Influenza: tutti la conoscono ma pochi la temono

È disponibile in questi giorni nelle farmacie il vaccino antinfluenzale. Nella scorsa stagione solo il 52% degli over 65 (per i quali la vaccinazione è offerta gratuitamente e somministrata dal medico di famiglia) si era vaccinato, un dato decisamente inferiore rispetto alla percentuale minima del 75% raccomandata dall’OMS (95% sarebbe l’obiettivo ottimale). Eppure l’influenza è una della patologie più conosciute, ma tra gli italiani over 50 non c’è ancora piena consapevolezza sulle sue possibili conseguenze e sull’esistenza di specifiche condizioni di rischio. Il 48,9% pensa che possa essere una malattia grave, ma solo il 43% sa che sono possibili complicanze anche letali. Il 96,8% conosce la vaccinazione antinfluenzale e il 93% ritiene che sia consigliabile per i soggetti affetti da patologie dell’apparato respiratorio. Ma solo il 59,1% pensa che sia indicata per tutte le persone che non vogliono ammalarsi. È quanto emerge dalla ricerca del Censis sulle conoscenze, gli atteggiamenti e i comportamenti degli italiani over 50 nei confronti dell’influenza e della vaccinazione antinfluenzale, realizzata con il supporto di Sanofi Pasteur e presentata i giorni scorsi in Senato.

«L’atteggiamento verso la vaccinazione antinfluenzale appare condizionato dal prevalere della dimensione soggettiva, dall’autopercezione del rischio e della propria condizione di salute», ha dichiarato Ketty Vaccaro, responsabile dell’Area Welfare e Salute del Censis. «Il 44% degli intervistati, infatti, non si vaccina perché non si ritiene a rischio di ammalarsi. Il 37% teme i rischi della vaccinazione. Il 29% esprime dubbi sull’efficacia della vaccinazione stessa. Nell’ approccio alla vaccinazione rimane comunque rilevante il ruolo attribuito al proprio medico di famiglia, che continua a esercitare una funzione di orientamento autorevole, come strategia centrale della prevenzione dell’influenza e delle sue complicanze».

«Il medico ha un ruolo insostituibile nell’informare i propri pazienti sull’importanza della vaccinazione antinfluenzale, tanto che il 40,7% degli intervistati ha dichiarato di seguire il consiglio del medico», conferma Tommasa Maio, responsabile nazionale Area Vaccini della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG). «Le persone anziane che vengono nel mio ambulatorio in questi giorni mi chiedono quando saranno disponibili i vaccini. E lo scorso anno ho addirittura dovuto aspettare a vaccinare alcuni pazienti, perché non avevo ricevuto dosi sufficienti». Chi in realtà deve vaccinarsi? «Sicuramente gli over 65 anni, soprattutto se soffrono di patologie croniche (diabete, malattie respiratorie e cardiache). Un’altra categoria sono le persone che lavorano in ambito sanitario, più a rischio di contagiare ed essere contagiati. E poi le donne in gravidanza: la febbre alta potrebbe avere come conseguenze un parto prematuro o una sofferenza fetale».

All’influenza possono inoltre essere associate numerose complicanze, di cui gli over 50 sono a conoscenza in diversa misura: la bronchite (lo sa l’89,6%), la compromissione di alcune funzionalità respiratorie (85,6%), la polmonite (78,7%), la lunghezza dei tempi di recupero (74,4%), sinusiti e otiti (70,7%). L’influenza può comportare anche un aggravamento delle malattie preesistenti: il 57,7% sa che può dar luogo a complicanze cardio-circolatorie. Il 43% pensa che l’influenza possa avere conseguenze che possono anche portare alla morte. Ma solo il 3,4% ammette di avere paura dell’influenza. Quando ci si accorge di aver preso l’influenza, solo il 16% contatta immediatamente il medico, il 45,8% si rivolge al medico solo se i sintomi non migliorano, il 24,4% si cura autonomamente con farmaci da banco e il 13,8% lascia che l’influenza faccia il suo corso senza prendere farmaci.

Secondo un’indagine di Assosalute (Associazione nazionale farmaci di automedicazione), il 57% degli italiani che ha sintomi influenzali o da raffreddamento, ricorre ai farmaci di automedicazione. Una percentuale non irrilevante del 22,5% dichiara, invece, di assumere gli antibiotici.

«I farmaci di automedicazione devono servire ad attenuare i sintomi, ma se non migliorano in 4-5 giorni, occorre consultare il medico», raccomanda Fabrizio Pregliasco, virologo e ricercatore del Dipartimento di Scienze biomediche dell’Università di Milano e direttore sanitario all’IRCCS Galeazzi di Milano. «Anche il ricorso agli antibiotici deve essere deciso dal medico, nei casi di complicanze batteriche broncopolmonari, quando i sintomi non passano oppure quando, dopo un’apparente guarigione, ritornano la febbre e la tosse con catarro. Per evitare complicanze postinfluenzali, soprattutto nelle persone a rischio (diabetici, cardiopatici, in presenza di patologie respiratorie croniche come la BPCO) si raccomanda la vaccinazione antinfluenzale». Per saperne di più, è consultabile il sito: www.osservatorioinfluenza.it

di Paola Trombetta

 

Il nuovo vaccino quadrivalente

È disponibile anche in Italia il nuovo vaccino quadrivalente ad ampio spettro, contro quattro ceppi virali, due di tipo A (A/H1N1 e A/H3N2) e due di tipo B (B/Victoria e B/Yamagata). «Finora la maggior parte dei vaccini antinfluenzali in uso sono trivalenti e proteggono solo da tre ceppi virali: due ceppi di tipo A e uno solo di tipo B (B/Victoria oppure B/Yamagata)», puntualizza Emanuele Montomoli, professore di Igiene all’Università di Siena. «Poiché i due ceppi di tipo B co-circolano ogni anno in proporzioni differenti e imprevedibili, molte infezioni negli anni passati non sono state coperte dal vaccino, che non conteneva il tipo infettante. Con questo nuovo vaccino verrà ampliata la copertura vaccinale e dovrebbero ulteriormente ridursi i casi di influenza. Da una prospettiva di salute pubblica, l’utilizzo del vaccino quadrivalente al posto del trivalente, potrebbe portare nei prossimi dieci anni a un’ulteriore riduzione di 1,6 milioni di casi, 30 mila ricoveri e 14.800 decessi correlati all’influenza in Europa».   P.T.

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