone di 30 centri in 10 Paesi europei. SECOMBIT ha confrontato tre opzioni e ha dimostrato che la sequenza migliore è costituita dall’avvio con la duplice immunoterapia per proseguire con la terapia mirata dopo l’eventuale progressione di malattia. Con questo approccio è stata raggiunta una sopravvivenza globale del 63% a 4 anni». Nel nostro Paese vivono quasi 170mila cittadini (169.900) dopo la scoperta del melanoma. La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è molto elevata, pari al 91% nelle donne e all’88% negli uomini. «L’immunoncologia rappresenta lo standard di cura del melanoma non solo in fase metastatica, ma anche nello stadio III e IV, cioè in una fase in cui la malattia è stata completamente asportata», conclude Ascierto. «Trattare i pazienti in questo stadio aumenta la possibilità di evitare una recidiva e, quindi, potenzialmente di guarire la persona. Se individuato precocemente ed eliminato con una corretta asportazione chirurgica durante la fase iniziale, il melanoma è del tutto guaribile. Purtroppo una parte delle diagnosi avviene già in fase avanzata o evolve in questo stadio progressivamente. Le regole della prevenzione da seguire sono semplici: non bisogna esporsi al sole nelle ore centrali della giornata, la crema protettiva deve sempre essere applicata, anche d’inverno in montagna e le lampade solari vanno assolutamente evitate. E ogni anno è necessario sottoporsi al controllo dei nei da parte del dermatologo».

Paola Trombetta

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