In estate asma e BPCO vanno in crisi

Non guariscono con la bella stagione e neppure in vacanza. Anzi, asma e BPCO (Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva) paradossalmente si potrebbero aggravare: ad esempio se si sceglie il luogo di villeggiatura sbagliato come l’alta montagna che per l’eccessivo sforzo polmonare, causato dall’altitudine e dalle scarpinate, potrebbe provocare insufficienza respiratoria; una meta collinare o la campagna ad alta concentrazione di pollini, causa di crisi allergiche, spesso associate a forme di asma. Ma non va meglio se si resta in città, dove l’elevata presenza di particelle PM10 o di altri fattori di inquinamento, danneggiano potenzialità e qualità del respiro, mentre locali troppo condizionati seccano facilmente le muscose. Per non parlare di ambienti in cui si è fumata anche una sola sigaretta, dove l’inquinamento perdura nelle 4 ore successive con tassi di PM10 anche 15 volte superiori ai livelli consentiti per legge. Tutte situazioni con un esito comune: peggioramento della sintomatologia, aumento di tosse, produzione di catarro e soprattutto fiato corto. Un problema conosciuto anche dalle donne, sempre più fumatrici: secondo le stime dei Registri Nazionali sono colpite per il 60% da problemi asmatici o da BPCO. Eppure, nonostante la frequenza, l’intensità e l’impatto di queste problematiche respiratorie sulla qualità della vita, la persona che ne è affetta se ne prende poca cura. Dimenticandosi o rifiutando di continuare la terapia una volta superata la crisi, ritenendo che il problema sia risolto o non sentendosi più malato.

I dati, resi noti in occasione della settimana Control’ASMA&BPCOweek, parlano chiaro: poco più della metà dei pazienti con asma (56%) assume farmaci in maniera continuativa e regolare, mentre il 44% evita di prenderli, li sospende o ne cambia il dosaggio senza consultare il proprio medico, asserendo nel 33% dei casi di stare meglio e di non averne più bisogno, contro il 21% che crede che i farmaci servano solo al bisogno o che la malattia non richieda una terapia così prolungata (18%). Stessi risultati sono riferibili anche alla BPCO in cui la non aderenza alla cura può portare a riacutizzazioni e ricoveri ospedalieri, con implicazioni sulla gravità dei sintomi, complicazioni e ridotta risposta terapeutica.

La prima regola per proteggersi dall’insorgenza di asma e BPCO è innanzitutto non iniziare mai a fumare. Recenti studi dimostrano che nascituri di mamme fumatrici hanno un sensibile e aumentato rischio di sviluppare BPCO, proprio per la minore capacità funzionale dei polmoni sviluppata già in embrione. Alla comparsa dei primi sintomi di asma o BPCO, è fondamentale smettere di fumare. Tosse, catarro e fiato corto, sono spesso imputabili al fumo di sigaretta, con conseguenze sul ritardo diagnostico e terapeutico in entrambe le malattie. «A questi pazienti – dichiara Francesco Blasi, professore ordinario di Malattie Respiratorie all’Università degli Studi di Milano e presidente del Centro Studi della Società Italiana di Pneumologia (SIP) – è raccomandato sottoporsi al vaccino anti-influenzale prima della stagione a rischio per prevenire le infezioni respiratorie, che rappresentano un’aggravante soprattutto sulla comparsa e peggioramento della sintomatologia e, infine, continuare nei limiti del possibile le proprie attività preferite, compreso lo sport». L’esercizio fisico, concordando la quantità e tipologia di attività con il medico (di famiglia, allergologo o pneumologo), contribuisce infatti a mantenere  una buona funzione respiratoria, sia in caso di BPCO che di asma. «Anche se lo sforzo fisico costituisce uno dei principali fattori scatenanti delle crisi asmatiche – precisa Giorgio Walter Canonica, direttore della Clinica di Medicina Personalizzata Asma e Allergie di HUMANITAS University, Milano – non è controindicata alcuna attività sportiva. Al contrario, l’attività sportiva dovrebbe far parte del programma terapeutico dell’asmatico, con sensibili benefici soprattutto nei pazienti che manifestano i sintomi durante lo sforzo (asma da sforzo). È dimostrato come un allenamento costante, concordato anche nel caso dell’asma con il medico di riferimento, aiuti a potenziare la muscolatura, inclusa quella respiratoria, favorendo la funzionalità polmonare».

Stile di vita e movimento devono però allearsi alla giusta terapia, personalizzata sulle caratteristiche della malattia (sintomi e rischio di riacutizzazioni) e le esigenze del paziente. «Per l’asma – aggiunge Canonica – si sta assistendo a un cambiamento di rotta.  Per anni la “bomboletta blu”, cioè broncodilatatori con azione rapida, ma di breve durata, sono stati una pietra miliare nel trattamento dell’attacco d’asma, usati da tutti i pazienti asmatici. Oggi la nuova indicazione terapeutica porta a trattare il paziente asmatico in modo che non abbia attacchi, segno che la componente infiammatoria alla base dell’asma non è ben gestita. L’obiettivo è consentire all’asmatico di tenere sotto controllo la malattia con la somministrazione di broncodilatatori e antinfiammatori (steroide inalatorio) in caso di attacco, per evitare pesanti ripercussioni che possono interessare soprattutto la funzionalità respiratoria, prevenendone l’insorgenza».

Quali sono invece i farmaci ad hoc per la BPCO? «Broncodilatatori a lunga durata d’azione: anche in associazione a corticosteroidi per via inalatoria, sono in grado di contrastare l’ostruzione bronchiale». Sono tante e preziose le informazioni terapeutiche, e non solo, che il paziente deve conoscere per gestire al meglio la sua asma o BPCO. Dunque un ruolo fondamentale hanno lo pneumologo, l’allergologo e il medico di base a cui è chiesto di spiegare ai pazienti la malattia, le sue conseguenze e le modalità più appropriate per trattarla e prevenire complicanze, anche in funzione della scelta dell’inalatore più indicato (ce ne sono moltissimi in commercio) alle caratteristiche e abilità del paziente stesso. «Un paziente informato che conosce la propria malattia, sarà più consapevole e più aderente alle prescrizioni del medico», conclude Carlo Filippo Tesi, presidente FederASMAeALLERGIE Onlus (Federazione Italiana Pazienti). Con esiti sensibilmente migliori sul controllo e l’evoluzione della malattia e sulla sua qualità di vita.

di Francesca Morelli

 

Un “Passo Per la Vita” per attivare il paziente

È partito “Un Passo Per la Vita”, un programma educativo-formativo, attivo in sei centri del territorio: Unità operativa di pneumologia ASL, Terni; Ospedale San Paolo U.O.C di Malattie dell’Apparato Respiratorio, Milano; Pneumologia Alto Garda, Arco (Trento); Clinica Pneumologica di Sassari; U.O. Medicina Interna Ospedale Marcianise (CE), Unità semplice di pneumologia; U.O. Pneumologia CNR, Palermo. È rivolto a medici specialisti, per sensibilizzarli a motivare i pazienti con BPCO all’esercizio fisico. Il progetto, sponsorizzato da Novartis, doterà ogni partecipante all’iniziativa di un contapassi di ultima generazione per misurare la propria performance fisica registrando su un’apposita scheda i risultati ottenuti quotidianamente. «Condurre una vita inattiva – spiega Fabiano Di Marco, professore associato presso l’Università degli Studi di Milano, Pneumologia dell’Ospedale San Paolo di Milano – non solo peggiora sensibilmente la perdita di forza muscolare, ma può aggravare eventuali patologie presenti quali cardiopatie, osteoporosi e diabete, in un quadro clinico già compromesso dalla patologia polmonare. Mantenere una buona performance fisica incide invece positivamente sulla prospettiva di vita, oltre che sulla qualità della stessa».

Sono due gli obiettivi di “Un Passo per la Vita”: mantenere allenati i muscoli dei pazienti per conservarli energici e consentire di utilizzare con maggior efficienza la respirazione e, dall’altro, sensibilizzare il paziente a restare in contatto costante con il Centro di riferimento attraverso un counselling motivazionale. «Credo che questa iniziativa – conclude Nicola Scichilone, professore associato di Malattie dell’apparato respiratorio, all’Università degli Studi di Palermo – aiuti il paziente a constatare quanto la qualità di vita migliori grazie a un’attività fisica costante, innescando un meccanismo di auto-motivazione tale da indurlo a mantenere inalterato il percorso terapeutico».
Per ulteriori informazioni sul progetto: www.unpassoperlavita.com   F.M.

 

Firma la petizione anti-allergia e asma

Gli allergici in Italia? 15 milioni, una persona su 4, con previsioni di raddoppio entro il 2050. Eppure, a fronte di un trend in crescita, diminuiscono i servizi di allergologia sul territorio: solo 63 strutture tra unità operative semplici e complesse, capaci di dedicare un’ora di specialistica allergologica per ogni 32mila abitanti. A detrimento della qualità della vita e della cura dei pazienti. Così AAIITO, l’Associazione Allergologi Immunologi Italiani Territoriali Ospedalieri, chiama a raccolta la popolazione allergica a mettere “Una firma contro le allergie e l’asma”, sulla prima petizione nazionale per migliorare la vita delle persone allergiche e sollevare l’attenzione dell’opinione pubblica, delle associazioni, pazienti e medici. «Con questa petizione, un’iniziativa senza precedenti in Italia – ha dichiarato il dottor Musarra, presidente AAIITO – desideriamo “attivare” un movimento d’opinione per sensibilizzare le istituzioni e avanzare nei prossimi mesi una proposta concreta come l’istituzione di un tavolo tecnico in cui discutere nuove soluzioni e programmi sanitari più efficaci per l’allergologia italiana». Si potrà aderire alla raccolta firme fino al 30 settembre, effettuabile solo on-line, attraverso il sito Allergicamente: allergicamente.it/la-petizione/. Sempre in questa direzione, FederAsma e Allergie Onlus, aderendo alla campagna Allergicamente, fanno appello affinché su tutto il territorio nazionale sia garantito il rimborso totale delle terapie salvavita. Tra cui l’Immunoterapia specifica per il veleno di imenotteri: l’unica terapia in grado di regolare la risposta immunitaria nei soggetti allergici, proteggendoli da successive reazioni nel lungo termine, non ancora rimborsata dal Sistema Sanitario Nazionale. «FederAsma ed Allergie Onlus – conclude Filippo Tesi, presidente dell’associazione – è da sempre in prima linea nella difesa dei diritti dei pazienti all’accesso all’Immunoterapia. Consideriamo inaccettabile le disparità di trattamento regionali, a fronte di linee guida chiare».  F.M.

 

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