ITALIANI A RISCHIO CONTRATTURE: UNA PIATTAFORMA DIGITALE PER SAPERNE DI PIÙ

Gli italiani sono un popolo sportivo. L’attività fisica viene praticata nell’86% dei casi con sufficiente regolarità – tutto l’anno nel 54% dei casi o almeno 3 volte la settimana nel 55% – con preferenza per l’outdoor (625): la fanno da padrone il running, footing e jogging, seguiti da nuoto e palestra o body building. Gli italiani sono promossi sulle motivazioni per cui fanno sport: mantenersi in salute (33%) e in forma (28%) o come espediente per scaricare tensioni quotidiane (16%). Lo ha rivelato un’indagine, commissionata da Dompé a Doxa Marketing Advice, condotta su un campione rappresentativo di circa 800 italiani attivi, di cui il 51% donne, di età compresa tra 15 e 55 anni, attestando una buona propensione per l’attività fisica. Tutto perfetto, dunque? No, perché gli italiani “toppano” in caso di (piccoli) incidenti sportivi, soprattutto nell’uomo giovane (48% di 700 intervistati), che forza sulla sua potenza fisica: i più frequenti sono slogature e distorsioni, lesioni a tendini e legamenti, contusioni, stiramenti, strappi e contratture muscolari.
«La contrattura muscolare – spiega  il professor Deodato Assanelli, presidente della Società Italiana di Medicina dello Sport e dell’Esercizio (SIMSE) – è una contrazione involontaria di uno o più gruppi di muscoli ed è spesso legata a traumi o microtraumi che possono manifestarsi nel corso di tutte le attività sportive. È caratterizzata da una alterazione diffusa del tono muscolare e si manifesta con una percezione di rigidità e dolore del muscolo coinvolto. E’ fondamentale riconoscere tempestivamente la contrattura e non confonderla con la classica infiammazione, che insorge dopo un trauma e richiede un approccio direttamente sul muscolo interessato. Dall’indagine emerge che il 70% degli italiani utilizza un antinfiammatorio, qualunque sia l’infortunio subìto». In caso di contrattura, il riposo e la sospensione dell’attività fisica, sono utili e sono i primi accorgimenti da seguire, ma non è sufficiente: la contrattura, infatti, va trattata con opportune terapie il prima possibile per evitare che possa peggiorare o diventare cronica. Prima che l’evento accada, si possono adottare misure preventive: 3 semplici regole da seguire, soprattutto se si pratica sport a più alto rischio di contratture (come pallavolo e tennis) – rispetto all’attività aerobica, molto meno esposta a questi danni muscolari. «La prima regola – raccomanda l’esperto – è dedicare il giusto spazio al riscaldamento, prima di sottoporre i muscoli stessi a uno sforzo. Occorre poi programmare un allenamento, assieme a un personal trainer, adeguato ai propri obiettivi ma senza strafare e infine è necessario  adottare stili di vita corretti a partire dall’alimentazione». Quest’ultima, infatti, rappresenta un fattore determinante nella prevenzione delle contratture: è consigliato consumare regolarmente verdure a foglia larga, latticini che contengono calcio, broccoli, tuorlo d’uovo, pesce in scatola che apporta vitamina D, crusca, frutta secca, cioccolato fondente, legumi che sono invece fonte di magnesio e potassio: tutte sostanze che nutrono e proteggono efficacemente i muscoli.

Per saperne di più su sport, contratture e prevenzione muscolare, si può consultare una nuova piattaforma digitale (www.stopcontratture.it), realizzata dall’azienda biofarmaceutica Dompé in collaborazione con gli esperti della Società Italiana di Medicina dello Sport e dell’Esercizio (SIMSE).

di Francesca Morelli

LE TERME CHE FANNO BENE IN CASO DI FIBROMIALGIA

Le cura e la riabilitazione termali fanno bene anche in caso di fibromialgia: una patologia molto diffusa che colpisce circa 1.5-2 milioni di italiani, di cui il 90% donne. Ma la definizione più corretta è “sindrome”, in funzione delle manifestazioni caratterizzate da un dolore muscolo scheletrico diffuso, che coinvolge soprattutto il tessuto muscolare e le strutture connettivali fibrose quali i legamenti e i tendini, con sintomi e segnali spesso presenti insieme, che possono variare dalla stanchezza (il sintomo più frequente e persistente), disturbi del sonno e disturbi neuro-cognitivi che alterano la qualità di vita, rendendo difficoltoso anche lo svolgimento delle normali attività quotidiane. «È una condizione generale che riduce le capacità di svolgere un’efficiente attività lavorativa – precisa il professor Piercarlo Sarzi Puttini, Presidente di AISF ONLUS (Associazione Italiana Sindrome Fibromialgica) – e di avere una vita sociale appagante. La fibromialgia, infatti, non è una malattia classica, come un’infezione acuta o una patologia articolare con la quale viene spesso confusa, né una condizione che può essere estirpata chirurgicamente, bensì uno stato perdurante di dolore del corpo e dell’anima. Una definizione che fa ben comprendere quali siano le difficoltà di chi convive con questa sindrome».
Un potenziale benessere, almeno fisico a questo stato di dolore perenne, può essere apportato dalla balneoterapia singola o associata con fangoterapia: due particolari terapie termali, la cui efficacia sulla sindrome fibromialgica è stata dimostrata dalla revisione di alcuni studi sistematici, pubblicata su “Annali dell’Istituto Superiore di Sanità”.
«La riabilitazione termale – aggiunge il dottor Domenico Minuto, Ortopedico e Fisiatra, Responsabile della Riabilitazione di Terme di Sirmione – rappresenta un’integrazione sicura ed efficace nel trattamento dei sintomi associati alla fibromialgia, in grado cioè di migliorare nel tempo la gestione della malattia. Contribuisce infatti alla riduzione del dolore e al rallentamento della degenerazione della cartilagine articolare». Merito delle proprietà chimiche e della temperatura calda dell’acqua termale sulfureo salsobromoiodica che favoriscono anche il rilassamento muscolare.
Alla Terme di Sirmione per il trattamento della sindrome fibromialgica è stato studiato un programma ad hoc: un vero e proprio protocollo, nato dalla collaborazione delle Terme con AISF Onlus, che oltre a una visita specialistica fisiatrica, prevede 6 giorni di cura comprensivi di trattamenti di crenokinesiterapia, fango e balneoterapia, massaggi terapeutici, kinesiterapia, relax nella spa termale, una valutazione antropometrica finale e una valutazione nutrizionale. «La cura termale – aggiunge Minuto – si propone come un presidio utile a gestire una patologia nella quale il tradizionale approccio farmacologico con antidolorifici e antinfiammatori ha evidenziato limiti di applicabilità. Essa sfrutta tre elementi chiave della terapia termale: l’utilizzo dell’acqua sulfureo salsobromoiodica di Terme di Sirmione, con proprietà chimiche e fisiche specifiche, il fango sulfureo salsobromoiodico, che ha dimostrato avere una capacità molto elevata di trattenere il calore, ma anche proprietà calmanti e antidolorifiche, la kinesiterapia utile per il raggiungimento del benessere psicofisico che passa dall’eliminazione del dolore al ripristino della funzione temporaneamente perduta».

Ma la collaborazione tra AISF ONLUS e Terme di Sirmione va ben oltre e ha come obiettivo l’istituzione di protocollo di ricerca col quale si valuteranno i risultati clinici derivanti da una settimana di terapia termale. «Lo studio – conclude il Presidente di AISF ONLUS – prevede la raccolta di dati clinici all’inizio della terapia, dopo una settimana di trattamento e a distanza di 4/12 settimane dalla chiusura del trattamento. Questi tre momenti ci aiuteranno a capire qual è l’impatto clinico di un approccio termale codificato e se i risultati possano persistere nel tempo e, non ultimo, quale giovamento apporti non solo sullo stato doloroso ma anche sulla qualità della vita dei pazienti con fibromilagia».

F. M.

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